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Asma: non bisogna mai abbassare la guardia

 |  Redazione Sconfini

Ricorrenti crisi di dispnea, respiro sibilante, senso di costrizione toracica e tosse, specialmente di notte e/o al mattino presto: sono i sintomi dell’asma, una delle malattie croniche più diffuse al mondo, con una prevalenza sempre maggiore soprattutto nei bambini.

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree che, seppure possa essere trattata e mantenuta sotto controllo nel tempo, è frequentemente trascurata. “Si deve invece – spiega il dottor Franco Crismancich, specialista in pneumologia e tisiologia alla Casa di Cura Pineta del Carso di Trieste – continuativamente curare l’infiammazione affinché non cronicizzi, normalizzare il broncospasmo e la secrezione dai bronchi. Quando la terapia non è adeguata, l’infiammazione persistente che ne deriva può provocare una cronicizzazione dell’asma rendendola non più responsiva ai farmaci”.

 

Quali sono i più comuni fattori di rischio?

“L’esposizione ad allergeni degli ambienti interni come gli acari (presenti in materassi, coperte, divani e altri complementi dell’arredamento imbottiti), peli di animali, pollini, muffe, allergeni di origine professionale, fumo di tabacco, inquinanti atmosferici, intense emozioni come riso e pianto, sostanze chimiche e farmaci (aspirina e beta-bloccanti), cambiamenti di temperatura caldo/freddo, profumi, candele profumate, incensi. Stimoli minimi di questi fattori possono scatenare in soggetti predisposti ed a rischio un’iperreattività bronchiale specifica dell’asma”.

 

Si può parlare di familiarità o fattori ereditari che determinano l’asma?

“È assolutamente ed ampiamente dimostrata l’ereditarietà della predisposizione all’asma”.

 

Quali sono i sintomi acuti che determinano il sospetto d’asma?

“Broncospasmo e respiro sibilante, tosse persistente oltre le due settimane dopo un raffreddore”.

 

Come viene classificata l’asma?

“L’asma viene classificata in base alla gravità dei sintomi in: asma intermittente, quando i sintomi (tosse, broncospasmo e costrizione al torace) sono presenti meno di una volta alla settimana, asma lieve persistente, asma persistente di media gravità e grave se in forme e frequenza maggiori. La gravità è diversa da soggetto a soggetto e può cambiare nel tempo nello stesso individuo. La classificazione dello stadio di gravità su base sintomatica e funzionale determina il trattamento e lo schema farmacologico: basta un sintomo o una crisi riconducibile a un certo grado per classificare il paziente in uno stadio di maggiore gravità e ricalibrare e adeguare la terapia”.

Le crisi d’asma (riacutizzazioni) sono episodiche, ma l’infiammazione è costante?

“La definizione stessa di asma quale patologia infiammatoria sottintende che lo stato infiammatorio sia presente persistentemente anche se il soggetto apparentemente sta bene ed ha solo lievi sintomi: questo è un concetto che deve essere assunto dai pazienti per comprendere l’importanza del costante controllo dei fattori di rischio, della terapia adeguata per normalizzare la funzionalità bronchiale e prevenire le riacutizzazioni. Il soggetto asmatico non deve mai abbassare la guardia, anzi deve seguire costantemente i consigli e le prescrizioni dello specialista e del medico di medicina generale, con i quali è necessario stringere un patto di fiducia e collaborazione reciproca avente come fine non la guarigione definitiva ma il controllo sintomatico dell’asma, così da modificare la terapia secondo uno schema proposto e ottenere una soddisfacente qualità di vita. Attualmente abbiamo a disposizione un’indagine strumentale altamente specifica che identifica un soggetto asmatico misurando, anche in assenza di sintomi acuti, nell’aria espirata la quantità di ossido nitrico prodotto da parte degli eosinofili (classe di linfociti coinvolti nell’iperreattività).

 

L’asma può essere prevenuta?

“Certamente, riducendo l’esposizione al fumo passivo e agli allergeni in casa (acari e polvere). Ciò consente di prevenire l’insorgenza della patologia in lattanti e bambini con familiarità di asma e di allergia. Allo stesso modo la riduzione di alcuni inquinanti nel posto di lavoro riduce la sua comparsa nei lavoratori a rischio che sono esposti”.

 

Su quali evidenze e prove si basa la diagnosi?

“La diagnosi clinica di asma risulta frequentemente partendo dai sintomi descritti in precedenza. La misurazione della funzionalità respiratoria e la reversibilità dei parametri anormali sono fortemente suggestivi nella diagnosi. Un esame obiettivo del torace negativo non esclude l’asma. Le prove di funzionalità respiratoria (spirometria e verifica se la broncodilatazione è minore o maggiore del 12%) misurano l’ostruzione del flusso aereo e sono utili nella diagnosi d’asma e nel monitorarla. Il test di stimolazione della metacolina (dose dipendente) qualora produca un’ostruzione maggiore del 20% in soggetti con anamnesi compatibile, ci permette di fare una diagnosi di positività all’asma”.

