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Berlusconi vuole il Presidenzialismo, alleati e opposizione lo stoppano. In cambio di cosa?

 |  Redazione Sconfini

Lo scandalo degli appalti truccati e di altre forme di corruzione, tangenti e turbative d'asta di cui abbiamo riportato pochi giorni fa, e che ha coinvolto imprenditori, parlamentari, sindaci, assessori, rappresentanti delle Fiamme Gialle e chi più ne ha più ne metta, ha riportato a galla il tema delle intercettazioni telefoniche e della riforma della Giustizia.

Chi può decidere su una riforma della Giustizia, il Parlamento, ha tutta la necessità di riformare a vantaggio dei corruttori l'impianto costituzionale che regola i processi, perché a trarne giovamento sono in primis addirittura i parlamentari. Insomma, un conflitto d'interessi di proporzioni straordinarie, che però l'Italia vuol far finta di non vedere. L'abolizione delle intercettazioni telefoniche - cavallo di battaglia del Presidente del Consiglio e passaggio tra i più cruciali della paventata riforma - di fatto bloccherebbe l'attività d'indagine e consentirebbe a questo e quel politico e a quel corruttore e a quell'altro imprenditore di delinquere, rubare soldi pubblici e imbrogliare sulle spalle di cittadini e concorrenti senza più freni e senza limiti. Una prospettiva drammatica, illogica e autolesionista per il Paese, alla quale neppure i vecchi politici della Prima Repubblica, sepolti da accuse simili a quelle attuali, avevano neppure pensato. Un limite etico ce l'avevano persino loro! Rivalutare quella classe dirigente può sembrare assurdo, ma allalta luce di quanto si può vedere in queste settimane, nulla è (e sarà) impossibile.

In ogni caso, ci siamo, il momento è decisivo. Complice la scarsissima attenzione dell'opinione pubblica dovuta all'incipiente Natale, si pongono ora le basi per un 2009 che smantellerà buona parte delle basi giuridiche su cui la Repubblica ha poggiato per oltre mezzo secolo.

Attenzione quindi ai dettagli e ai momenti delle dichiarazioni. Per poter assicurarsi mano libera sulla riforma della Giustizia, Berlusconi ne ha sparata una grossa, grossissima, roboante: "L'Italia è pronta per il presidenzialismo entro la fine della legislatura". Sembra un'uscita da nulla, detta a margine della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, e invece potrebbe essere un indizio, o meglio un avvertimento, agli altri leader di partito. La tattica ormai è sempre quella: così come per far passare il lodo Alfano (una legge che ha regalato l'immunità al premier dallo scomodo processo Mills che lo vedeva ormai alle strette nel ruolo di corruttore) Berlusconi aveva prima minacciato di fare una legge per rinviare e far saltare (grazie soprattutto alla prescrizione) 100mila processi, così stavolta per poter abolire le intercettazioni, isolare i magistrati e mettere sotto controllo politico i pubblici ministeri, è si è saliti ancora di tono, minacciando apertamente una riforma in senso presidenzialista dello Stato. Dei due mali, i nostri "coraggiosi" politici seglieranno il minore, e pur di far rientrare nei ranghi il Cavaliere in tema di presidenzialismo, gli daranno quasi sicuramente carta bianca sulla Giustizia.

Hanno cominciato Bossi ("Prima il Federalismo, poi si vedrà"; "Al momento il tema mi pare poco popolare in Parlamento"), La Russa ("Ci sono molti aspetti da chiarire") e Casini ("Berlusconi vuole diventare re e annullare il peso politico dei partiti come lo conosciamo noi") e hanno ovviamente rintuzzato i Democratici con Damiano ("Sarebbe più utile concentrare gli sforzi sulla crisi economica in atto").

Insomma, l'attenzione è stata spostata dalla Giustizia al Presidenzialismo con successo. Resta da chiedersi quando arriverà l'affondo finale.

Resta bene inteso che il Presidenzialismo non è un male assoluto, anzi, in alcuni paesi europei si è rivelato essere un'ottima forma di governance, ma in Italia in questo momento non è praticabile perché la concentrazione radiotelevisiva e giornalistica (e la manipolazione propagandistica dei media di conseguenza) nelle mani di Berlusconi è troppo schiacciante anche per una democrazia parlamentare. Ci sarebbe in queste condizioni, insomma, il rischio di dover ratificare il candidato unico (Silvio Berlusconi) alle ipotetiche Presidenziali 2013 in perfetto "stile Putin". Sarebbe troppo anche per gli italiani o forse no?


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