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Diversamente amanti

 |  Redazione Sconfini

"L'ignoranza è più vicina alla verità del pregiudizio"

(Denis Diderot)

 

C'è chi non è mai arrivato ai concetti perché si è fermato ai preconcetti come non è mai giunto ai giudizi restando nel pregiudizio. Stereotipi e pregiudizi fanno parte di una dimensione ancestrale legata al nostro spirito di sopravvivenza.

Non conosciamo, quindi ci difendiamo. Abbiamo paura, quindi attacchiamo.

 

Sessualità e disabilità, oltre ad entrare a pieno titolo nel novero dei tabù, sono termini dall'alone semantico estremamente ampio e denso di sfumature, e lo sforzo di delimitarne e chiarirne significati e confini risulta quindi molto complesso. È facile cedere alla tentazione di psicologizzare troppo questo accostamento esasperandone gli aspetti di conflittualità, ed è altrettanto facile analizzarlo in termini riduttivi e banalizzanti, enfatizzandone determinanti e luoghi comuni di matrice sociale e culturale.

 

amanti, amore, tradimentoCon indolente apatia e con immensa difficoltà, il binomio sessualità-disabilità è però uscito dall'oscurità della rimozione collettiva ed è diventato oggetto di confronto e di discussione tanto scientifica quanto sociale, anche se il processo di cambiamento e di ridefinizione culturale appare lento, contraddittorio, disomogeneo. Parametro essenziale di questo processo evolutivo va considerato il "concetto di Sé" che permette di focalizzare la persona nella sua globalità e rappresenta l'integrazione tra le dimensioni psichiche freudiane dell'Es, dell'Io e del Super-Io nonché del Sé psichico (ideale dell'Io) e del Sé somatico (contesto corporeo).

 

Il Sé è un concetto dinamico che si modifica durante tutto il ciclo vitale attraverso la mediazione corporea e che si arricchisce o indebolisce per effetto delle influenze ambientali tramite le funzioni dell'Io. Si struttura e si definisce, cioè, attraverso le immagini che vengono rimandate dagli altri: tali immagini generano l'immagine di sé intrapsichica che riguarda contemporaneamente il proprio corpo e le proprie potenzialità. Nel concetto di Sé è compreso anche il rapporto tra identità e ruolo sessuale: una "ferita" sul Sé corporeo o sul Sé psichico modifica sia l'immagine intrapsichica che quella riflessa dalla società e può danneggiare la capacità di instaurare e mantenere relazioni affettive e sessuali significative.

 

È ormai acquisito, infatti, che l'essere umano si sviluppa per vie psicologiche piuttosto che biologiche, attraverso le relazioni che riesce a stabilire con le altre persone. Non per forze esclusivamente endogene, quindi, ma per esperienze a matrice relazionale. In questa prospettiva la sessualità si sviluppa e va considerata come aspetto peculiare non limitato alla cosiddetta genitalità ma con una geografia estremamente più complessa che abbraccia i territori della corporeità, del contatto, della sensorialità, della tenerezza, dell'affettività.

 

Come sappiamo, molto spesso nel disabile sviluppo fisico e sviluppo psichico non procedono di pari passo e l'integrazione delle funzioni mentali e di quelle corporee non avviene in modo armonico. Ci troviamo di fronte a due ordini di problemi: la mancanza di corporeità e la presenza di un'immagine di sé distorta. In altre parole, la difficoltà ad operare identificazioni, le ansie e le angosce costantemente presenti, la problematica accettazione da parte del gruppo dei pari e il conseguente isolamento dal sociale rendono precario non solo ogni contatto fisico ma anche la semplice creazione di fantasie su di esso.

 

Non solo. L'immagine di sé, come si è detto, è la risultante di come il disabile si vede ma anche di come vede che gli altri lo percepiscono. È naturale che il relazionarsi con lui in modo angosciato, il negare i suoi bisogni farà sì che il disabile introietti questa sensazione e restituisca un'immagine di sé altrettanto angosciata, infelice, a volte aggressiva, che aumenterà, in un inevitabile circolo vizioso, aspettative svalorizzanti e immagini svalorizzate.

 

Un'ulteriore problematica riguarda il fatto che il disabile molto spesso non riesce ad interiorizzare le norme super-egoiche che gli provengono dagli adulti. Il suo Io, quindi, non sempre sarà in grado di mediare le istanze pulsionali dell'Es. Avrà inoltre, proprio per la carente o mancante interiorizzazione del Super-Io, difficoltà a deviare la pulsione sessuale su altre mete socialmente o culturalmente accettabili e attuare processi di sublimazione. Tutto ciò porta in molti casi ad una rinuncia della sessualità, non come scelta ma per timore delle possibili conseguenze.

