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14
Mar, Ago

Babbo Bondi e l'equo compenso

Tecnologia
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Come si può fare per arricchire indebitamente ancora di più la Siae mettendo le mani in tasca ai cittadini che ne devono restare il più possibile ignari? Con un raffinato decreto del 30 dicembre, il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha trovato la soluzione perfetta: l'equo compenso.

usbCon natalizia precisione (sfruttando il fatto che gli italiani fossero presi ad ingozzarsi a tavola piuttosto che fare gli skipass in montagna), infatti, nel camino della Siae si è infilato Babbo Bondi che ha stabilito la rideterminazione del compenso per la copia privata di opere audio e video protette. Il Ddl stabilisce che il cittadino, al momento dell'acquisto di dispositivi per la riproduzione di opere audio e video protette (chiavette Usb, lettori Mp3, cellulari, palmari, pc portatili, Netbook, dischi esterni ecc.), dovrà pagare un sovrapprezzo che corrisponde ad una quota anticipata per i diritti d'autore poiché è possibile che userà questi dispositivi per la riproduzione privata di film, musica e quant'altro magari attraverso copie di CD e DVD.

In questo modo si otterranno i diritti che devono essere corrisposti in modo preventivo a editori e autori. Finora l'equo compenso fruttava alla Siae circa 70milioni di euro l'anno. Con la "rivisitazione" delle tabelle da parte di Bondi la famelica Siae ingurgiterà 300milioni di euro ogni 12 mesi.

Gli importi da aggiungere ai costi delle memorie di massa sono fissati in proporzione alla propria capacità di archiviazione. I prezzi aggiuntivi vanno dai 90 centesimi per i cellulari, a somme superiori basate sulla capienza di hard-disk e chiavette USB per ogni GB. L'equo compenso non è un'invenzione di Babbo Bondi poiché in realtà esiste anche in alcuni altri Paesi ma come al solito in Italia bisognava strafare estendendo questa tassa occulta a molte tipologie di prodotto che NULLA hanno a che fare con la copia privata.

Un esempio? Il decoder Sky (guarda caso l'unico competitor alle tv di Berlusconi, che dopo aver visto aumentare l'Iva ed essersi visto per legge berlusconiana ridurre la pubblicità, ora deve pure farsi carico di quest'altro costo) che chiaramente non ha gli scopi per cui si paga l'equo compenso.

Forse sono in pochi, ma in molti usano, ad esempio, le memorie esterne solo per fare back up o trasferimenti di filmati, video o musiche da loro stessi prodotti. Perché allora dovrebbero pagare la Siae preventivamente, se i contenuti sono di loro proprietà? Robe da matti...

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Foto tratta da wikimedia commons