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Lun, Mag

Economia

Sembra di essere tornati al 2011, a quando Berlusconi aveva trascinato l'Italia sull'orlo del default. Ora ci risiamo. Lo spread non è ancora esploso a quei livelli ma i dati presentati oggi dal commissario Moscovici pongono il nostro Paese in una situazione a dir poco critica.

Il sospetto che l'operazione Alitalia, così nebulosa e forzata, nel totale disprezzo delle regole del mercato e fortemente voluta dal Governo Berlusconi fosse in realtà un mega imbroglio fatto alle spalle dei cittadini era stato ben detto da molti.

Ormai l'Expo Milano 2015 ha superato ampiamente la boa di metà durata. La kermesse ha da sempre vissuto in un turbine di polemiche, fin dalle promesse (mancate) fatte alla BIE che ha assegnato al capoluogo lombardo lo scettro dell'Esposizione Universale e dall'acquisto dei terreni (pagati 160 milioni quando forse ne valevano 20).

Come stiamo messi a costi della politica dopo mezza dozzina d'anni di tagli draconiani, riforme delle pensioni, taglio al welfare, demolizione del sistema sanitario, riduzione dei dipendenti pubblici e devastazione del comparto scuola? Ovviamente peggio di prima. Come praticamente in tutte le cose, debito pubblico galoppante in primis.

C'era una volta un'isola felice. L'Islanda. Ora l'isola esiste ancora, ma non è affatto felice. Il sistema capitalistico sregolato occidentale, che in queste settimane sta bruciando centinaia di miliardi di dollari in continue crisi finanziarie, ha fatto tra le sue prime vittime proprio il remoto paese scandinavo, posizionato nel circolo polare artico tra l'Europa e il Nord America.

La Social Card varata dal Governo in questi giorni ha diviso gli italiani.

 

C'è chi parla di una squallida beneficenza a favore di persone per bene, l'ex ceto medio i cui stipendi o pensioni non sono più sufficienti a sbarcare il lunario e che si vergognano di esibire al supermercato o alla posta quando si va a pagare la bolletta la tesserina tremontiana. C'è chi urla a una riedizione del tesserino del fascio.

Sullo scandalo Banca Etruria, il famigerato decreto renziano denominato "salva-banche", lo spudorato conflitto d'interessi della ministra Boschi, di suo padre, di suo fratello e di sua cognata, tutti parte più o meno attiva dell'enorme buco che ha generato il fallimento mascherato dell'istituto di credito toscano, sappiamo più o meno tutto nonostante il mainstream cerchi (riuscendovi) di intorpidire le acque e far confusione.

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