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Intolleranze alimentari: vere o presunte?

 |  Redazione Sconfini

Una varietà di sintomi, fisici e psicologici, è alla base di diagnosi di intolleranza alimentare che interessano sempre più pazienti. Colpa della mancanza di varietà alimentare o effetto di sostanze contenute nei cibi che fanno parte della dieta abituale od occasionale?

La risposta è molto complessa. Complesso è il riconoscimento della sintomatologia riconducibile ad un’intolleranza alimentare, incerti gli iter diagnostici; differenziati gli approcci terapeutici, che in generale propongono dieta di esclusione.

Identificare con test affidabili le allergie alimentari è possibile, in quanto mediate immunologicamente. Per le intolleranze questi non sono validi. In generale, tali casi sono descritti come progressivi fenomeni sub-clinici, che giorno dopo giorno provocano stati infiammatori che possono determinare malattie sicuramente impegnative. Cattiva digestione, dolori artritici, stanchezza cronica, tensione, ansia, emicrania, iperattività, faringiti, otiti, tonsilliti, orticarie, una varietà di sintomi riconducibili ad un fenomeno di accumulo di tossine nell’organismo, o sensibilità cerebrale.

intolleranze alimentariL’alimento non causa, ad esempio, faringite ma determina uno stato infiammatorio che predispone all’infezione di batteri o virus. Per migliorare gusto, aspetto e conservazione dei cibi questi vengono addizionati con conservanti, coloranti, antiossidanti. Questi additivi possono essere causa di reazioni avverse che possono interessare cervello, vari organi interni, la pelle.

L’intolleranza alimentare è legata alla dose dell’alimento assunto, o a disfunzioni delle catene enzimatiche deputate all’assorbimento attivo di costituenti alimentari. L’intolleranza alla fenilalanina provoca fenilchetonuria, associata a disturbi neuropsichiatrici. Quella alla leucina provoca la leucinosi o malattia delle urine caratterizzata da ritardo motorio e mentale. La galattosemia consiste nell’impossibilità del neonato di trasformare il galattosio in glucosio, con conseguente ritardo nello sviluppo. Colpisce invece molti soggetti adulti, con sintomi variabili, l’intolleranza al lattosio.

Se per alcune di queste intolleranze è fondamentale la diagnosi precoce per prevenire gli effetti sul sistema nervoso ed è sufficiente non assumere i principi attivi responsabili (con diete ad eliminazione), per altre non essendo disponibili test scientificamente attendibili la diagnosi è incerta, ma diventa un affare. Molti disturbi vengono definiti o col fai da te o con percorsi alternativi, mentre la medicina ufficiale specialistica è molto più cauta e scettica sulle intolleranze alimentari.

Chi presenta sintomi specifici deve rivolgersi a specialisti, che oltre alla diagnosi siano in grado di fornire risposte pratiche e credibili, terapie che si prefiggano di riconquistare la tolleranza e non solo di eliminare gli alimenti, prodotti alternativi facilmente reperibili che non siano favorenti condizioni di malnutrizione, specie nei bambini.

Ignazia Zanzi

Per chi non lo sapesse...

Allergia alimentare: reazione negativa del corpo all’ingestione di alimenti, mediata dal sistema immunitario. I sintomi si scatenano entro pochi minuti (da 2-3 minuti fino a 30-120 minuti) dall’assunzione di un particolare alimento o gruppo di alimenti, anche in dosi minime. L’organismo si sensibilizza verso l’allergene, inizia a produrre anticorpi specifici (IgE) che si attivano ogni volta avviene un nuovo contatto con l’alimento responsabile. La sintomatologia va dal prurito, a labbra gonfie, bocca irritata, orticaria, crampi addominali, vomito, diarrea. In rari casi si ha edema della glottide e shock anafilattico, che può mettere in pericolo la vita del paziente. Gli alimenti che più facilmente danno allergie sono il latte di mucca, l’albume delle uova, alcuni frutti, verdure, pesci e crostacei, carni animali, semi e noci, frumento, soia.

Intolleranza alimentare: anomala risposta a cibi ingeriti che provoca sintomi e segni variabili a seconda del caso, non dipendente dal sistema immunitario (non sono prodotte IgE specifiche). Queste risposte anomale sono collegabili a fattori individuali, come la carenza di enzimi o di recettori. Tra le più diffuse, quelle al lattosio (ben tollerati yogurt e formaggi stagionati), ad alimenti ricchi di istamina e tiramina (presente in alcuni formaggi stagionati, fragole, crostacei, pesci in scatola, vino rosso) che provocano emicrania e innalzamento della pressione arteriosa, e quelle alle xantine (contenute in farmaci ma anche caffè, tè e cioccolata) che provocano tachicardia, insonnia, reflusso gastrofaringeo con bruciore, acidità e difficoltà digestiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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