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Errori in sala parto: errori? (la replica)

Il mese scorso dalle pagine di Help! Francesco Morosetti, autorevole collaboratore della nostra testata, ha ribattuto ad un articolo pubblicato sul portale Sconfini.eu a firma Tu.Di.Ma. dal titolo "Errori in sala parto". Tu.Di.Ma. per il tramite del responsabile delle relazioni esterne Livio Biloslavo ci ha chiesto, a seguito della circostanziata ribattuta del nostro giornalista, di pubblicare alcune precisazioni in merito ai contenuti di tale articolo. Riceviamo e pubblichiamo

Pierpaolo Gregori, direttore di Help!

 

Caro direttore,

ti ringrazio dello spazio che mi concedi per potere rispondere al lungo articolo del dottor Morosetti pubblicato sul numero 61 di Help!, che mi consente di presentare anche ai tuoi lettori Tu.Di.Ma. e di chiarire alcuni aspetti della nostra partecipazione a Sconfini.eu.

 

Nel suo articolo il dottor Morosetti fornisce un’interessante spiegazione su cosa siano la distocia di spalla e la manovra di Kristeller e su quante volte capitino durante i parti, riportando a riguardo pareri di suoi illustri colleghi, ma poi scade in banali considerazioni sul ruolo e la competenza di magistrati e periti, sull’utilità della nostra azione e sui reali beneficiari della stessa, per terminare con un’accorata difesa, degna di miglior causa, d’una tesi cara alle compagnie di assicurazione, secondo la quale chi subisce un danno dovrebbe, in realtà, pagarselo da sé per non gravare sui (sempre più floridi, in verità) bilanci delle medesime.

 

Io qui non intendo entrare nel merito della questione tecnica: non ne ho la competenza dal momento che la mia formazione è giuridica, non medica. Il parere tecnico, tuttavia, rimane quello pubblicato su www.sconfini.eu, espresso dalla Commissione medica di Tu.Di.Ma., della quale io mi fido completamente conoscendo i professionisti che l’hanno composta e sapendo come le loro valutazioni siano sempre state libera espressione della “scienza e coscienza” di ciascuno di essi.

 

Ma cerco di procedere con ordine e sin d’ora mi scuso con i lettori se mi rivolgo direttamente all’autore dell’articolo pubblicato sullo scorso numero di Help!.

 

Inizio dandole ragione su una cosa, dottor Morosetti: inserire i nostri vagli sotto il titolo “Malasanità” non è appropriato. Perché, facili demagogie a parte, in Italia la sanità funziona – e abbastanza bene – se rapportata a quanto accade negli altri Paesi, europei e non. Funziona abbastanza bene anche se è certamente migliorabile. “Malasanità”, pertanto, è un termine fastidioso anche per me. Si tratta di un neologismo d’invenzione giornalistica (come “Tangentopoli” o “Vallettopoli”, per citare i primi che mi vengono in mente) che racchiude in sé qualsiasi cosa non funzioni nel mondo della saaltnità lato sensu: dalle esagerate attese per esami clinici importanti, alle esasperanti code nei Pronto soccorso, agli sprechi di denaro pubblico per strutture o macchinari che non entrano mai in funzione, agli abusi edilizi nella costruzione di strutture sanitarie, pubbliche o private, ai danni derivati da errori professionali in ambito sanitario. Solo di quest’ultimo aspetto si occupa Tu.Di.Ma. ed esclusivamente a fini risarcitori.

 

Non ripeterò qui i dati e le cifre, sempre le stesse dal 2006, che hanno riempito le prime pagine dei più importanti quotidiani e dei radio e telegiornali nazionali (appuntamento, per chi volesse, su www.sconfini.eu - sezione Malasanità), però le persone che ritengono di avere subito un danno a causa di un errore sanitario anche in Italia sono moltissime. A queste persone, prima di Tu.Di.Ma., nessuno dava risposte concrete. Non i suoi colleghi, che in più casi hanno dimostrato di non possedere adeguate delicatezza e sensibilità (ma forse dovremmo parlare anche in questo caso semplicemente di non adeguata professionalità), non gli studi legali, non le organizzazioni asseritamente no profit che si offrono di tutelare le vittime della malasanità, non l’associazione che – pomposamente – si è autodefinita “Tribunale” del malato. Non danno risposte perché tutt’al più offrono una valutazione dei documenti in possesso del paziente e, se la valutazione è favorevole, danno corso alle richieste di risarcimento, se invece non lo è, restituiscono la documentazione sic et simpliciter.

