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Tomas Salas

Salviamo la pelle: tintarella, consigli e falsi miti sull’abbronzatura naturale

 |  redazionehelp

Diventa quasi un’esigenza primaria all’arrivo dell’estate, soprattutto per chi vive in una città di mare, ricercare il confortante refrigerio di un tuffo o di una bella nuotata e poi, distendendosi, il caldo abbraccio del sole.

Il sole, fonte di vita e calore per la natura e tutti gli esseri viventi, oltre che dispensatore generoso di molteplici benefici, in particolar modo per la nostra pelle, può diventare però un vero e proprio nemico qualora si abusi dell’esposizione ai suoi potenti raggi. È necessario, quindi, prima di abbandonarsi in maniera prolungata e continuata ai raggi solari, tenere ben presente alcune regole, precauzioni e consigli da seguire per evitare spiacevoli e fastidiose conseguenze. Abbiamo interpellato a proposito Carmela Plozzer, medico chirurgo specialista in Dermatologia e Venereologia, per fugare dubbi ed eventuali ingiustificate preoccupazioni. Quali sono i pro e i contro per la tintarella? “Cominciamo col dire che, come in tutte le cose, si devono evitare gli eccessi: sia demonizzare il sole – risponde la dermatologa – che esporsi senza alcuna precauzione! È vero che le radiazioni UV (UVA, UVB) del sole aumentano il rischio di insorgenza di tumori cutanei attraverso il fenomeno della fotocarcinogenesi e che l’eccessiva esposizione causa un invecchiamento prematuro della pelle (photoaging = perdita di elasticità, rughe). È altrettanto vero, però, che il sole ha numerosi effetti benefici: aumenta il tono dell’umore (stimola la sintesi di melatonina e serotonina, gli “ormoni della felicità”) e, non a caso, è un toccasana per la prevenzione delle depressioni stagionali; la pelle ambrata soddisfa le nostre esigenze estetiche e mimetizza le piccole imperfezioni; il sole è utile in alcune malattie dermatologiche (elioterapia) e rappresenta la miglior fonte di approvvigionamento di vitamina D, così preziosa per l’osso in quanto stimola il metabolismo del calcio e favorisce lo sviluppo osseo. Cerchiamo, allora, di utilizzare sempre il buon senso: se evitiamo di esporci nelle ore più calde il sole non può che farci bene! Il nostro organismo ne ha bisogno, ma con continuità e gradualità”. Vi sono degli alimenti che una volta assunti possono in qualche modo favorire l’abbronzatura? “Immagino si riferisca alle vitamine A, C ed E contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca; ai frutti di bosco ricchi in flavonoidi, che “fortificano” le pareti dei vasi capillari molto sensibili all’azione del sole e riducono il rischio di eritema solare; e ancora ai semi di pomodoro che contengono il licopene, principio attivo ormai presente in tutti gli integratori. Penso che gli alimenti aiutino, ma non garantiscono miracoli: sfatiamo l’idea che esistano alimenti in grado di aumentare la produzione di melanina! Ciò che è vero è che alcuni alimenti aiutano a migliorare l’incarnato regalando un colorito ambrato e che altri, in virtù del loro potere antiossidante, sono utili a difendere la pelle dall’azione dei raggi solari che favoriscono la produzione di radicali liberi”. Che tipo di problemi si possono manifestare sulla pelle per il troppo sole e in che grado di intensità? “Se vogliamo “salvare la pelle” l’esposizione al sole va affrontata con cautela e con consapevolezza: noncuranza e superficialità possono rendersi responsabili di effetti nocivi sul nostro organismo sia a breve che a lungo termine. Le scottature possono essere di 1°, 2° o, addirittura, 3° grado (queste ultime, più gravi, si verificano, spesso, a seguito dell’applicazione di prodotti fai da te consigliati da amici o parenti). Il problema è che i danni da ustione solare non sono solo quelli che si manifestano nei giorni immediatamente successivi (eritema, vescicole, bolle, desquamazione) quanto, soprattutto, quelli che si ripercuotono nel tempo e che impiegano anche molti anni prima di manifestarsi e che a volte sono irreversibili: si va dalle antiestetiche