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Dopo 20 anni il centro torna ad essere decisivo in politica

 |  Redazione Sconfini
casiniBerlusconi corteggia Casini. Perché? Sono due i binari lungo i quali il cavaliere cerca di muoversi dall'impasse che i processi a suo carico in procinto di riaprirsi hanno generato nel governo e nella maggioranza. Il "grande centro", l'edizione aggiornata (ma neanche tanto) della vecchia Balena Bianca che sta prendendo corpo in questi giorni con l'avvicinamento di Rutelli all'Udc smaschera molti dei giochetti politici strategici in vista delle prossime consultazioni elettorali.

Da un lato quindi Berlusconi si cautela con il leader centrista Pierferdinando Casini per blindare quante più regioni possibili che andranno alle urne tra pochi mesi, dall'altro ovviamente è in fibrillazione per i suoi problemi giudiziari. Il processo Mediaset e quello Mills non lo fanno dormire di notte e, se anche in uno solo dei due casi, dovesse finire male per Berlusconi potrebbe essere la fine dei suoi sogni di gloria. L'aver ceduto due importanti regioni del Nord a Bossi ha rinsaldato l'alleanza con il Carroccio, ma i veri problemi Berlusconi se li ritrova in casa. Gianfranco Fini e una parte dell'ex An scalpita per smarcarsi definitivamente dalla melma in cui sguazzano i forzisti in queste settimane e il presidente della Camera prosegue nel suo lento (forse troppo) intento di staccarsi dal Pdl, almeno per come lo è ora.

Fin qui si pensava che Fini avesse trovato il suo naturale alleato istituzionale non tanto nel rissoso, xenofobo e antieuropeo movimento leghista quanto piuttosto proprio in quel centro liberale che è incarnato in Casini. Troppe sarebbero però le perdite in termini di voti per Berlusconi che così ha deciso di convincere i centristi a tornare nella casa madre dell'ex polo del "buongoverno". Due coalizioni di centrodestra avversarie su molti temi (laicismo, europa, legalità, lotta alla criminalità, integrazione, politiche economiche) avrebbero confuso e frammentato un elettorato che si è dimostrato tanto compatto quanto più semplice era l'identificazione di un leader. Ora siamo al momento chiave: le sorti politiche italiane, incredibilmente sono di nuovo appese al centro (nonostante esso rappresenti un 7% scarso dell'elettorato). Dalla risposta di Casini dipenderà il futuro di Berlusconi che da par suo avrà certamente messo sul tavolo un'offerta irrinunciabile.

Se Casini accetterà, allora Berlusconi potrebbe aver trovato un altro alleato per fare le riforme necessarie a salvarsi da probabilissime condanne e per far man bassa alle prossime regionali. Se Casini non accetterà l'offerta si potrà cominciare a pensare ad un nuovo modello di centrodestra italiano finalmente libero da Berlusconi, le sue veline e i suoi processi.

Si dirà: ma non basta l'Udc per fare le riforme!

E invece sì, perché il Pd, ormai tornato in mano a D'Alema con la vittoria di Bersani alle recenti primarie, dopo che Berlusconi si è impegnato a sostenere proprio D'Alema nella candidatura a Ministro degli Esteri europeo, è su questo tema saldamente in mano al Cavaliere. Come da manuale dell'inciucio.

Anche sul fronte del centrosinitra i movimenti tellurici non mancano. Mentre il Pd è di nuovo scomparso dalla scena politica nazionale (c'è da sostenere D'Alema in questo momento), si assiste in queste settimane ad un inedito avvicinamento tra i comunisti e dipietristi, che temono forse di venire presto scaricati proprio dai democratici. I due movimenti organizzano manifestazioni insieme, convegni insieme, vanno d'amore e daccordo nei talk show televisivi e stanno quindi dando la sensazione di essere pronti ad un matrimonio tra due culture diametralmente diverse (Idv ha una matrice anticomunista nel suo animo) ma unificabili su molti temi di interesse realmente popolare.

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Foto tratta da wikimedia commons


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