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Qual è il nostro futuro?

 |  Redazione Sconfini

Cartomanzia, scienza divinatoria effettuata grazie all'utilizzo di carte che vanno sotto diversi nomi: Tarocchi, Sibille, Corti d'amore e Napoletane. I più celebri sono forse i Tarocchi, a cui molti studiosi si sono interessati per conoscerne l'origine storica...

La nascita delle carte da utilizzare per la divinazione risale a tempi antichissimi e per questo è in parte ancora avvolta nel mistero. In realtà, per quanto riguarda la comparsa di questi oggetti utili a prevedere il futuro, non è corretto parlare di "carte" poiché a fare da supporto ai segni da leggere a scopo divinatorio furono dapprima delle tavolette di legno, quindi di metallo (in particolare in rame), mentre solo successivamente i simboli vennero riprodotti su stoffa e quindi su carta. La conferma che tra i primi materiali scelti ci furono i metalli ci viene dall'uso del termine "lame" come sinonimo di "carta" che è ancora oggi diffuso.

 

Secondo una teoria sufficientemente affermata, i Tarocchi affondano la loro origine nei "theraphim", ovvero nei simboli ideografici e geroglifici che i sacerdoti di Gerusalemme utilizzavano per interrogare gli oracoli. Di fatto, gli arcani maggiori sono 22, così come sono 22 le lettere dell'alfabeto ebraico. Non ci sono ancora certezze relativamente agli albori dei Tarocchi e simili, ma ciò che invece è assodato è che, nonostante il trascorrere dei secoli, la cartomanzia non sembra perdere il suo fascino.

 

Per rimanere in ambito storico-artistico, i Tarocchi suscitarono interesse anche presso le corti rinascimentali: pensiamo agli Sforza di Milano, per esempio, che chiesero al Bembo, celebre pittore, di realizzare per loro un mazzo di carte. E per citare artisti più recenti, anche Salvador Dalì e Renato Guttuso, tra i pittori più apprezzati del Novecento, non rimasero insensibili alla bellezza di queste rappresentazioni misteriose e le realizzarono.

 

«Sono sempre più numerose le persone che mi chiedono di leggere le carte», spiega la consulente esoterica Mileda Fonda, in arte Maya. «In particolare - continua - in questi anni si assiste ad un crescente interesse da parte dei giovani verso la cartomanzia». Una scienza vera e propria, che richiede anni di studio, esperienza e, soprattutto, che la persona che vi si dedica abbia una sensibilità particolare. «I mazzi di carte e le modalità attraverso le quali leggerli sono tramandati di generazione in generazione. Nel mio caso - prosegue la sibilla, che ha al suo attivo numerose partecipazioni televisive - ho ricevuto le carte da mio nonno e da mia suocera».

 

Ma avere tra le mani gli strumenti non basta: infatti, perché le carte siano efficaci, è necessario compiere dei riti per consacrarle e per personalizzarle. «La lettura delle carte - sottolinea Maya - è legata alla sensibilità di chi la compie, e quindi chi si dedica a questo deve avere un forte senso di responsabilità perché chi si reca da noi si trova spesso in grandi difficoltà, a volte è al limite della disperazione. Il bravo cartomante è colui che sa stabilire, innanzitutto, un rapporto di empatia con il consultante e riesce ad infondergli sicurezza in se stesso».

 

E siccome di ciarlatani ce ne sono tanti, ecco un primo spunto di riflessione consigliato da Maya a chi, per curiosità o per convinzione, desidera provare l'emozione di sentirsi raccontare il proprio futuro: «Innanzitutto, una seria lettura delle carte va fatta in un ambiente raccolto, senza distrazioni, pulito e confortevole, mentre sul tavolo dove si buttano le carte devono essere messi degli oggetti finalizzati a proteggere la lettura delle stesse. Il lavoro richiede tempo e tranquillità».

 

Mileda Fonda non vuole assolutamente conoscere nulla della persona che ha davanti, perché «solo dopo le tre fasi necessarie a portare a termine la cartomanzia, il consultante può chiedere ulteriori spiegazioni». Tre sono, infatti, i momenti in cui viene scandita quest'antica arte: l'apertura, che avviene secondo ritualità uniche e personali di ogni cartomante; la pianificazione, anch'essa accompagnata da giaculatorie note solo all'indovino; e, infine, la chiusura.

 

«I Tarocchi - spiega Maya - sono costituiti da 78 carte, suddivise in 22 arcani maggiori e in 56 arcani minori. I primi possiamo paragonarli a quello che è il motore per l'automobile, mentre i secondi con la carrozzeria della stessa. Ovvero: l'uno non può fare a meno dell'altra». In altre parole: attraverso la lettura degli arcani maggiori si viene a conoscenza degli eventi, mentre soni i minori che forniscono dettagli e contesti all'interno dei quali l'evento avrà luogo.

 

«Frequentemente - conclude Maya - le persone vogliono sapere con precisione quando accadrà il fatto previsto, ma questo non sempre è possibile. La spiegazione risiede nel fatto che il tempo è una categoria mentale dell'uomo e che quindi nel mondo del mistero non riesce a trovare una sua precisa collocazione». Tuttavia, grazie alla sua esperienza pluridecennale, Maya riesce talvolta a soddisfare anche queste richieste.

Tiziana Benedetti

  

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