macchie solari, all’ispessimento della pelle, alla comparsa di lesioni precancerose (cheratosi attiniche), all’importante aumento del rischio di tumori cutanei maligni, in particolare se le scottature si sono verificate nei primi 18 anni di vita”. Che cura adottare in caso di necessità? “La cura è diversa a seconda del grado e dell’intensità con cui il danno si è verificato: impacchi lenitivi e creme che ripristinino l’integrità della barriera cutanea nelle forme più lievi; creme cortisoniche (a volte associate con antibiotico, sempre topico) nelle forme di media entità. In tutti i casi è meglio non riesporsi al sole senza una crema ad alta protezione”. Come evitare, allora, le conseguenze negative dell’abbronzatura? “Bisogna avere il buon senso di esporsi gradualmente, perché, a pensarci bene, la pelle esposta al sole mette in atto un suo sistema di difesa: lo strato corneo si ispessisce ed è, così, in grado di riflettere, trasmettere e assorbire una parte dei raggi UV; aumenta la produzione di melanina (compare l’abbronzatura) che forma una barriera, uno scudo che protegge la pelle dagli UV; aumenta l’attività delle ghiandole sudoripare (al sole sudiamo!) che pure hanno un’azione anti UV. Questo sistema di autoprotezione si rivela insufficiente quando l’esposizione al sole è eccessiva: è allora che bisogna far ricorso a prodotti di protezione solare adeguati”. Cosa si intende per prodotti solari adeguati? “Diciamo che, di fronte al sole, non siamo proprio tutti uguali: la pelle scura (olivastra o nera) è più spessa e più ricca di melanina e, quindi, più protetta rispetto a quella chiara. Di qui l’importanza di scegliere un giusto fattore di protezione in base al proprio tipo di pelle (fototipo), alla fascia oraria, latitudine e altitudine del luogo in cui ci si espone”. A cosa si riferisce esattamente quando parla di fototipo? “I vari tipi di pelle, in associazione al colore degli occhi e dei capelli, in base alla maggiore o minore facilità a produrre melanina, vengono classificati in 6 fototipi che si differenziano per la diversa modalità di risposta alle radiazioni solari: 1 per pelle chiarissima, capelli biondi o rossi, occhi azzurri (si scotta sempre e non si abbronza mai); 2 per pelle chiara, capelli chiari, occhi chiari (si scotta spesso e si abbronza con difficoltà); 3 per pelle normale, capelli castani, occhi verdi o castani (si può scottare e si abbronza); 4 per pelle olivastra, capelli e occhi scuri (si scotta difficilmente e si abbronza facilmente); 5 per pelle scura, capelli e occhi scuri (non si scotta e si abbronza in fretta); 6 per razza nera”. Qual è allora, in estrema sintesi, il vademecum per un’abbronzatura corretta e sicura per la nostra salute? “È risaputo che le prime ore del mattino (fino alle 11.00- 12.00) e quelle del tardo pomeriggio (dopo le 16.00) sono le più indicate, ma è soprattutto importante scegliere un prodotto solare adeguato al proprio fototipo. È importante applicarlo almeno 15 minuti prima dell’esposizione e riapplicarlo a scadenze regolari, non solo dopo il bagno, circa ogni 2 ore, per contrastare i processi di degradazione dei componenti da parte del sole e la rimozione del prodotto legata alla sudorazione”. Come orientarsi tra la miriade di prodotti solari a disposizione? È meglio sceglierne uno in crema, latte o gel? “Innanzitutto vanno evitati prodotti che contengono elevate quantità di silicone e paraffina perché occlusivi. Le creme sono generalmente dense, hanno una buona adesività, ma sono spesso untuose, non adatte a tutti i tipi di pelle. Chi ha la pelle tendenzialmente grassa, quindi, dovrebbe utilizzare prodotti in gel; una pelle sensibile deve preferire i filtri fisici; chi resta molto in acqua non può fare a meno dei waterproof. Una raccomandazione particolare va fatta per i bambini: evitare l’esposizione prima dei 3 anni di età e, in seguito, limitarla alle ore in cui le radiazioni sono meno intense; scegliere fotoprotettori ad indice elevato e resistenti all’acqua”. Virna Balanzin


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