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Follie di mezz'estate: l'ipocrisia non conosce stagioni

È notizia dell’agosto appena trascorso che si riferisce ad un episodio verificatosi in una nota località balneare (ne omettiamo il nome per evidenti motivi… di opportunità!) all’interno di un noto albergo del posto.

In breve: una cliente dell’albergo per soddisfare le legittime necessità del proprio figliolo in tenerissima età (pochi mesi) si apparta discretamente per allattarlo al seno; niente di più naturale e di… bello nel senso più ampio del termine – direte voi – tant’è che quest’atto è stato oggetto di attenzione nei secoli da parte di scultori, pittori, poeti, i quali – tutti – in un afflato comune hanno voluto celebrare un atto tanto naturale quanto nobile per l’intero genere umano, ma… evidentemente nel caso specifico l’episodio non ha conosciuto uno svolgersi logico quanto naturale ovverosia rispettare con discrezione e tenerezza la madre del piccolino nell’espletamento dell’allattamento. Invero, con un improvvido quanto inatteso intervento, il proprietario dell’albergo con cortese fermezza invita la signora ad allontanarsi dalla sala ove si trova in quanto (udite! udite!) sollecitato da alcuni clienti presenti che hanno esternato rimostranze piuttosto accese perché asseritamente infastiditi da uno “spettacolo” ritenuto evidentemente inopportuno.


Fantascienza? No, purtroppo! Ci si chiede a questo punto: viviamo gli oscuri tempi di una società ipocrita e falsamente moralista, o al contrario in pieno secondo millennio ove – asseritamente – non vi è più postoalt per determinati atteggiamenti pruriginosamente moralistici? La risposta la si lascia doverosamente ad ogni lettore. Certo è, però, che non ci sentiamo di esimerci da brevi cenni di commento sull’accaduto.


Principalmente vi è da precisare come – a nostro giudizio – una società misura il proprio grado di civiltà soprattutto attraverso la capacità di essere sempre e comunque equilibrata nelle sue prese di posizione, qualunque sia l’ambito all’interno del quale ci si muove. Ed invero, se solamente per un attimo (e solo per un attimo) si volesse giustificare il “turbamento” di cui i clienti dell’albergo si sono fatti portavoce presso il direttore dello stesso alla vista di un bambino che viene allattato al seno, il primo riferimento logico a cui rifarsi sarebbe invitare questi “soggetti turbati” ad andare a documentarsi nelle principali pinacoteche del mondo, nei principali musei del mondo, come peraltro nelle principali biblioteche del mondo, per constatare come l’immagine di una donna che allatta al seno il proprio piccolo sia sempre stata considerata espressione nobilissima di umanità tanto da ispirare veri capolavori in tutte le arti, così da riferirsi ripetutamente nientemeno che alla Madre di Dio rappresentata proprio in quell’atto.


Il riferimento potrebbe apparire a più di un lettore fin troppo scontato, e soprattutto inopportuno per certe menti chiuse ad una constatazione serena della realtà. Non resta quindi che riferirsi alla “legge del contraltare”, con la quale chiunque di noi, compresi i “turbati” di cui sopra, fa i conti ogni giorno. Domandiamo a quest’ultimi: perché turbarsi davanti ad un seno che allatta e in contrapposizione inspiegabilmente non turbarsi a seni prorompenti quanto maliziosi e “super pompati”, che fanno capolino ad ogni piè sospinto nelle locandine pubblicitarie, vuoi cartacee vuoi video, e perché non scandalizzarsi per ammiccanti proposizioni della femminilità in qualunque campo pubblicitario foss’anche per promuovere la vendita di un chilo di pasta? Ed ancora: perché non scandalizzarsi quando ognuno di noi, in nome di falsi principi di libertà di espressione, è costretto (termine quanto mai opportuno) alla vista, lungo le spiagge del nostro territorio (spiagge – si badi bene – aperte al pubblico nel senso più ampio e quindi dal minore di pochi anni fino all’ottuagenario), di topless tanto improbabili quanto improponibili per la loro offesa al sentire comune per un minimo di estetica non certo di morale?


Ed allora, rivolgendoci ai “turbati” di cui sopra, e soprattutto all’improvvido direttore dell’albergo che si è fatto portavoce acritico del loro turbamento, in nome evidentemente di un ossequio alla propria clientela che per motivi commerciali “ha sempre ragione”, vogliamo invitare gli stessi ad un serio esame di coscienza avendo il coraggio e la coerenza di giungere alla conclusione che molto probabilmente, prima di esternare il proprio turbamento, avrebbero fatto meglio a contare sino a dieci, giungendo così alla conclusione unica di ogni persona di buon senso ed equilibrata: una donna che allatta al seno è testimonianza di un atto nobilissimo attinente la sessualità nella sua accezione più nobile. E se così è (come in effetti è), invitiamo queste persone, se proprio si dichiarino impossibilitate ad uno sguardo benevolo e commosso, di orientare lo stesso altrove, consapevoli che nell’altrove troveranno ben altro di cui turbarsi e di cui la nostra società è ormai straripante in nome di non meglio identificate libertà di costume! Che si sia trattato di una semplice “follia” di mezz’estate?

Mr. Cljmax

 


In collaborazione con Help!

 

 


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