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Lun, Mar

Non ne posso più di questa sciatalgia!

Medicina
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Il dolore lombare interessa nel corso della vita di un essere umano fino al 75% della popolazione adulta e costituisce la causa più frequente di disabilità nei soggetti

al di sotto dei 45 anni e di assenza dal lavoro, con ingenti danni economici e sociali; almeno il 12% degli adulti in età lavorativa ha ogni anno almeno un episodio di lombosciatalgia.

 

Dolori lombari, sciatica, lombosciatalgia… cerchiamo di capirne qualcosa di più, in particolare sulle loro cause e le terapie applicabili. Per farlo, ci siamo rivolti ad un esperto in materia: il dottor Paolo Di Benedetto, direttore del Dipartimento di Medicina Riabilitativa dell’Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione Gervasutta di Udine.

 

Che cos’è la sciatalgia?

“Il termine sciatalgia – risponde lo specialista – definisce un dolore presente lungo il decorso del nervo sciatico, quindi all’arto inferiore, e può interessare la regione glutea, la coscia e la gamba posteriormente o lateralmente e il piede. Possono coesistere parestesie, come formicolii, bruciori, scosse, sensazioni di aghi o di punture a spillo. Generalmente si parla di lombosciatalgia, definendo con questo termine un dolore lombare che si irradia per un esteso tratto lungo il decorso del nervo sciatico”.

 

Come si manifesta?

“Si può manifestare acutamente, in seguito ad un movimento brusco, o cronicamente, con disturbi nel complesso modesti intervallati a riacutizzazioni con blocco di tipo funzionale a livello lombare”.

 

Quali sono i più importanti fattori di rischio?

“Sono riconosciuti vari fattori di rischio per la lombosciatalgia: vita sedentaria, soprappeso, posture scorrette, microtraumatismi, attività lavorative pesanti, ansia e stress psico-fisico. Ci sono anche soggetti a rischio a causa di fattori costituzionali, come la stenosi congenita del canale vertebrale, la spondilolistesi (scivolamento di una vertebra sull’altra) e la scoliosi”.

 

Quali possono essere le cause?

“La causa più comune di una lombosciatalgia è la protrusione o erniazione discale (dei dischi fra altla 4a e la 5a vertebra lombare, e tra la 5a vertebra lombare e la 1a vertebra sacrale). Si parla di protrusione discale quando il disco protrude (sporge in fuori, ndr), ma è ancora contenuto all’interno dell’anello fibroso, mentre si parla di ernia discale quando il disco fuoriesce dall’anello fibroso. Un’altra possibile causa è il restringimento dei forami di coniugazione L4-L5 e L5-S1 (ove passano le radici L5 e S1) da artrosi”.

 

Quali esami vengono prescritti in caso di sciatalgia?

“In genere, oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo, che secondo me rappresentano la parte fondamentale nell’iter diagnostico, si eseguono: esami di laboratorio (talvolta quando in diagnosi differenziale si vogliano escludere cause infiammatorie); esame radiologico standard (in proiezione standard, antero-posteriore e laterale; in proiezione obliqua per visualizzare le articolazioni interapofisarie vertebrali); tomografia assiale computerizzata (TAC); risonanza magnetica nucleare (RMN), con o senza mezzo di contrasto; elettromiografia (EMG) per confermare una eventuale presenza di lesione radicolare”.

 

Come si cura?

“Nei casi acuti la terapia prevede il riposo assoluto per 36-72 ore, possibilmente a letto, in posizione supina o comunque nella postura che non causa dolore, in associazione ad una terapia antinfiammatoria e miorilassante. Come suggeriscono molti esperti, nei casi di interessamento irritativo importante radicolare, sembra più appropriato il ricorso alla corticoterapia (cortisone). Può essere utile l’impiego di un corsetto per un tempo limitato. Da evitare il più possibile nei primi giorni la posizione seduta. Nei casi cronici è fondamentale l’apprendimento di una corretta igiene vertebrale, evitando atteggiamenti scorretti, correggendo eventuali alterazioni posturali e migliorando la dinamica del rachide attraverso esercizi di rinforzo muscolare. La terapia del dolore lombare o della lombosciatalgia rappresenta, comunque, uno dei campi dove più frequentemente si registrano risultati imprevisti. Sono scarsi gli studi clinici controllati e solo raramente hanno dimostrato una superiorità dei trattamenti convenzionali rispetto al placebo”.

 

Possono essere efficaci le cosiddette terapie alternative?