 

I genitori, dal canto loro, collaborano a mantenere nell'ombra la sessualità del figlio: ogni manifestazione sessuale riapre una ferita narcisistica in una dimensione nella quale avevano già operato continue rimozioni. È facile perciò concludere che per le famiglie la sessualità dei figli rappresenta un enorme problema: qualsiasi cambiamento è vissuto con angoscia e con un'accentuazione dei meccanismi di difesa. Affinché nulla cambi si assisterà spesso al sorgere di modalità di interazione rigide e colpevolizzanti.

 

Molto del resto è stato scritto sulla profonda angoscia che genera la nascita di un figlio disabile. La madre subisce una terribile lacerazione dell'autostima data dalla ferita narcisistica di non essere riuscita, come donna, a generare un figlio sano. Non le è possibile riconoscere nel figlio un prolungamento della propria immagine, e da ciò deriva il non potersi identificare in lui.

 

Significative nella loro intensità le parole della psicanalista francese M. Mannoni, secondo la quale "... il rapporto affettivo tra madre e figlio handicappato ha sempre un sottofondo di morte, di morte negata, travestita quasi sempre da amore sublime, talvolta da indifferenza patologica, talaltra da rifiuto cosciente. Impossibilitata a piangere la nascita di un figlio mai nato, per timore di essere una cattiva madre, non riesce a compiere quel processo di separazione madre-figlio che avviene alla nascita. La madre resta così legata a doppio filo al proprio bambino handicappato: non lo sente suo ma d'altra parte capisce che non può essere che suo. Ha paura di odiarlo ma sente di non riuscire ad accettarlo...". Si cristallizza così, soprattutto con tipologie di ordine psichico, l'immagine del disabile "eterno bambino", che non possiede grandi autonomie soprattutto nella sfera dei sentimenti e della sessualità.

 

Le ricerche sinora condotte confermano che, tranne in alcuni casi specifici, i caratteri anatomo-fisiologici che fanno da supporto alla sessualità sono presenti e si evolvono, nei disabili mentali, allo stesso modo che negli altri individui. Se qualche differenza esiste, è nei tempi e nei modi dello sviluppo psico-sessuale, in correlazione con l'evoluzione cognitiva ed emozionale, ma soprattutto nelle situazioni contestuali in cui esso si svolge. L'attenzione deve essere quindi posta sul se e come il diversamente abile vive, o può, o vuole vivere la sua sessualità, su come riconoscerla, su come esprimerla, su come usarla.

 

È forse utile ricordare che la sessualità inizia con la vita stessa della persona, si modula ed evolve lungo un percorso individuale fatto di "relazione", "contatto", "desiderio", "piacere", "sofferenza". L'attenzione eccessivamente focalizzata sullo sviluppo cognitivo può indurre a trascurare la valutazione dello sviluppo pulsionale e le sue correlazioni con le altre aree di funzionamento della personalità. E il patrimonio pulsionale della sessualità costituisce una grande e preziosa riserva di potenzialità energetiche e di risorse residue che possono essere utilizzate al servizio dello sviluppo, tenendo conto che i canali che ne mediano le espressioni sono i cinque sensi ed il corpo complessivamente inteso.

 

L'esperienza sta dimostrando che la "cura del corpo" può giocare un ruolo estremamente importante nello sviluppo globale dell'identità sessuale. Attenzione però a non identificare la "cura del corpo" esclusivamente con attività di psicomotricità, ma bisogna dare il giusto rilievo a pratiche di contatto e manipolazioni corporee che, specialmente nell'infanzia, costituiscono i canali preferenziali di comunicazione e di relazione affettiva. È indispensabile attivare e rinforzare la consapevolezza che il corpo gioca un ruolo essenziale nell'acquisizione della coscienza di sé e che in correlazione con quest'ultima si sviluppano i processi di autonomia, di autostima, di relazione.

 

Concluderò ricordando alcune semplici regole utili ad affrontare i temi della sessualità dei diversamente abili:

- non sostituirsi automaticamente al disabile decidendo per lui ciò che è meglio in campo affettivo, sentimentale e sessuale;

- cercare di capire, non in modo improvvisato ed estemporaneo, qual è il reale bisogno sottostante o retrostante alle espressioni manifestate, tanto a livello verbale che comportamentale (dietro ad una manifestazione di erotismo esibizionistico può esserci un bisogno di relazione, una sfida, una richiesta di rassicurazione, una conferma della propria identità sessuale);

- valutare se vi è correlazione tra bisogno specifico e livello di integrazione cognitiva ed affettiva, o tra tipo di soddisfazione ipotizzabile e comprensione delle implicazioni e delle conseguenze;

- dare autonomia alle scelte "diversamente abili".

Il "credito di rischio" va attentamente considerato ma ciononostante va agito perché fa parte del processo di autonomizzazione del disabile Ad ogni rischio dominato corrisponde un compenso in termini di maturazione della personalità e di consolidamento dell'identità sessuale.

dott. Filippo Nicolini, psicologo

 

 

 

 

 

 

 


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