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La neurobiologia del piacere

 |  Redazione Sconfini

I meccanismi neurobiologici alla base della perdita del controllo volontario del comportamento e le cause scatenanti la dipendenza compulsiva da alcol e droghe: se ne è parlato lo scorso 5 marzo, alla Stazione Rogers, nell’ambito del progetto “Emozioni, Benessere, Creatività”, promosso dalla Provincia di Trieste in collaborazione con la Sissa, l’Azienda Sanitaria n. 1 “Triestina” e la Facoltà di Psicologia dell’Ateneo giuliano.

Ospite dell’incontro il prof. Stefano Canali, ricercatore della Sissa, che assieme alla dott.ssa Pamela Filiberto ha ideato la mostra multimediale itinerante “Psicoattivo”, visitabile fino al 18 aprile sempre presso la Stazione Rogers di Riva Grumula.
Nel corso dell’appuntamento sono stati presentati i risultati di alcuni recenti studi di brain imaging (visualizzazione di specifiche aree del cervello), che hanno illustrato le funzioni neurobiologiche alla radice dei desideri, dei piaceri, della sfera espressiva ed emozionale, ma anche le cause dei comportamenti devianti, compulsivi e distruttivi. Ricerche che, analizzando la perdita dell’azione volontaria in un individuo, hanno riscontrato anche evidenti analogie psicobiologiche tra lo stato dell’innamoramento e quello della “dipendenza”, fornendo risposte – soprattutto in un’ottica di prevenzione rivolta ai più giovani – sugli effetti nocivi di droga, alcol e delle sostanze psicoattive.
Stefano Canali, in particolare, si è soffermato sul “sistema di ricompensa”, concetto emerso da una sperimentazione sui centri nervosi del piacere situati nella parte bassa del cervello. “Il sistema di ricompensa cerebrale – ha detto Canali – comprende fibre contenenti dopamina e noradrenalina che si originano dai nuclei profondi dell’encefalo” e vanno a interessare “le aree preposte al controllo dei bisogni fisiologici e quelle implicate nel comportamento emozionale e motivazionale”. Tanto che le condotte umane messe in atto per soddisfare questi bisogni vengono gratificate e rafforzate proprio dalla connotazione emotiva del piacere, invogliando l’uomo a ripeterle.
In questa fase entra in gioco una sostanza fondamentale, la dopamina, neurotrasmettitore del cervello emozionale e promotore di sintesi della crescita nervosa, che trasmette il piacere e prima ancora l’attesa del piacere. Attraverso ulteriori neurotrasmettitori, altri impulsi emotivi che si innescano per appagare necessità fisiologiche e desideri, si arriverà pertanto alla messa in atto di uno specifico comportamento, regolato dalla corteccia frontale del nostro cervello. La dopamina, inoltre, stimola la ripetizione delle condotte appaganti che provocano il ricordo di una situazione piacevole o di uno stato di benessere, fissando queste sensazioni nel circuito cerebrale emozionale. Ecco perché questo neurotrasmettitore può rivelarsi un’arma a doppio taglio quando si assumono sostanze psicoattive, che scatenano anch’esse il rilascio di dopamina: dalla droga all’alcol, dal fumo agli allucinogeni.
“Le cause generali che determinano la perdita del controllo e la vulnerabilità dell’essere umano verso le droghe – hanno spiegato Stefano Canali e Pamela Filiberto – sono quindi sostanzialmente due: la prima è legata al fatto che certe sostanze, a livello chimico, imitano dei neurotrasmettitori già presenti nel nostro corpo, una sorta di droghe naturali endogene, creando disordine e alterazione; la seconda è invece dovuta alla dopamina, sostanza che regola i meccanismi della “ricompensa cerebrale”, interessando tutti quei comportamenti che siamo soliti fare e ripetere quando una certa cosa ci piace e ci dà benessere”.
Esiste una perdita di controllo lucida, razionale o comunque controllata?