 

La Commissione medica di Tu.Di.Ma., composta da medici specialisti e di norma presieduta da un medico legale, valuta tutti i casi le vengano sottoposti e fornisce a tutti una risposta scritta contenente le motivazioni del proprio sì o del no alla prosecuzione dell’iter risarcitorio.

 

Specifico, poi, che quelli che pubblichiamo su www.sconfini.eu non sono articoli in senso tecnico ma sono le valutazioni che la Commissione medica di Tu.Di.Ma. ha effettuato su alcuni dei casi che le sono stati sottoposti. Pertanto, il titolo che le ha fatto “montare la bile”, dottor Morosetti, non è – si badi bene – il giudizio bensì la valutazione che Tu.Di.Ma. ha espresso su quanto occorso ad una sua assistita.

 

Sgombero, inoltre, il campo dai maliziosi dubbi da lei avanzati nel suo articolo: sì, dottor Morosetti, nella Commissione che espresse quella valutazione c’era anche un suo collega con notevole esperienza di sala parto e, di più, nella Commissione si sono alternati anche medici che hanno provato sulla propria pelle cosa significhi subire un processo per responsabilità professionale e financo una condanna, pur con la consapevolezza di non avere commesso errori né d’indicazione terapeutica, né di esecuzione della stessa, come ammesso pure dalla stessa sentenza (sic!) a loro avversa.

 

E allora? Come si spiega l’adesione di questi professionisti al nostro progetto? Forse si spiega semplicemente con la constatazione che noi non siamo “contro”, né contro i medici, né contro gli ospedali, né contro la sanità italiana, che siamo invece “a favore”.

 

Siamo partiti dalla considerazione che il problema degli errori sanitari è socialmente rilevante per una serie disparata di motivi: dai danni, spesso molto gravi, realmente subiti dai cittadini, ai costi per gli ospedali e per la società stessa, alla pressione psicologica che subiscono i medici costretti a lavorare in condizioni di emergenza con la spada di Damocle d’una denuncia sempre pendente sul capo. Ci siamo chiesti se non si potesse trovare un sistema per cercare di risolvere questi problemi o, quanto meno, di attenuarli. L’idea che abbiamo avuto si chiama Tu.Di.Ma. - Tutela Diritti del malato, ed è il tentativo di dare una soluzione concreta a tutte queste esigenze. Vediamo come.

 

Il problema principale che abbiamo fin da subito riscontrato è che, nella maggioranza dei casi, il cittadino che s’era affidato, nel senso più ampio e coinvolgente del termine, ad una struttura sanitaria perché fosse risolto un problema di salute suo o di un familiare e che, invece, aveva visto la situazione peggiorare in modo a volte drammatico, alla fine non era riuscito neppure ad ottenere una risposta alle legittime domande di chiarimenti riguardo a quanto fosse avvenuto. Anche di fronte alle nostre valutazioni, a tutt’oggi le strutture sanitarie non si smentiscono, di norma respingendo le richieste tout court, senza aggiungere motivazione alcuna.

 

A questa mancanza di risposte, a questa insensibilità nei confronti delle ragioni o dei dubbi di centinaia di persone, Tu.Di.Ma. cerca di dare una risposta. Lo fa per iscritto, sempre, in modo che le valutazioni possano essere contestate e magari confutate ma che vi sia, tangibile, la dimostrazione della serietà, della professionalità e dell’onestà intellettuale con le quali lavoriamo. Da quanto mi è dato sapere, Tu.Di.Ma. è l’unica organizzazione in Italia a fare questo. E lo fa cercando di essere il più obiettiva possibile, non lasciandosi condizionare nelle proprie valutazioni dalle pressioni emotive da lei, dottor Morosetti, efficacemente espresse nel suo articolo.

