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La qualità della longevità

 |  Redazione Sconfini

La longevità è un traguardo a cui tutti aspirano: situazioni socio-economiche, predisposizioni genetiche e condizioni igienico-sanitarie concorrono alla realizzazione di “progetti di vita” a lunga, o lunghissima scadenza.

 

La figura dell’anziano è sempre più spesso oggetto di progetti e soggetto di condizioni e situazioni, indagini e sondaggi che confermano la regola. Geriatri e gerontologi concordano nel riconoscere nello stile di vita sano e nell’attività fisica i benefici maggiori per ridurre il rischio di obesità, osteoporosi, diabete di tipo 2 e disturbi cardiovascolari (fonte: Annals of Internal Medicine). Eppure, paradossalmente, i ritmi degli anziani sembrano non privilegiare o meglio non prevedere, se non in minima parte, l’attività fisica.

 

Dopo un evento patologico, sia cardiocircolatorio o ictus con strascico neurologico o motorio, la terapia riabilitativa è in molti casi insufficiente o addirittura un diritto negato. Se gli interventi intensivi vengono erogati per brevi cicli nei presidi ospedalieri stessi prima della dimissione ospedaliera, il periodo che segue a questa è più incerto.

 

La riabilitazione di molte patologie (motorie, neuropsichiche, neurodegenerative dell’anziano) è trattata poco in strutture residenziali (extraospedaliere) o a domicilio. Per ottenere un potenziamento di queste opportunità riabilitative, quindi, è oaltpportuno rivedere l’utilizzo delle risorse destinate alla tutela della salute degli anziani, l’organizzazione territoriale, la formazione del personale da utilizzare in questo tipo di assistenza.

 

L’anziano non autosufficiente, al centro di una selezione di interventi da compiere prima della dimissione programmata dall’ospedale, deve poter avere a disposizione  una serie di opportunità che prevedano oltre alle cure farmacologiche anche quelle riabilitative e assistenziali integrate. Questi servizi possono variare da interventi di tipo sociale (pulizia dell’appartamento, confezione di pasti caldi, supporto psicologico) ad interventi misti socio-sanitari (assistenza infermieristica, riabilitativa, interventi del podologo).

 

Il medico di medicina di base resta il punto di riferimento primario per la copertura sanitaria domiciliare dell’anziano non autosufficiente; a lui, infatti, competono le decisioni in ordine agli interventi terapeutici a domicilio e nelle strutture residenziali e l’attuazione del programma consigliato per la riabilitazione, per il recupero e la movimentazione giornaliera.

 

Nella delicata fase di valutazione dello stato di salute e nell’organizzazione del programma giornaliero è fondamentale l’accordo e la collaborazione con altre figure professionali (fisioterapista, infermiere o assistente domiciliare), che dovranno sovrintendere e guidare l’anziano, cercando di ottenerne spirito di collaborazione e fiducia.

 

La scelta di un’eventuale attività fisica fuori casa, quando possibile, come nuoto, ginnastica dolce o altro con valenza ricreativa, potrà avere importanza ai fini dell’integrazione sociale e della condivisione di tempo ed interessi fra assistito e assistente.

 

L’attività fisica, se praticata già da giovani, è un ottimo investimento per il futuro benessere fisico; se praticata con moderazione ed accortezza, ma regolarmente, da anziani – secondo una ricerca statunitense condotta per sei anni su 1.740 ultrasessantacinquenni – protegge e rende più resistenti a demenze senili e morbo di Alzheimer. E gli effetti protettivi sembrano più pronunciati per quelle persone che apparivano ai test iniziali meno brillanti dal punto di vista cognitivo. Risultati, questi, che confermano l’importanza della programmazione dell’assistenza quotidiana domiciliare dell’anziano e la valorizzazione dell’intervento professionale debitamente formato e impiegato.

I.Z.

 


In collaborazione con Help!

 

 


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