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Mer, Lug

Comitato di Gestione: qual è il suo ruolo?

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Accanto al Comitato Regionale del Volontariato, l’organo di matrice politica che coordina e indirizza sui vari settori del volontariato i fondi a disposizione di questa variegata realtà, troviamo il Comitato di Gestione, anch’esso un organo di grande rilevanza per il mondo delle organizzazioni di volontariato.

 

Il Comitato di Gestione è direttamente investito della responsabilità di gestire economicamente i fondi disponibili, destinandoli a progetti, corsi, eventi, associazioni, supporti e strutture che riguardano le attività di chi fa volontariato.

In ogni regione d’Italia, il Co.Ge. è stato istituito ufficialmente con una legge regionale. Il Friuli Venezia Giulia, una delle regioni capofila e tra le più all’avanguardia in questo senso, ha istituito il Co.Ge. già nel 1995 con la Legge n. 12. L’insieme di tutti i Co.Ge. regionali ha dato alla luce in tempi molto recenti al “Coordinamento Nazionale dei Comitati di Gestione”, formato dai presidenti dei singoli Comitati cui bisogna sommare il ministro del Welfare, l’uscente Paolo Ferrero.

 

Vale la pena, pertanto, approfondire l’argomento riguardo ai Comitati di Gestione arricchendo la nostra analisi con il vivace dibattito che investe la pubblica opinione, le banche, le Fondazioni e il mondo del volontariato in senso stretto. Il punto centrale è questo: i Co.Ge. devono esclusivamente essere dei “passa-soldi” ai Centri Servizi Volontariato senza eccessivi controlli, oppure sarebbe meglio se il loro ruolo fosse più articolato e responsabilizzante? Indirizzare e proporre attività sul territorio, determinando orientamenti, obiettivi e qualità degli interventi economici distribuiti, deve far parte delle competenze di questo organo?

A lanciare il sasso nello stagno sono soprattutto le decine di Fondazioni bancarie, “costrette” dalla legge a versare centinaia di migliaia di euro l’anno (ciascuna) al volontariato, senza avere ricadute apprezzabili in termini di visibilità, di immagine o di mercato. A restare stritolati da questa diatriba sono spesso i Centri Servizi Volontariato.

 

Proprio il ministro del Welfare, il giorno 5 dicembre 2007, cioè ben prima della crisi del Governo Prodi, aveva convocato, in occasione della giornata internazionale del volontariato, i componenti di sua nomina nei Comitati di Gestione di tutte le regioni d’Italia e assieme avevano iniziato a definire dei criteri affinché l’ingente massa di denaro messa a disposizione dalle Fondazioni bancarie diventi sì una risorsa per il volontariato ma nell’ottica di aumentare il capitale sociale in Italia. Hanno quindi preso forma le prime indicazioni che andranno a costituire l’ossatura di un regolamento più ampio che deve però ancora essere redatto.

 

Vediamone i punti salienti.

1) Estendere la durata in carica dei Co.Ge. a tre anni, superando l’attuale normativa che prevede soli due anni, in modo che coincida con la durata del mandato all’organo da controllare (Centro Servizi), senza che ci siano interruzioni di funzione e di agibilità.

2) Escludere in maniera categorica la possibilità che ci sia una sola associazione che assume la gestione del Centro Servizi, ma ipotizzare e valorizzare la creazione di “reti” di associazioni che sviluppino la massima partecipazione nel coinvolgimento del volontariato.

3) Iniziare a costruire dei modelli omogenei (format) per dei confronti sia a livello locale che nazionale sulla qualità delle prestazioni e sulla ricaduta nei territori.

4) Deve restare in capo al Co.Ge. il ruolo di verificare se i bisogni del territorio e del volontariato sono soddisfatti.

5) Onde evitare che il Centro Servizi diventi uno strumento di autoreferenzialità ed assuma un ruolo politico che non gli compete, il Co.Ge. dovrà sostenere tutti gli strumenti che favoriscano decisioni e processi partecipativi atti alla formulazione degli orientamenti del volontariato nei territori e alla crescita di rappresentanze qualificate.

6) Ai componenti del Co.Ge. vengono richieste alcune attenzioni particolari: garantire che la promozione del volontariato sia l’obiettivo prioritario dei Centri Servizi; fare attenzione che il rapporto tra le spese di gestione e i servizi forniti al volontariato sia congruo; vigilare per evitare conflitti d’interesse tra chi dispone delle risorse e chi le utilizza; avviare un processo di valutazione della qualità dei progetti finanziati anche in relazione ai Piani di Zona e all’integrazione sul territorio; esigere la più completa trasparenza e informazione su quanto avviene al Centro Servizi e richiedere, anche con iniziative rivolte alla cittadinanza, una maggiore visibilità e conoscenza di quanto viene fatto.

 

Va rimarcato infine, a onor del vero, che Il Friuli Venezia Giulia, che è, come già detto in precedenza, una delle regioni italiane più all’avanguardia in questo campo, già si è resa protagonista di interventi anticipatori rispetto a queste disposizioni del ministero del Welfare.

Giuseppe Morea