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Napolitano tenta il salto della quaglia sul carro grillino

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Tutto si può dire di Napolitano tranne che non sia bravo a fiutare la direzione che prenderà la politica nell'immediato futuro.

Il voltagabbana Casini è solo un dilettante rispetto alle giravolte che ha fatto nel corso della sua estremamente lunga storia politica il "nostro" (si fa per dire) Presidente della Repubblica.

Fascista universitario. Nel 1942 tira aria di fascismo e lui si iscrive al GUF (Gruppo Universitario Fascista).

Comunista giusto in tempo. Nel 1944 le cose si mettono male e lui entra in contatto con i comunisti e aderirà nel 1945 al Partito Comunista Italiano giusto in simultanea con il crollo del regime fascista.

Deputato da 61 anni. Entra a Montecitorio nel 1953 con il PCI.

Stalinista e filosovietico. Nel 1956 l'URSS era la potenza egemone in Europa Orientale e foraggiava il partito comunista italiano. Così, durante la repressione dei moti ungheresi attivati dalla voglia di libertà del popolo oppresso dal socialismo reale a suon di carri armati sovietici e stragi di civili Napolitano elogiò l'intervento russo: "L'intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo". Un vero amante della democrazia.

Migliorista e un po' craxiano. Alla fine degli anni '60 il fiuto del segugio Napolitano lo porta a diventare uno dei leader della corrente di destra del PCI che fu ribattezzata "migliorista" che aprirà le porte a un rapporto lungo e intenso sebbene alterno con Craxi, che fu scaricato da Napolitano nel 1994 casualmente quando Bottino scappò dall'Italia per evitare la galera. Indimenticabile la riflessione di Bottino: "Come credere che il Presidente della Camera, on. Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del PCI e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell'Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del PCI e i paesi dell'EST? Non se n'è mai accorto?"

Tangenti a Carnevale. Secondo la sentenza sulle tangenti per la metropolitana di Milano era Luigi Majno Carnevale a occuparsi del ritiro delle quote spettanti al partito comunista e di girarle in particolare alla cosiddetta "corrente migliorista" che "a livello nazionale", "fa capo a Giorgio Napolitano".

Antisovietico. L'Unione Sovietica entra in crisi profonda e Napolitano in occasione dell'invasione sovietica in Afghanistan cambia idea criticando l'operazione dell'Armata Rossa.

Diverso io? Giammai. Nel 1981 si scaglia dalle colonne dell'Unità contro Enrico Berlinguer che pose al centro dell'agenda politica della sinistra la questione morale e l'orgogliosa riaffermazione della nostra diversità".

Filoamericano. Dopo aver voltato le spalle all'URSS Napolitano è dal 1985 propugnatore della piena e leale solidarietà agli USA e alla NATO. Per l'Unione Sovietica i giorni sono contati.

Ministro tutto d'un pezzo. Da ministro dell'Interno del Governo Prodi I spicca la sua scelta di secretare le confessioni su quella che oggi conosciamo come terra dei fuochi tra Napoli e Caserta, agevolando così per molti lustri sversamenti di rifiuti inquinanti e roghi incontrollati nelle due provincie che da anni contano un numero impressionante di morti per tumore e bambini malformati. Nel contempo si lascia scappare all'estero Licio Gelli nel 1998 il giorno della divulgazione della sentenza definitiva di condanna per depistaggio e strage da parte della Cassazione.

Cribbio di un presidente. Dal 2006 è presidente della Repubblica. Si impiccia delle indagini su Vittorio Emanuele di Savoia e sull'avocazione delle indagini delle inchieste di De Magistris. Poi firma una montagna di leggi porcata molte delle quali incostituzionali alla velocità della luce: lodo Alfano, lodo Schifani, scudo fiscale, legittimo impedimento, indulto extralarge esteso ai colletti bianchi, distruzione dossier security Telecom, salva-Pollari, ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, raddoppio iva a Sky, decreto salva-liste PDL in Lazio, pacchetti sicurezza di Maroni contenenti norme razziali anti-rom ecc. Fa distruggere le sue telefonate con Mancino forse utili per capire la trattativa Stato-Mafia dei primi anni '90, impone Monti nel 2011 a presidente del Consiglio in nome dell'austerità e delle lacrime e sangue per metterci in linea con l'Europa. Firma il decreto Fornero contribuendo a formare la nutrita pattuglia di esodati. Applica il potere di grazia alla cazzo di cane come nel caso Sallusti o in quello del colonnello Joseph L. Romano. Berlusconi lo adora e ne consiglia la rielezione dopo aver constatato l'impossibilità di mandare lui stesso o un suo impiegato al Quirinale.

Doppio cribbio! Contro il desiderio di rinnovamento espresso dagli elettori in occasione delle politiche 2013 si fa rieleggere con i voti decisivi di Berlusconi a presidente della Repubblica e si erge a paladino dell'inciucio in nome della stabilità e dell'euro a tutti i costi anche di un'austerità prolungata imponendo un altro premier: Enrico Letta (PD), nipote di Gianni Letta, uomo ombra di Berlusconi nei palazzi del potere. Difende l'esecutivo ad ogni costo, anche prevaricando i diritti delle opposizioni come nell'ultimo caso della sua più recente creatura politica: Laura Boldrini della la Ghigliottina.

No all'austerità. Ora Napolitano deve aver fiutato l'aria che cambia e al parlamento europeo ha chiesto a gran voce di porre fine alle politiche recessive che hanno soffocato a morte il Paese. Rinnega così 3 lunghi anni di agonia da lui stessa provocata con i governi Monti e Letta, ma sui quali non ci ha messo la faccia direttamente. Se tutto va come deve andare siamo vicini a una svolta.

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