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Le rivelazioni shock della settimana: Lavitola, De Gregorio, Craxi

 |  Redazione Sconfini

In un paese dannatamente smemorato come l'Italia è cosa buona e giusta rispolverare di tanto in tanto alcuni scandali più o meno celati, più o meno eversivi e più o meno indicativi dello stato in cui si dibatte dal punto di vista morale il Paese.

L'attuale situazione ha infatti origini lontane, da quando l'intreccio politica-criminalità-imprenditoria ha portato nuovi modelli di corruzione in una realtà nazionale che non aveva evidentemente gli anticorpi sufficienti per respingerli. Additare a Craxi l'inizio della fine dell'esperienza democratica successiva alla resurrezione civica dell'Italia del secondo dopoguerra non è del tutto esemplificativo, ma di certo si può individuare in lui e nei "mariuoli" che lo hanno assecondato, corrotto, protetto e santificato il segnale di svolta in negativo.

Le ultimissime dichiarazioni che personaggi di secondo livello stanno rilasciando ai pm titolari di diverse indagini, se fossero dimostrate, regalerebbero un quadro deprimente ma finalmente chiaro su ciò che è avvenuto (e che probabilmente avviene ancora) in Italia a partire almeno dall'inizio degli anni '90.

La prima rivelazione è di Mauro Velocci, il presidente del consorzio di imprese italiane che avrebbero pagato tangenti per costruire carceri a Panama, teste chiave nelle indagini che coinvolgono Lavitola: "Lavitola mi ha raccontato che lui era il pupillo di Craxi e che quando Craxi, da latitante, fuggì in Tunisia a lui (e cioè a Lavitola) era affidato il compito di portare i soldi in contante da Berlusconi a Craxi che si trovava in Tunisia".

Berlusconi sarebbe quindi protettore di un politico latitante che continuava a "corrompere" ovvero a finanziare anche durante il periodo di latitanza? Perché l'ex premier doveva ancora sdebitarsi con "Bottino"?

La seconda notizia riguarda invece il senatore Sergio De Gregorio (ex Idv: a proposito ma come li sceglie Di Pietro i suoi uomini?) che sul finire del 2007, secondo il suo commercialista Andrea Vetromile, sarebbe stato corrotto per far cadere il governo Prodi e favorire la restaurazione di Berlusconi.

Berlusconi sarebbe quindi l'utilizzatore finale di una corruzione gravissima, ai limiti del colpo di stato. A farlo tornare al potere, dopo l'aiuto di questi personaggi dalle spiccate attitudini a delinquere, ci avrebbe poi pensato la propaganda di regime e l'inesistenza di un'opposizione a sua volta rapita dalla potenza di fuoco della macchina berlusconiana.

Il punto chiave cui dare risposta però è un altro: potrà accadere di nuovo? E quando?

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