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Berlusconi non vuole che le Procure indaghino sulle stragi del '92

 |  Redazione Sconfini
agendarossaNell'autunno caldo che attende l'Italia del crepuscolo berlusconiano affiorano nuovamente le taglienti schegge di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone. I due magistrati ed eroi della lotta alla mafia uccisi nelle stragi di via D'Amelio e di Capaci nel 1992 sono più vivi che mai e ciò terrorizza chi con quei fantasmi non ha ancora fatto i conti. Il 26 settembre Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e il suo popolo delle "agende rosse" manifesterà a Roma con un corteo che vivrà il suo epicentro in piazza della Repubblica (piazza Esedra) dove interverranno tutti coloro che si saranno iscritti. Fra essi Sonia Alfano (che abbiamo avuto il piacere di intervistare quando era ancora una candidata al Parlamento Europeo), Gioacchino Genchi, Pino Masciari, Benny Calasanzio, Luigi De Magistris, Marco Travaglio e Antonio Di Pietro.

Una nuova occasione per chiedere verità per quelle stragi, per conoscere fino in fondo la trattativa tra Stato e Mafia, chiedere conto a Berlusconi dei pizzini che il boss Provenzano gli faceva recapitare tramite dell'Utri e Ciancimino, sapere dov'è finita l'agenda rossa di Borsellino rubata poco dopo l'esplosione della sua auto, sostenere i magistrati impegnati nell'affannosa e perigliosa ricerca della giustizia a Palermo, Caltanissetta e Milano.

C'è chi questa manifestazione non la vuole, naturalmente. Ma c'è anche chi, per motivi che ci dovrebbe spiegare, non vuole che le Procure indaghino su quei misfatti italiani. Non sappiamo se parlava a titolo personale oppure su "imbeccata" di qualcuno, ma oggi - senza che ce ne fosse apparentemente bisogno - il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: "E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94".

Lui preferisce che non si sappia nulla, d'altronde è il re degli insabbiamenti. Non sia mai che vengano fuori le verità, eh?

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