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Nuovi progetti: il Centro Clinico-sperimentale di Cardiologia molecolare

 |  Redazione Sconfini

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morbilità (rapporto fra numero di soggetti malati e la popolazione totale) e mortalità nei Paesi occidentali. La regione Friuli Venezia Giulia è ai primi posti in Italia per queste patologie, con quasi 6.000 decessi ogni 100.000 abitanti.

In particolare la cardiopatia ischemica (la cui causa più comune è legata all’aterosclerosi delle arterie coronarie) interessa milioni di individui nei Paesi industrializzati; l’infarto del miocardio è la causa di circa un terzo delle morti in questi Paesi.
Negli ultimi tre anni sono stati accolti presso l’Unità di terapia intensiva cardiologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Trieste 600 casi di infarto del miocardio acuto, 343 interventi di amputazione di arti a seguito di gravi alterazioni del flusso dovute a diabete o aterosclerosi vasale, nonché altre numerose patologie cardiovascolari. Dalla fine degli anni ’70 presso la Cardiologia di Trieste è attivo un intenso programma di reclutamento, inquadramento e follow-up di pazienti con cardiomiopatia, una forma patologica primitiva del muscolo cardiaco caratterizzata da elevata mortalità. La prevalenza di queste malattie nella popolazione generale è inferiore a 40 casi per 100.000 abitanti ma nel Centro di Cardiologia di Trieste, per l’importante referenza esercitata, sono stati segnalati 1.122 eventi di cardiomiopatia. Oltre il 25% dei casi è determinato geneticamente, e la patologia è identificata in oltre il 75% dei casi prima della quinta decade della vita.
Quest’ampia premessa, che altro non è che un flash sul contesto culturale e clinico-scientifico dell’attività diagnostica e terapeutica in cardiologia, rende ragione delle stimolanti e complesse prospettive in questo campo. Il danno ischemico attualmente non può essere riparato (nell’uomo) perché le cellule del miocardio non si rigenerano ma nell’area interessata si forma una cicatrice (nella salamandra e in altre specie no). Un approccio basato su terapia genica e cellule embrionali con modelli animali (nell’uomo non è possibile per questioni etiche) utilizza cellule embrionali staminali per rigenerare il cuore del topolino. Un’altra strada, ancora molto incerta, è quella di “riconvertire” cellule adulte (fibroblasti) in “cardiosfere” nel tentativo del recupero del danno.
Da queste basi scientifiche, dal contesto culturale, clinico, dalle eccellenti competenze professionali presenti a Trieste è partita la creazione di una struttura d’eccellenza. “Già dall’autunno del 2007 si erano delineate le solide radici storiche (aziendale, culturale, di ricerca) necessarie per affrontare la “transizione” dal laboratorio di ricerca al letto del paziente, dai dati sperimentali a opportunità terapeutiche”, ha sinteticamente affermato Gianfranco Sinagra, direttore della Struttura complessa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Trieste, in occasione della recente presentazione del progetto del Centro Clinico-Sperimentale di Cardiologia Molecolare.
Questo progetto, sviluppato da Sinagra in collaborazione con Mauro Giacca, direttore del Centro Internazionale per l’Ingegneria genetica e le Biotecnologie di Trieste (ICGEB), sarà avviato grazie a un importante finanziamento della Fondazione CRTrieste. Da tempo vicina ai principali enti di ricerca, la Fondazione ha inteso confermare il proprio sostegno alla ricerca scientifica sviluppata sul territorio. “Oltre a interventi dettati da necessità contingenti come donazioni di strumentazioni, l’azione della Fondazione si concentra su progetti che hanno l’ambizione di una ricaduta non solo locale ma nazionale e oltre”: sono state le parole di Renzo Piccini, vicepresidente del CdA dell’Ente che sosterrà l’iniziativa grazie a un contributo di circa un milione di euro, impegno di pari importo a quello dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e di ICGEB. “Per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria – ha sottolineato il direttore generale Franco Zigrino – il Centro di Cardiologia molecolare rappresenta un progetto di natura strategica. Nel corso degli ultimi anni l’ospedale si è evoluto diventando oltre che struttura di pubblica assistenza, una realtà profondamente tecnologica e di ricerca. Un ulteriore possibile sviluppo va nella direzione di una medicina sempre più personalizzata e predittiva. Alla ricerca servono ingenti fondi e gli investimenti pubblici in questo particolare momento storico ed economico sono quelli più penalizzati”.
Fondi pubblici e privati per sostenere la vocazione scientifica di Trieste. “Questo tratto distintivo – ha evidenziato Mauro Giacca – ha portato la nostra ricerca ad affermarsi nel mondo come centro d’eccellenza: il nostro è stato l’unico progetto selezionato fra quelli italiani a livello europeo. Risulta quanto mai importante proseguire le ricerche fino a oggi sviluppate da questa collaborazione e che hanno condotto a traguardi accettati dalla comunità scientifica internazionale. Questi risultati, tradotti in modelli di ischemia sperimentale nella specie animale, sono stati resi possibili grazie allo sviluppo di nuove tecnologie basate sulla possibilità di trasferire geni con alta efficienza in vivo nel cuore e nel muscolo scheletrico utilizzando piccoli virus modificati”.
Geni che stimolano nuovi vasi sanguigni (angiogenesi terapeutica), piccoli virus usati come vettori per il trasferimento di geni, selezione di geni o di piccole variazioni genetiche (polimorfismi) per riuscire a prevenire le patologie cardiovascolari. Questi gli strumenti mediati dalla biologia molecolare e dalla genetica per raggiungere molti dei principali obiettivi del progetto: individuare nei geni l’origine della patologia; la possibilità di sviluppare ulteriormente l’attività di ricerca pre-clinica al fine di trovare nuove strategie terapeutiche per rigenerare parti malate di organi e arterie; facilitare la transizione clinica sui pazienti delle acquisizioni che al momento appartengono all’ambito sperimentale animale; contribuire alla creazione di nuove figure professionali in ambito medico che sappiano coniugare la pratica clinica sui pazienti con la ricerca avanzata di laboratorio.
La possibilità di sviluppare protocolli di terapia genica in ambito cardiovascolare è ovviamente la priorità nell’interesse della popolazione. Il programma di lavoro del centro contempla uno sviluppo temporale di tre anni, dall’inizio delle attività fino al raggiungimento dei primi traguardi di applicazione della terapia genica. Tuttavia lo scopo complessivo è quello di una struttura che persista nel tempo. Dal punto di vista logistico il personale coinvolto nel progetto, più di venti persone (medici, ricercatori, dottorandi, specializzandi, borsisti), opererà nel reparto clinico della S.C. di Cardiologia, in un nuovo laboratorio di biologia molecolare e cellulare che verrà inaugurato nei prossimi mesi, in cui saranno compiuti il processamento dei campioni clinici e le principali indagini di ricerca, e nel laboratorio di Medicina Molecolare dell’ICGEB attrezzato per l’esecuzione di tutte le ricerche avanzate nei settori interessati.

foto: Martha Dominiguez


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