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L'Italia corre il rischio di una bancarotta? Due ipotesi a confronto

 |  Redazione Sconfini

italia, economia, sacconi, berlusconi, tremonti, rischio, bancarotta, bot, cctL'improvvida uscita, sebbene poche ore dopo parzialmente ritrattata come da bravo allievo berlusconiano, del Ministro Sacconi "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensioni e stipendi e faremmo la fine dell'Argentina" spalanca una serie di interrogativi che l'Italia non può far finta di ignorare.

La premessa, l'assioma di base, su cui fondano le riflessioni che proponiamo in questo articolo poggiano sul presupposto che Sacconi non può essere così stupido da diffondere sua sponte il panico nel Paese. Dobbiamo dare per assodato invece che sia una consapevole marionetta (assieme ai vari Ministri scelti dal premier come Mara Carfagna, Elio Vito, Maria Stella Gelmini, Angelino Alfano, Raffaele Fitto) nelle abili mani di Tremonti e Berlusconi e che quindi ogni sua iniziativa sia in realtà pianificata dalla coppia che comanda davvero.

Stabilito ciò, la risposta al cosiddetto rischio di default, ovvero la bancarotta dell'Italia prefigurata da Sacconi, ha due possibili interpretazioni che portano su strade molto diverse:

1. E' una bugia.

2. E' la verità.

Partiamo con l'ipotesi, allo stato delle cose, leggermente più realistica. E' una bugia.

Perché scatenare il panico? A chi giova far perdere fiducia verso il futuro prossimo e spaventare gli italiani, soprattutto i pensionati e i dipendenti pubblici che di ciò che è stato detto ricorderanno solamente: carenza di liquidità per pagare pensioni e stipendi?

In questo caso la risposta, l'unica possibile, è che in realtà questa mossa serve a far passare i prossimi e imminenti provvedimenti governativi altrimenti impopolarissimi come l'unica medicina per proseguire l'erogazione di stipendi e pensioni, evitando così nuove tumultuose proteste sociali come quelle che hanno animato il mondo della scuola e dell'università poche settimane fa.

Insomma, il messaggio che il Governo vuole iniziare a far passare alle famiglie italiane è: o accetti il taglio alla spesa sociale (spese ospedaliere, istruzione), il taglio sulla spesa pensionistica, l'aumento delle tasse (con magari anche l'introduzione della patrimoniale), la svendita del patrimonio statale (cessione immobili e quant'altro) fino ad arrivare ad una quasi inimagginabile uscita dall'euro oppure puoi dire addio al tuo stipendio, alla tua pensione al tuo futuro.

Convinti dalla televisione e dai telegiornali, gli italiani penseranno: ingoiamo questi rospi ma almeno andremo avanti. In questo modo il Governo potrà continuare l'opera avviata con il Decreto Gelmini evitando però stavolta le fastidiose e impopolari proteste di massa, le manifestazioni, i cortei e le occupazioni.

Analizziamo ora l'altra ipotesi. E' vero che l'Italia corre il rischio di finire in bancarotta. I segnali effettivamente non mancherebbero anche in questo senso.

Perché altrimenti il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel tentativo di limitare il panico disseminato dalle parole del collega Sacconi, ha addirittura spiegato il rischio che il Paese corre, esplicitamente negandolo, ma in realtà chiarendolo? Tremonti ha ricordato che il debito pubblico italiano è il terzo debito pubblico al mondo e che ci sarà nei prossimi mesi una serrata competizione con i nuovi debiti pubblici degli altri paesi occidentali per accaparrarsi la scarsa liquidità a disposizione del mercato finanziario attraverso l'emissione di titoli di stato.

I Paesi europei, ma non solo, più solidi dell'Italia hanno previsto un piano di aiuti alle loro economie anche del 7% dei rispettivi Pil (a proposito l'Italia per aiutare l'economia ha previsto interventi per solo lo 0,3% del Pil) e per per finanziare questi aiuti in larga parte metterà sul mercato titoli di stato per rimettere in moto l'economia (cosa che l'Italia non potrà mai fare) dilazionando i pagamenti con tassi che dipendono da due fattori:

- più alta è la concorrenza più alti saranno i tassi

- più il Paese che emette questi titoli è percepito come "a rischio" più alti saranno i tassi

L'Italia è quindi in una situazione pessima. Emetterà pochi titoli che si perderanno in una concorrenza particolarmente spietata e sarà costretta a promettere tassi alti per guadagnare in appetibilità (il nostro Paese gode di una fiducia limitatissima in campo internazionale e di scarissimo credito finanziario) che però non si può permettere siano eccessivamente elevati perché altrimenti non potrebbe ripagare i debiti, facendo la fine per l'appunto, dell'Argentina di qualche anno fa. Ma se i Bot e Cct italiani non saranno comprati, lo Stato in ogni caso finirà presto le risorse finanziarie per pagare il mostruoso debito pubblico che ha sulle spalle, e rischierà di fallire lo stesso.

Il mercato sta per essere nuovamente invaso di carta (titoli di stato) e non ha ancora smaltito l'imbroglio dei derivati (impegni di pagamento cartacei ad altissimo rischio). Ovvio che per prudenza ci si orienterà sulla carta buona (il debito contratto da una nazione in grado di ripagarlo). L'Italia, che vedrà scendere nel prossimo anno, il Pil, i consumi e le entrate fiscali, parte da una situazione difficilissima e le parole di Sacconi, che all'estero saranno elaborate con attenzione, non fanno altro che peggiorare le cose.

Per usare in termine dispregiativo un prodotto finanziario si usa oggi nel mondo la definizione: "bond argentino". E se in futuro si dirà "Bot italiano"?

Anche di fronte a questa ipotesi, tanto per ironizzare sugli inviti del premier, siate ottimisti e consumate. L'Argentina, dopo la bancarotta si è liberata delle infiltrazioni in economia delle multinazionali straniere, degli speculatori attivi nel sottobosco degli intrecci politico-malavitosi e ha cambiato tutta la classe politica dirigente. Che sia di buon augurio.


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