“L’elettroterapia (TENS, ionoforesi, correnti interferenziali), l’ultrasuonoterapia e la laserterapia rappresentano modalità terapeutiche assai diffuse, anche se non è ancora stata dimostrata la loro reale utilità, considerando costi (compreso il raggiungimento dell’ambulatorio o dell’ospedale) e benefici, così come l’utilizzo delle trazioni, delle manipolazioni, del massaggio e dell’agopuntura. In alcuni casi di difficile soluzione possono trovare impiego il blocco epidurale e le infiltrazioni delle articolazioni interapofisarie”.

 

Quando è indicata la terapia chirurgica?

“In caso di sciatalgia, vi è un’indicazione all’intervento d’urgenza quando si manifestano delle complicanze. Le complicanze più temibili di una sciatalgia sono il deficit sensitivo-motorio del piede e della regione perineale, per fortuna assai rare anche se non eccezionali. Il paziente può, più o meno improvvisamente, accusare un deficit della flessione dorsale o plantare del piede, che porta ad una deambulazione difficoltosa o impossibile sulle punte o sui talloni, ed una diminuita sensibilità vescicolare, con difficoltà od impossibilità ad urinare. A mio parere la terapia chirurgica è necessaria anche quando, di fronte a ripetuti episodi sciatalgici, il paziente accusa una disabilità permanente secondaria al dolore e/o alla limitazione funzionale del rachide lombare. Si può considerare la possibilità di una indicazione chirurgica “ragionata” al cospetto di una sciatica alternante o bilaterale in presenza di una stenosi del canale vertebrale o di restringimento dei forami di coniugazione”.

 

In quali modi si può prevenire?

“La prevenzione si basa su alcuni principi: moderata attività fisica, controllo del peso corporeo, esitamento di attività fisiche (lavorative e sportive) troppo pesanti, rilassamento muscolare, esercizi specifici per il rachide. Non ci sono regole precise sugli sport da preferire o da evitare. È ovvio che qualsiasi attività sportiva agonistica risulta dannosa per la colonna lombare, essendo il rachide sottoposto a carichi di lavoro più o meno importanti. Quindi un soggetto con fattori di rischio deve evitare alcuni sport particolarmente pesanti o “stressanti” per il rachide, ad esempio la lotta, il sollevamento pesi, il rugby, il trotto, il football americano. Ci sono invece sport che possono essere consigliati a tutti, anche a coloro che soffrono di sciatalgia ripetuta: il nuoto o lo sci da fondo in particolare, ma anche altri sport, come pallavolo, calcio, basket. Comunque, ognuno dovrebbe praticare le attività sportive preferite, soprattutto a livello non agonistico, cercando di evitare o limitare al minimo alcuni sport solo in casi particolari, come ad esempio il trotto e il galoppo in soggetti con spondilolistesi”.

Angelica Pellarini

 


 

NOTE ESPLICATIVE

 

> Il disco intervertebrale è costituito da una parte esterna più dura, chiamata anello fibroso, e da una parte interna più molle di tipo gelatinoso, chiamata nucleo polposo. Il disco svolge un’importante funzione di ammortizzatore tra una vertebra e l’altra. La parte interna molle, quando è sottoposta ad aumento pressorio (sforzi, colpi di tosse, torsioni della colonna), tende a spostarsi e a fuoriuscire, ma non protrude e non fuoriesce sino a quando la parte esterna (anello fibroso) è integra. Questa integrità comincia a venire meno dopo la terza decade di vita, per cui la protrusione o erniazione discale (che si ha quando l’anello fibroso si rompe) è comune nell’età media, dai 30 ai 55 anni. Difficilmente si ha una vera ernia del disco in età avanzata, in quanto la disidratazione del nucleo polposo non permette più lo spostamento del disco.

 

> Fra vertebra e vertebra c’è il cosiddetto forame di coniugazione, attraverso il quale passa una radice costituente il nervo sciatico (in questo caso, quindi, fra L4- L5 e L5- S1). Detto foro può restringersi a causa di un’artrosi (più comunemente) o di altre patologie.

 

> La chirurgia dell’ernia discale lombare con lombosciatalgia (ernia quindi fra L4-L5 e L5-S1) è indicata con urgenza in caso di paresi o paralisi del piede e di mancanza di sensibilità del riempimento vescicale con ritenzione urinaria (casi assai rari) o di perdita della sensibilità nella regione anale o vaginale. È indicata anche quando il dolore e la limitazione funzionale (con ripercussione sull’attività lavorativa) non accennano a migliorare nel tempo, soprattutto in presenza di un restringimento del canale vertebrale, al cui interno si trova il midollo spinale, o dei fori di coniugazione.

 


In collaborazione con Help!