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Gio, Giu

Alitalia: l'imbroglio dei soci Cai svelato da un pilota

Economia
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Il sospetto che l'operazione Alitalia, così nebulosa e forzata, nel totale disprezzo delle regole del mercato e fortemente voluta dal Governo Berlusconi fosse in realtà un mega imbroglio fatto alle spalle dei cittadini era stato ben detto da molti.

Delle oscure trame attorno al "piano Fenice" ne abbiamo parlato anche noi (per approfondire fai clic qui e soprattutto qui). Ma che proprio dalla voce di uno dei cosiddetti capitani coraggiosi della Cai arrivasse la conferma no, questo non ce lo potevamo aspettare. Il retroscena clamoroso, ma che certamente pur nella sua dirompente valenza giornalistica, passerà scandalosamente sotto silenzio nei telegiornali zeppi di pseudo-direttori al soldo del padrone, è spiegato in una lettera di un pilota Alitalia pubblicata sul n.46 del settimanale "L'Espresso".

Ecco di seguito la lettera dal titolo: E l'azionista Cai mi dice: pilota, lei è finito

Caro direttore,
sono un comandante Alitalia. Lunedì ero seduto a Santa Monica in un negozio di abiti, nei dintorni dell'albergo dove alloggiavo, mentre i piloti del mio equipaggio finivano di provare una felpa. C'erano i saldi e Abercrombie and Fitch era pienissimo. Su una poltrona, un signore con l'accento fortemente toscano mi chiede: "Italiano?". "Sì", rispondo. "Parte anche lei stasera con Air France?", mi fa lui. "No, vado domani con la Delta. Siamo piloti Alitalia e abbiamo fatto l'ultimo volo per Los Angeles da Roma. Ora siamo costretti a tornare con altre compagnie. Alitalia, anche se in questi sei mesi la rotta Roma-Los Angeles ha avuto un coefficiente di riempimento dell'85 per cento, ha soppresso il volo".

"Ah siete dell'Alitalia? Lo sa che io, insieme a mio fratello, sono nella cordata Cai?", mi risponde. "Bene, piacere. Io mi chiamo Elvio D'Alù e sono un comandante di Boeing 777: metta una buona parola con Colaninno per far sì che senta le nostre ragioni senza disintegrare la nostra dignità professionale... Mi scusi, come ha detto che si chiama?". "Mi chiamo Fratini. Siamo toscani del Mugello, immobiliari. E lo so, purtroppo i tempi sono cambiati. Anch'io sono un pilota, posseggo un elicottero personale Agusta A109 e mi tengo stretto il mio comandante che mi aiuta nel volo strumentale".

E io gli chiedo: "Mi dica una cosa: ma chi glielo ha fatto fare di infilarsi in questo ginepraio della cordata Alitalia?". Lui: "Eh, mica sono stupido: l'avrebbe fatto anche lei! Stiamo comprando l'Alitalia senza soldi e fra tre anni guadagneremo 300 milioni. La maggior parte di noi ha messo solo la firma, rischiamo solo in caso di bancarotta, di nostro non rischiamo nulla: dietro ci sono banche e finanziarie. So che preparate uno sciopero, mi sa che è inutile tanto ormai è tutto pronto per lo svecchiamento in Alitalia: è cosa fatta...". Sono rimasto senza parole.

Comandante Elvio D'Alù (era presente il primo ufficiale Ivan Pasquini)

Pioveranno le smentite, forse, ma ora esiste una testimonianza vera e propria per aprire quanto meno un processo "pubblico" sui misfatti che si stanno compiendo alle spalle dei lavoratori dell'Alitalia e soprattutto dei cittadini, che - ormai è ufficiale - per far guadagnare 300 milioni a questi loschi personaggi devono pagare debiti per oltre 2 miliardi di euro e per i quali i responsabili resteranno impuniti.