“Non esiste una divisione fra ragione e passione. Sia la razionalità che l’emotività sono due fattori umani che dialogano fra loro, interagiscono e si compenetrano in ogni istante nella vita di un individuo, a livello conscio e inconscio. Quindi non si può dire che esiste una perdita del controllo razionale. Forse, in tema di droghe, si può parlare di un loro utilizzo logico e ragionato, poiché la storia ci offre numerosi esempi di uso controllato di sostanze, come nel caso di particolari riti religiosi o per scopi farmacologici e terapeutici”.
Quali relazioni esistono tra comportamenti distruttivi, perdita del controllo e sentimenti come l’amore o il desiderio?
“Anche in questo caso bisogna rifarsi alle neuroscienze, in particolare agli studi di brain imaging, che analizzano la relazione fra l’attività di certe aree del cervello e specifiche funzioni, così da consentirne la visualizzazione in vivo. Sono tecniche recenti che hanno permesso di capire molte funzionalità cerebrali, tra cui quella relativa all’innamoramento che interessa le stesse zone del cervello di un soggetto dipendente da una sostanza. Ecco perché, ad esempio, si definisce luna di miele il periodo iniziale in cui un tossicodipendente si avvicina alla droga e se ne “innamora”, per così dire”.
In che modo è possibile prevenire o controllare gli impulsi compulsivi distruttivi?
“Dal punto di vista farmacologico vengono usate da tempo sostanze che controllano la dipendenza, tipo il metadone per chi fa uso di eroina. Secondo noi, però, un buon approccio preventivo deve unire l’aspetto farmacologico a quello psicoterapico, utilizzando anche altre soluzioni, come ad esempio lo sport. Quest’ultimo, infatti, attiva dei neurotrasmettitori particolari (le endorfine) che stimolano anch’esse il senso di benessere. Lo scopo terapeutico è quello di vincere il piacere di una sostanza mediante un altro piacere più grande, grazie a un “benessere alternativo”. Ulteriore fattore indispensabile nel campo della prevenzione è poi quello di stimolare la consapevolezza nel soggetto stesso. Fattore che si ricollega al nostro progetto indirizzato alle scuole, che intende dare ai ragazzi informazioni e messaggi, soprattutto con immagini, che non siano terroristici o allarmistici, come fanno invece alcuni mass media”.
E proprio nell’ottica di informare è nata la mostra “Psicoattivo”, rassegna itinerante che sta attraversando l’Italia…
“Nella mostra abbiamo voluto lavorare con i ragazzi per far vedere loro come funziona il cervello, come vengono stimolate le sue aree e quali sono i meccanismi d’azione dei stupefacenti, così da capire cosa accade ogni volta che si assume una droga. La rassegna è divisa in tre sezioni, in cui abbiamo cercato di integrare tematiche scientifiche con aspetti culturali e sociali. È il cervello che determina il nostro comportamento, ma esso a sua volta è influenzato anche dall’ambiente circostante. C’è quindi una compenetrazione, un’interazione di più stimoli e fattori: ambientali, psicologici e neurobiologici. Una parte della mostra racconta la storia delle sostanze che va di pari passo con la storia dell’uomo, da sempre alla ricerca di forme di alterazione della mente. Un’altra sezione è dedicata invece alla neurobiologia e spiega cosa siano i neuroni e la neurotrasmissione, mentre l’ultima parte della rassegna illustra gli effetti desiderati, quelli non voluti e i meccanismi d’azione delle droghe. Il tutto realizzato grazie all’impegno di molti studiosi specializzati nel settore”.
Questo impegno proseguirà con ulteriori tappe e nuovi appuntamenti?
“La mostra “Psicoattivo” è itinerante dal 2006 e ha già toccato una quindicina di città italiane. Attualmente siamo presenti a Napoli, a Massa Carrara e qui a Trieste, dove abbiamo intenzione di continuare, anche in futuro, questo progetto didattico con gli istituti e le scuole superiori. Stiamo realizzando infatti dei laboratori che culmineranno con un grande evento finale, inserito nell’ambito della Gasp, la Giornata dell’arte studentesca, in cui verranno presentati i lavori che gli studenti avranno realizzato dopo l’analisi e lo studio della mostra”.

foto: Sergio Alves Santos


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