 

A garanzia di quanto sopra e a smentire chi ci accusa d’indurre nei pazienti una “sindrome indennizziale”, cioè di spingere i nostri assistiti ad agire contro le strutture sanitarie anche senza validi motivi, i dati di fatto: ad oggi Tu.Di.Ma. ha espresso parere negativo nel 70% circa dei casi che le sono stati sottoposti, sconsigliando agli assistiti la prosecuzione dell’iter risarcitorio ma sempre motivando i pareri per iscritto, spesso suscitando le ire degli assistiti che non volevano rassegnarsi ad accettare che, nel loro caso, non vi fossero errori od omissioni da parte dei sanitari, oppure che i sospetti non fossero concretamente dimostrabili. E diversi esempi di “vagli negativi” si trovano su www.sconfini.eu.

 

Certo non le nascondo che noi non siamo super partes, né intendiamo esserlo. Noi intendiamo fornire un servizio ai malati, agli ex malati o ai loro familiari, a chiunque ritenga d’essere stato in qualche modo danneggiato da un errore sanitario. L’ambizione di Tu.Di.Ma. è, in realtà, quella di riuscire a dialogare con le controparti e di spostare il piano della discussione da un’aspra lite nelle aule dei Tribunali ad un sereno confronto tecnico tra professionisti (perché no, dottor Morosetti, magari sorseggiando un caffè), senza pregiudizi né condizionamenti di sorta. A tal fine, ad esempio, Tu.Di.Ma. per statuto rifiuta il ricorso alla giustizia penale non ritenendo giusto né corretto colpevolizzare il sanitario che nel corso della propria carriera professionale commetta un errore. Riteniamo che nell’errore possano incappare anche i migliori professionisti e le strutture più all’avanguardia. Non accettiamo, però, che quest’errore non venga riconosciuto o che, addirittura, si cerchi fraudolentemente di occultarlo.

 

Ciò per cui ci battiamo è perché il danneggiato sia posto al centro di questa situazione in quanto è la vera vittima dell’errore. Aveva affidato il bene più prezioso, la propria salute se non la propria vita, alla struttura naturalmente deputata a salvaguardarla e ne era uscito peggiorato. Quasi sempre, in realtà, aveva avuto la sensazione di essere stato lasciato solo in balia degli eventi, senza spiegazioni, senza le dovute attenzioni, trattato non con amorevoli cure ma con freddo, asettico distacco, troppe volte spacciato dagli operatori sanitari per professionalità. E le riporto un’esperienza diretta, sa, d’una persona investita da un’automobile sulle strisce pedonali mentre era al settimo mese della sua prima gravidanza, che, giunta in ospedale, venne accolta dalla ginecologa di turno con un: “Cavolo, ma tutti di sabato sera si fanno tirare sotto?”, pronunciato ad alta voce. E tante altre potrei citargliene.

 

Obbiettivo di Tu.Di.Ma. è diventare un punto di riferimento per i danneggiati da malasanità e malattie professionali in tutta Italia; è proporsi alle controparti, siano esse strutture sanitarie o compagnie assicuratrici, come interlocutore non soltanto credibile ma soprattutto affidabile; è anche definire stragiudizialmente il numero più alto possibile di richieste di risarcimento danni vagliate e positivamente riscontrate. Ma, soprattutto, obbiettivo di Tu.Di.Ma. è offrire a chi si ritiene danneggiato da un errore sanitario o da una malattia professionale e che si sente per questo tradito dalla struttura alla quale aveva affidato la propria salute, la propria vita o quelle di un familiare, non soltanto un parere competente, una valutazione seria, motivata e professionale del singolo caso; il nostro obbiettivo è di offrire a tutti, si tratti di un vaglio positivo come di un vaglio negativo, la nostra premurosa assistenza, la certezza di essere accuditi con ogni possibile riguardo ed accortezza.

 

Livio Biloslavo, Responsabile Comunicazione e Relazioni esterne di Tu.Di.Ma. - Tutela Diritti del malato

 


In collaborazione con Help!

 

 


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