Skip to main content

Il tempo di cambiare, di Paul Ginsborg

 |  Redazione Sconfini

Pagina 1 di 3

 

ginsborg tempo di cambiare recensione libro libriColoro che oggi hanno venti o trent’anni avvertono, a pelle, una netta sensazione: c’è qualcosa che li differenzia, parecchio, dalla generazione dei loro genitori; e non è qualcosa di cui felicitarsi.

I venti-trentenni di oggi sono cresciuti con una consapevolezza malinconica; con la percezione di un retrogusto acidulo, poco rassicurante, sempre presente nella fruizione del loro benessere e nella loro visione del futuro. La ricostruzione posteriore alla Seconda guerra mondiale, per un ventennio almeno, era avvenuta all’insegna di un palpabile ottimismo di fondo. Con l’entusiasmo di un’avventura proiettata al meglio; verso un avvenire che si sapeva, necessariamente, più illuminato della caverna d’odio e distruzione in cui l’umanità giaceva riversa dopo il conflitto. Certo, anche quell’ottimismo non si è mai presentato liscio e cristallino, vissuto del tutto in pace e serenità; bensì era percorso da una sorta di isteria, dovuta al terrore dell’atomica, all’incubo che il pianeta potesse saltare in aria, da un momento all’altro. Vuoi per un precipitare improvviso delle relazioni tra i due blocchi: Usa e Urss. Vuoi, semplicemente, per un bottone premuto in un lampo di follia da qualche oscuro Dottor Stranamore: si trovasse in una base ai piedi degli Urali o nelle vallate del Kentucky. Eppure, negli effervescenti anni Cinquanta, ma soprattutto negli stralunati Sessanta, era come se non si pensasse più di tanto al domani. O meglio: ci si pensava, sì, sempre però in un’ottica di riforma perfettibile. Non si aveva paura del futuro. Lo si affrontava a viso aperto, sicuri di sé, consci di poterlo piegare ai propri desideri.

 

Molti di coloro che sono stati giovani allora lo possono confermare. Le preoccupazioni, un certo tipo di preoccupazioni, sono venute dopo, con i figli grandi, nella piena maturità. Crucci, questi, che hanno a che fare coi figli; che riflettono esattamente quelli dei figli, oggi venti o trentenni. Si può dire che la spinta dell’ottimismo, propria del dopoguerra, si è drammaticamente esaurita e ci ha lasciato a secco tutti quanti. È successo questo: che si è modificato in maniera decisa il rapporto che intrattenevamo col futuro. Oggi, possiamo appartenere alla generazione dei genitori, o a quella dei figli, ma nessuno di noi guarda più al futuro con un atteggiamento sicuro di sé. La prospettiva che abbiamo davanti non ci sembra ispirare un senso di illimitato miglioramento. È come se sapessimo che il conto alla rovescia è partito. Chi, oggi, è sotto i quaranta ha più di un sospetto che non sarà in grado di garantire alla propria discendenza un livello di vita pari, o migliore, rispetto a quello ereditato dai propri genitori.

Che mondo abbiamo creato
Pagina

Altri contenuti in Recensioni libri

La guerra civile continua, di Gianfranco Gambassini

Nel libro “Una pagina di vita in una pagina di storia”, edito dalla Settimo Sigillo di Roma, ripercorrendo la vicende storiche e l’esperienza da me vissuta nella Repubblica Sociale Italiana, della ...

Appartamento ad Atene di Glenway Wescott

Gli Helianos sono una coppia benestante di mezza età, nell’Atene degli anni centrali di guerra, la seconda mondiale. Lui, Nikolas, già redattore e socio di una nota casa editrice, poi andata in rov...

Morire per la patria, di Fabio Todero

In questo libro l’autore Fabio Todero si è proposto di storicizzare il fenomeno del volontariato giuliano nella Grande Guerra. Ha inteso cioè togliere dalla dimensione del mito un aspetto della sto...

Frontiera orientale: conflitti nell'area alto-adriatica

  Dall’impero austroungarico alle foibe: è un libro che raccoglie le lezioni tenute nell’ottobre del 2005 a Torino per un corso di formazione sulla storia della frontiera orientale, organizzato dal...

In morte di Scipio

«Quando sento che a Trieste l’hanno a morte con me, che "Il mio Carso" in loro cuore è diventato un pettegolezzo, al primo momento soffro come se a poco a poco riuscissero a farmi diventar cattivo,...