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Donne e coronarie: evoluzione delle conoscenze

 |  Redazione Sconfini

Almeno fino alla menopausa le manifestazioni della cardiopatia coronaria (CC) nelle donne sono molto meno frequenti che negli uomini, ma dopo… Dopo la curva s’impenna a sfavore del sesso femminile tanto che il numero di donne che muore per CC è superiore a quello degli uomini e ogni anno nel mondo un milione di donne muore di CC (12 volte di più della mortalità per cancro della mammella), anche perché spesso i sintomi dell’infarto nel sesso femminile sono diversi da quelli degli uomini.

Infatti nel 70% dei casi invece del classico dolore retrosternale, l’infarto nelle donne si manifesta con una sintomatologia subdola: stanchezza, affanno, dolori allo stomaco che fanno confondere la sintomatologia cardiaca con quella gastrica.
Molte sono le differenze fra uomini e donne: dall’anatomia (coronarie più piccole) al tipo di stenosi coronariche, al meccanismo della sintomatologia (nelle donne più spesso prevale la disfunzione del circolo coronarico più piccolo, la cosiddetta sindrome X), alla differente risposta alle terapie mediche e chirurgiche.


> Fattori di rischio


A differenza degli uomini, il sesso femminile non percepisce il rischio di CC, viceversa una ricerca dell’Associazione americana del Cuore ha dimostrato che nelle donne fra i 45 e i 54 anni un terzo ha ipertensione arteriosa, un quinto fuma, il 60% ha un colesterolo superiore a 200 mg, due terzi sono obese o in sovrappeso, il 7,5% ha il diabete e il 27% un prediabete. Inoltre nel sesso femminile è prevalente la cosiddetta sindrome metabolica, caratterizzata da un insieme di fattori di rischio quali glicemia superiore a 100 mg, colesterolo HDL (buono) inferiore a 50 mg, trigliceridi superiori a 150 mg, circonferenza della vita superiore a 88 cm, pressione arteriosa superiore a 130/85 mmHg.


> Come calcolare il proprio rischio


L’Istituto Superiore di Sanità ha preparato anche per le donne un calcolatore di rischio coronarico, in altre parole la probabilità di andare incontro nei 10 anni successivi allo sviluppo di una cardiopatia coronarica in base ai valori di alcuni fattori di rischio. Per conoscere il proprio livello di rischio è sufficiente rivolgersi al proprio medico di medicina generale che ha nel proprio computer il calcolatore o connettersi al sito dell’Istituto Superiore di Sanità: www.cuore.iss.it. In base a questi dati si può creare un piccolo archivio utile per seguire nel tempo l’andamento del rischio cardiovascolare nel singolo individuo, che è distinto in alto (superiore al 20%), medio (dal 3% al 20%) e basso (inferiore al 3%). Il programma è periodicamente aggiornato, l’ultimo disponibile ha validità dal dicembre 2008 al dicembre 2009.


Da ricordare che la depressione, le irregolarità mestruali, la menopausa precoce possono incrementare il rischio di andare incontro ad una CC. Particolare attenzione si richiede a donne figlie di cardiopatici ischemici precoci. Con questo termine si identificano i maschi e le femmine che hanno sviluppato una CC prima dei 55 (uomini) e rispettivamente prima dei 65 anni (donne). Le figlie di questi genitori sono ad altissimo rischio di manifestare angina o infarto del miocardio in età relativamente giovanile. Oggi in tutto il mondo si sta dando molto peso a questo fattore di rischio che noi a Trieste abbiamo studiato già molti anni fa.


> Cosa fare in presenza di sintomi?


Parlarne con il proprio medico, eventualmente fare una visita cardiologica che permetterà di definire meglio la classe di rischio. In presenza di una sospetta angina pectoris o di un elevato rischio di CC si praticheranno alcune indagini strumentali quali il test da sforzo con il cicloergometro, l’ecocardiografia o la scintigrafia con stress (farmacologico o con sforzo) o alcune indagini dirette ad individuare le immagini “sub-cliniche” dell’aterosclerosi quali lo spessore delle carotidi o la presenza di calcio nelle arterie. Negli Stati Uniti si sta diffondendo l’utilizzo della TAC coronarica, un esame parzialmente non invasivo sicuramente valido ma gravato da un elevato rischio di radiazioni ionizzanti e perciò da praticare solo in casi molto particolari.


> Come gestire il rischio


La modificazione dello stile di vita rappresenta il primo step per la prevenzione cardiovascolare. Una costante moderata attività fisica (30 minuti il giorno almeno 3 volte la settimana), un’aderenza più marcata alla dieta mediterranea, smettere di fumare e un indice di massa corporea inferiore a 25 hanno determinato una riduzione d’incidenza di CC dell’83% nel Nurses’Health Study (uno studio condotto sulle infermiere negli Stati Uniti), mentre un calo del peso corporeo del 5% e 150 minuti di attività fisica la settimana riducono del 58% il rischio di sviluppare il diabete mellito.


Una terapia anti-ipertensiva è indicata se i valori pressori superano i 140/90 mmHg, in particolare se presenti diabete o malattia renale. Le donne diabetiche che necessitano di terapia devono raggiungere un livello di emoglobina glicata inferiore a 7; una terapia antilipidica con statine è indicata se, nonostante una dieta adeguata, il colesterolo LDL (cattivo) supera i 130 mg. L’uso di aspirina (75 mg al giorno) è utile nelle donne per prevenire l’ictus ischemico (attenti però alle complicazioni gastroenteriche) ma non la CC.


> Considerazioni finali


Fino a pochi anni fa il problema della CC interessava solo gli uomini. Recentemente però l’attenzione dei cardiologi si è spostata sulle donne nelle quali il rischio è stato spesso sottovalutato, mentre tale rischio aumenta dopo la menopausa di 2-3 volte. Solo il 16% delle donne pratica un’attività fisica regolare. Viceversa un regolare esercizio fisico migliora la funzione dell’endotelio vascolare, riduce la progressione della lesione coronarica e il rischio trombotico, migliora il circolo collaterale coronarico.
L’obesità rappresenta un problema sempre più emergente fra le donne. Il gentil sesso cucina oramai saltuariamente preferendo cibi precotti, ristoranti ed integratori. Molti cibi pronti o precotti hanno però un alto contenuto di sale e grassi di dubbia qualità.


Le donne sono attente alla salute dei propri mariti e figli ma poco impegnate nel mettere in pratica le regole di vita verso se stesse. Alimentazione corretta e attività fisica sono i capisaldi del benessere fisico e psichico. La depressione nel sesso femminile aumenta così come l’abitudine al fumo. Bevande zuccherate, fast food e fumo di sigarette sono da abolire.
Le donne in soprappeso oltre a sviluppare più facilmente la CC si ammalano più spesso di tumori al seno e all’utero.

Gli integratori non sono l’elisir di bellezza e non sostituiscono il pasto e soprattutto non sono la pillola magica per dimagrire.
L’attività fisica regolare, una dieta mediterranea adeguata, l’abolizione del fumo rendono le donne snelle, le fanno dimagrire e procurano anche una pelle più elastica. È indispensabile rivalutare l’approccio alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla cura della CC nelle donne perché se la longevità è femmina, è necessario anche aggiungere vita agli anni.

foto: Rawpixel


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