 

Qual è la terapia da utilizzare a lungo termine e nelle crisi?

“L’approccio graduale al trattamento farmacologico ha lo scopo di mantenere sotto controllo la patologia usando la quantità minore possibile di farmaco che sia efficace sui sintomi con continuità. Ribadisco l’assoluta necessità di collaborazione tra medico e paziente, di attenersi allo schema terapeutico che prevede, nella prassi consolidata di base, gli steroidi (cortisone), tranne nei primissimi stadi. Successivamente le dosi di cortisone si possono raddoppiare aggiungendo il broncodilatatore o l’antileucotrienico (farmaco antinfiammatorio). La somministrazione di farmaco per via inalatoria è preferibile rispetto a quella orale perché raggiunge concentrazioni locali più alte, e quindi è più efficace ed ha meno effetti collaterali. Nelle fasi acute risultano efficaci sedute di aerosol, e nella terapia di mantenimento a lungo termine dosi minime a cadenza bigiornaliera sono solitamente efficaci nel prevenire le crisi e le riacutizzazioni. Le terapie desensibilizzanti (vaccini) funzionano in casi selezionati e se praticati nei confronti di pochi allergeni preventivamente individuati”.

 

Ci sono farmaci da evitare e regole di igiene ambientale da rispettare per non scatenare l’asma?

“Si deve evitare l’uso di beta-bloccanti, aspirina e i FANS se si è allergici. Importanti sono tutti quegli accorgimenti che garantiscano l’igiene ambientale della casa, degli ambienti di lavoro e di soggiorno abituale, e che non favoriscano l’esposizione a fattori di rischio genericamente o soggettivamente responsabili di episodi asmatici”.

Ignazia Zanzi

 


 

SEI UN ASMATICO?

 

- Hai avuto uno o più attacchi di respiro sibilante (con il fischio)?

- Hai una tosse fastidiosa durante la notte?

- Hai tosse o respiro sibilante dopo uno sforzo?

- Hai tosse, respiro sibilante o costrizione al petto dopo un’esposizione ad allergeni o sostanze inquinanti trasportati dall’aria?

- I tuoi raffreddori interessano anche i bronchi e durano più di dieci giorni?

- Usi farmaci antiasma? Spesso?

 

Se rispondi “Sì” a una di queste domande rivolgiti al tuo medico di fiducia.

 


 

UN’EFFICACE IGIENE E PROFILASSI AMBIENTALE PER PREVENIRE EPISODI ASMATICI

 

> Ridurre l’esposizione agli allergeni dell’acaro.

Rivestire materassi e cuscini con barriere antiacaro che certifichino l’impermeabilità agli allergeni; esporre al sole e lavare frequentemente a 60 gradi piumoni e coperte; rimuovere tappeti e moquette quando non fosse possibile pulirli settimanalmente con aspirapolvere dotato di filtro HEPA in grado di bloccare oltre il 99% degli allergeni aspirati; nella camera da letto l’arredo deve essere di facile pulizia e povero di oggetti che accumulano polvere; il bambino allergico deve evitare di giocare carponi, saltare sui letti e divani, e praticare movimenti che disperdono nell’aria allergeni; le pulizie domestiche devono essere fatte con un panno umido.

 

> Ridurre l’esposizione agli allergeni del gatto e del cane.

Allontanare gli animali e ricordare che gli allergeni si possono trovare anche in ambienti che non hanno mai ospitato animali perché veicolati ovunque dalle fibre degli indumenti, e che possono rimanere in concentrazioni elevate anche 6-7 mesi dopo che l’animale è stato allontanato; se non è possibile allontanare gli animali, tenerli almeno fuori dalla casa e vietare loro di entrare in camera da letto; lavarli frequentemente o in alternativa pulirli spesso con un panno umido; usare un depuratore d’aria che riduce gli allergeni in sospensione nell’aria.

 

> Ridurre l’esposizione agli allergeni delle muffe.

Mantenere l’umidità relativa sotto al 50% ventilando adeguatamente gli ambienti e usando un deumidificatore; eliminare muffe con prodotti fungicidi con soluzione di acqua e candeggina al 10%; pulire periodicamente i filtri dei sistemi di riscaldamento, di condizionatori e deumidificatori; limitare l’uso di piante ornamentali all’interno della casa; riservare particolare attenzione a case ed ambienti freddi e umidi chiusi da tempo; rimuovere le muffe e asciugare l’ambiente.

 

 

In collaborazione con Help!

 

 


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