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Dopo Kramer contro Kramer, Alfano contro Alfano: l'inchiesta Why Not non ha pace

 |  Redazione Sconfini

Dopo Kramer contro Kramer sta per andare in scena una riedizione (solo per un caso di omonimia però) in salsa italiana: Alfano contro Alfano. Più precisamente Sonia Alfano, presidente dell'Associazione Vittime della Mafia, si scaglia (anche) contro la decisione del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il procuratore di Salerno Luigi Apicella e che è stata ratificata nelle scorse ore dalla sezione disciplinare del Csm.

Sonia Alfano, a sostegno di Apicella, ha aderito per il 28 gennaio prossimo a Roma a una manifestazione di piazza organizzata da un comitato promotore creatosi ad hoc. Le parole della Alfano sono durissime e mirano a riaprire uno squarcio sul fragoroso silenzio che la politica e la stampa ossequiosa hanno steso sull'inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris e sull'impropriamente detta - come vedremo - "guerra tra le Procure di Salerno e Catanzaro".

Per capire in sintesi la vera storia, in 10 punti, e la sua gravità di questo caso osiamo fare un brevissimo riassunto dei fatti senza volerne affermare l'esaustività.

1. De Magistris è un pubblico ministero che lavora a Catanzaro e che avvia, assieme ad altre inchieste come l'inchiesta Poseidone o quella definita Toghe Lucane, la scottante Why Not, che inizialmente pareva colpire solo l'allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Nel corso delle sue indagini sembra però essere vicino a scoprire un'incredibile economia illecita parallela in Calabria (e non solo) che coinvolge tantissimi politici locali e nazionali, faccendieri, uomini di legge, magistrati anche all'interno della procura di Catanzaro, imprenditori. Troppi i nomi importanti, troppe le possibili ripercussioni dell'indagine.

2. Nel 2007, allora, gli vengono tolte in una maniera assolutamente inedita e molto misteriosa le indagini, che praticamente devono ripartire da zero ed essere affidate ai magistrati meno "protagonisti" e più "affidabili". De Magistris viene così trasferito.

3. Per legge, a controllare sull'operato della procura di Catanzaro è la procura di Salerno, a sua volta controllata dalla procura di Napoli a sua volta De Magistris, Why Not, inchiesta, Poseidone, Toghe Lucane, Apicella, Salerno, Procurecontrollata da un'altra Procura. In questo modo tutte le Procure sono controllate tra loro e grazie a questo accorgimento non possono "mettersi d'accordo" per non mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda.

4. Salerno, che indaga sul caso De Magistris, chiede per molti mesi che Catanzaro passi gli incartamenti per poter indagare sul trasferimento di De Magistris e per verificare se questa inchiesta debba ripartire o meno.

5. Catanzaro per moltissimi mesi non consegna le carte - che per obbligo doveva consegnare alla Procura controllante per legge - e così Salerno manda i Carabinieri ad effettuare il sequestro della documentazione.

6. Rompendo le regole, Catanzaro - che non potrebbe farlo da sola, ma dovrebbe semmai passare attraverso la Procura di Napoli - si sogna di fare un controsequestro dei fascicoli ristabilendo lo status quo.

7. Quindi la guerra di Procure è un'invenzione politico-giornalistica falsa e becera. Salerno ha fatto il suo dovere, nel tentativo di fare ripartire le indagini ed eventualmente fare giustizia, Catanzaro ha commesso diversi illeciti e scavalcato molte regole.

8. Il Ministro della Giustizia, compiendo per la prima volta nella storia d'Italia (monarchica, fascista e repubblicana) entra nella "diatriba" e con un provvedimento d'urgenza chiede il trasferimento di 7 magistrati tra Salerno e Catanzaro e colpisce più duramente di tutti proprio Apicella, il magistrato di Salerno che ha chiesto il sequestro dei fascicoli Why Not, sospendendolo dall'incarico e togliendogli addirittura lo stipendio perché il decreto di perquisizione e sequestro era "illegittimo, infondato, abnorme, spregiudicato, acriticamente a sostegno delle tesi di De Magistris".

9. Per far passare questa teoria, l'unico modo era di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame. Alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell'ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell'inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso appunto al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione. Il Tribunale del Riesame di Salerno ha respinto i ricorsi dei quattro indagati e ha dichiarato dunque fondato, legittimo e impeccabile il provvedimento.

10. Nonostante ciò, la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione delle funzioni e dallo stipendio di Apicella, di fatto appiattendosi sulle posizioni governative e sulle imposizioni politiche, rifiutando tutto il percorso che la legge e la Giustizia invece stanno dimostrando. Anche l'Associazione Nazionale Magistrati asseconda con il suo silenzio questi atti illegali ed eversivi.

Da queste considerazioni nasce l'idea della manifestazione del 28 gennaio a Roma, alla quale aderirà anche l'Associazione Nazionale Vittime della Mafia e la cui presidentessa Sonia Alfano è schierata in prima linea:  "La sospensione di Apicella - ha dichiarato la presidentessa Alfano - è l'atto di completamento della distruzione del sistema democratico italiano. La Procura di Salerno è stata smantellata dal potere politico senza alcuna motivazione sensata, ma solo per aver avuto l'ardire di indagare su politici, imprenditori, amministratori e funzionari corrotti".  Da qui il nostro esordio dell'Alfano contro Alfano.

I guai dell'Italia, insomma non sembrano essere solo economici o legati al crescente debito pubblico, almeno stando alle dichiarazioni di Sonia Alfano, che parla addirittura di colpo di stato.

Sonia Alfano se la prende anche con la reazione dell'Anm: "La prova definitiva che la nostra democrazia sia ormai moribonda sta nelle dichiarazioni del presidente dell'Anm, Luca Palamara, che considera come 'anticorpi' del sistema istituzionale un'arbitraria decisione politica a danno della sacrosanta autonomia della magistratura. Se anche gli organi associativi della magistratura si sono adeguati al piccolo colpo di Stato che la decisione del Csm ha sancito non resta altro da fare che scendere in piazza in prima persona a pretendere che in Italia si reinstauri un sistema democratico".


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