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Primarie Pd: ma perchè anche qui gli elettori Pd devono votare Berlusconi?

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L'8 dicembre il Partito Democratico eleggerà il suo nuovo segretario nazionale (e candidato premier? Forse sì, anzi no, beh c'è Letta, sì, no, adesso sì, eh vediamo, ma sì, anzi no).

Un nuovo entusiasmante modo per racimolare qualche milione di euro (visto che non bastano le decine di milioni incassati ogni anno grazie ai "rimborsi" elettorali) togliendoli dalla tasche degli eroici elettori e per glorificare la macchina democratica più oliata dell'occidente. Quella che in campagna elettorale dice una cosa: "premier Bersani - eletto dalle primarie - e mai con Berlusconi" e invece presenta in tavola un piatto ben diverso: "premier il nipote di Gianni Letta e governo con Berlusconi".

Le campagne di tesseramento sono state una vera barzelletta, con capi bastone e traffichini di lungo corso con notevoli pendenze penali che hanno portato nelle sedi locali (pagando le tessere) intere corriere extracomunitari, senza tetto, disadattati sociali. Mancavano i personaggi del circo Togni e gli animali dello zoo, ma quelli per ora sono appannaggio del Pdl (o di Forza Italia, anzi Pdl, anzi Forza Italia, no ancora Pdl, a breve Forza Italia) che tra Brunetta e Carfagna, pitonesse, elefanti, falchi, falchetti, pappagalli, colombe, Dudù, Lupi, Formigoni, Cicchitto, gli alfaniani e chi più ne ha più ne metta se la passa davvero male.

La scelta dei cosiddetti elettori delle primarie si dipanerà tra 4 candidati. La battaglia sarà tutta tra Matteo Renzi (cioè Berlusconi) e Cuperlo (cioè D'Alema quindi Berlusconi). Non si capisce che male abbia fatto questo valido corpo elettorale per meritarsi questa sciagura ma tant'è.

Gli altri due candidati sono Gianni Pittella, figlio d'arte (papà Domenico fu senatore) e ora vicepresidente del Parlamento UE cui si prospetta un succulento 2 o 3% (e che quindi sarà fuori dalla consultazione) e Giuseppe Civati. Su quest'ultimo è assolutamente meritoria una disamina più approfondita. Civati incarna quello che semplificando al massimo possiamo definire grillino di sinistra. Fosse stato lui anziché Bersani il leader del Pd alle elezioni dello scorso febbraio il M5S avrebbe probabilmente perso gran parte della sua forza esplosiva in termini di suffragio: legalitario, antiberlusconiano al punto di rifiutarsi di votare la fiducia a Letta, con solide basi politiche nella socialdemocrazia europea, promotore di un sano welfare, vicino a Occupy Pd, giovane vero amato dai giovani, attento ad un approcio più generoso a scuola , istruzione e ricerca. Insomma almeno a parole l'uomo giusto per incarnare l'ala laica del centrosinistra italiano che sappiamo essere maggioritaria. Le sue parole e i suoi atti sembrano sinceri, tuttavia non può sfuggire che al Pd la sua presenza fa molto comodo per non perdere anche il voto dell'elettorato giovane di sinistra benpensante che ha paura del dirigismo grillino.

Nei fatti, il povero Civati è trattato come un appestato: i vertici praticamente non lo nominano nemmeno, nonostante la mozione più solida e in linea con gli ideali teorici del Pd voluto da Prodi viene estromesso dalle aperture dei giornali del sistema. Una mosca bianca, un battitore libero di fare un po' di utile casino nella stantia sceneggiata del pluralismo democratico che dovrebbe regnare nel partito. Niente di più.

Tutta la campagna mediatica di queste primarie si sta concentrando sui due rigurgiti berlusoniani non a caso quasi del tutto vuoti nei contenuti e questo induce a pensare che a Civati saranno lasciate le briciole (forse il 15%?).

A meno che l'elettorato Pd non abbia un sussulto d'orgoglio, non apra gli occhi, non si informi. Il vento tira per Renzi, anche se una parte dei cosiddetti leader della segreteria nazionale si chiude a testuggine proponendo il nome di uno sconosciuto di scuola dalemiana. A completare il quadro tafazziano occorre ricordare quanto ormai sia assodato da molti corsivi apparsi sulla stampa e mai veramente smentiti che i 101 che affondarono Prodi furono grandi elettori prevalentemente di matrice dalemiana e renziana: quindi chi voterà Cuperlo e Renzi in qualche modo avvallerà lo scellerato tradimento dei 101.

Siamo oltre la sindrome di Stoccolma. Per questo motivo non ci sono speranze

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