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Il tempo di cambiare, di Paul Ginsborg - La dinamica del profitto

 |  Redazione Sconfini

Pagina 3 di 3: La dinamica del profitto

La dinamica del profitto a ogni costo, quindi, che governa le società consumistiche in cui oggi viviamo, pone in termini drammatici una questione, che attiene tanto alla morale (alla convivenza fra esseri umani), quanto all’intelligenza (all’adattabilità umana nell’ambiente). «Il consumo moderno – scrive Ginsborg – si basa su due premesse fondamentali: insaziabilità e crescita incrementale. Quasi ogni cosa che possediamo dev’essere sostituita e i nostri averi sono destinati a crescere in dimensioni e numero». Per concludere: «Scarto costante e accumulazione costante vanno quindi a braccetto. È la ricetta di un disastro».

 

Come evitarlo? «Che cosa può fare ciascun individuo – egli si chiede – per ribaltare il modello di consumo fortemente dannoso sopra delineato?». Specie se si considera quanto sia diffusa, fra la gente comune, la sensazione di impotenza. La quale si fonda, in genere, sul presupposto che qualunque cambiamento strutturale non possa partire dal basso; che manchino, nella vita quotidiana, gli strumenti e le possibilità effettive per incidere sul funzionamento complessivo della società, e sui meccanismi che la regolano. Il libro di Ginsborg si sforza di dimostrare il contrario. Se il libero mercato, sostiene l’autore, si fonda sulla libertà di scegliere cosa produrre e come produrre, è altrettanto vero che l’altra faccia della medaglia è costituita dalla libertà di scegliere cosa consumare, e come. La nostra vita quotidiana è composta da un succedersi continuo di consumi; ogni prodotto acquistato implica, a monte, una nostra scelta. E l’ammontare delle scelte individuali può dare luogo a un sorprendente effetto cumulativo. È necessario, quindi, riflettere sulla quota di potere nascosta in quelle che l’autore chiama le «microazioni», gli «interstizi» della vita quotidiana, al fine di innescare un processo dal basso di «trasformazione molecolare».

 

Per cominciare, dovremmo ragionare sulle motivazioni che stanno alla base dei nostri consumi, e sui loro effetti a catena. Senza inseguire violenti progetti rivoluzionari – come non smettono di proporre altri autori, altri “professori” sempre sulla cresta dell’onda, non saziati da tutto il sangue del secolo scorso – basterebbe fare, nel privato della nostra coscienza, un serio e sincero esame critico, e stabilire una separazione fra ciò che ci è necessario e ciò che ci è superfluo. Sarebbe già di grande aiuto utilizzare prodotti riciclati, e riciclare correttamente i nostri rifiuti. Chiederci – di regola – a quali condizioni di lavoro e in quali paesi vengono fabbricate le merci “occidentali” che acquistiamo, sotto l’influsso delle mode e della pubblicità. Privilegiare, sempre, le aziende che osservano codici di comportamento antisfruttamento. Informarci per sapere quali sono, e per scoprire se gli stessi prodotti si trovano anche sul mercato equo e solidale.

 

Non si può dire certo che la strada verso la «trasformazione molecolare» del sistema, suggerita da Ginsborg, ecceda in moralismo, in pedante spirito didattico. Il suo, è un invito – semplice – a sfumare il nostro individualismo edonista, e di far sì che ciascuno di noi si senta parte di una comunità, di una «società civile» attenta e responsabile, capace di orientare e stimolare con le sue scelte la «società politica», spesso in ritardo, o indifferente, o ancor peggio complice dei guasti – minimi e massimi, piccoli e grandi coincidono – della collettività. Non è il grande libro di un geniale teorico, ma è il manifesto di un buon cittadino, un appello caloroso – dettato dal buon senso, molto più che dalla sua cultura storica – a continuare a credere nella democrazia: a partecipare e a non delegare, dato che la vivacità della democrazia partecipativa, egli annota, garantisce la qualità di quella rappresentativa. Se, con le nostre in-azioni quotidiane, non coltiviamo la prima, favoriremo noi stessi il degrado della seconda. Insomma, è tempo di cambiare: è tempo di premiare il partito dell’intelligenza e della morale, e, quando questo manca, di agire in sua vece.

Paul Ginsborg, Il tempo di cambiare, Einaudi, Torino 2004.

Patrick Karlsen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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