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Matrimonio e convivenza: due modi per vivere insieme

 |  Redazione Sconfini

Avere una relazione duratura con la propria "metà" è sempre stata un'esigenza fondamentale nella vita di ogni persona.

Tuttavia, la nostra società ha visto a poco a poco il radicale mutamento del modo in cui questo avviene, e le forme considerate canoniche del vivere insieme hanno ceduto il posto a relazioni improntate su un modo nuovo di concepire la vita e le relazioni.

 

Nella società contemporanea stiamo assistendo sempre più ad un abbandono di quelle che sino a pochi decenni fa erano giudicate le buone pratiche per avviare una relazione di coppia: il fidanzamento e il matrimonio, ad esempio, sono oggi forme meno frequenti, mentre la convivenza, i figli al di fuori del matrimonio, l'affermazione professionale e il benessere economico sono diventati parte integrante di un nuovo modo di concepire la vita. Non c'è che dire, i cambiamenti sono stati tanti e se anche in un primo momento la maggior parte delle persone li hanno visti come delle forme "deviate", a poco a poco tali comportamenti sono stati, anche se non sempre, accettati e considerati sotto una nuova luce.

 

Per capire quali sono i meccanismi che spingono i giovani di oggi (e non solo loro) a scegliere forme diverse di relazione a scapito del matrimonio, e per comprendere i meccanismi che regolano lo stare insieme, ci siamo rivolti al consigliere regionale di Parità Grazia Vendrame, che ci ha aiutati a comprendere i nuovi principi alternativi che regolano la vita.

 

"Nel momento in cui due persone si incontrano ed iniziano un rapporto - afferma Vendrame - vedono il matrimonio come un passo successivo che avviene solo quando si è messo alla prova il proprio rapporto, si è stabilizzata la condizione lavorativa e abitativa, o all'arrivo di un figlio. Capita però molto spesso che la convivenza sia l'unica forma del vivere insieme accettata, e in questo caso il matrimonio è scartato a priori a favore della convivenza more uxorio". "Per quanto riguarda invece le persone non più giovani - aggiunge - va detto che la possibilità di un matrimonio è molto improbabile e la convivenza è l'unica opzione possibile per non incidere troppo sulla disponibilità economica. Capita spesso, infatti, che i due conviventi siano vedovi e percepiscano la pensione di reversibilità spettante ai coniugi superstiti. Un nuovo matrimonio significa perdere questo diritto, con grosse ripercussioni sul budget mensile, che in molti casi non permette una vita autonoma e tranquilla. Il matrimonio così è accantonato, non per una questione di credo o di ideologie contrarie al matrimonio, ma semplicemente per un fatto puramente economico che inciderebbe troppo sulla disponibilità di denaro per poter vivere. In questi casi, quindi, la cosa migliore da fare, per poter continuare a percepire la pensione di reversibilità, è convivere e fare un testamento, continuando a mantenere il proprio stato civile di vedovo/a".

 

Riassumendo, l'impossibilità o la non convenienza a sposarsi, il non credere nell'istituzione del matrimonio e il desiderio di mettere alla prova il proprio rapporto, sono i motivi che possono spingere i giovani e i meno giovani a scegliere la convivenza come unica forma di unione. Il matrimonio in alcuni casi arriverà, ma in altri la coppia sceglierà di vivere secondo modalità diverse. A differenza del passato, la convivenza non è più considerata un modo fuorviante di vivere una relazione, ma è l'espressione di una società che è cambiata e che vive secondo valori diversi rispetto ad un tempo.

 

Indubbiamente, con il passare del tempo la realtà sociale è cambiata e, anche se molte persone non vogliono prenderne atto, ciò che prima era considerato un valore fondamentale e imprescindibile oggi ha ceduto il posto a nuove forme di famiglia improntate su modelli relazionali diversi. Aumentano le famiglie monogenitoriali, le coppie si spezzano con più facilità rispetto al passato, e soprattutto si è meno propensi a mettersi in discussione e riconoscere i propri errori. Va inoltre detto che con la progressiva emancipazione della donna si è assistito all'estensione della loro presenza nel mondo del lavoro e ad una ridefinizione dei loro ruoli e della supremazia maschile.

 

La convivenza, a differenza del matrimonio, non prevede diritti e doveri per la coppia, che non è tutelata come quella sposata. Tuttavia, esiste la stipula dell'accordo di convivenza, unica forma di protezione per le coppie che decidono di iniziare a convivere piuttosto che unirsi in matrimonio: si tratta di un contratto che permette di legittimare le questioni economiche e patrimoniali del rapporto, nel caso di rottura o scomparsa di uno dei partner. I non coniugati che decidono di unirsi in un rapporto stabile e duraturo diverso dal matrimonio possono stipulare questo contratto, modo per offrire sicurezza al partner e per affrontare i momenti di difficoltà che si potrebbero presentare.

 

Per molti aspetti, la globalizzazione ha contribuito non poco a condizionare il modo di vivere, determinando grossi cambiamenti anche nelle unioni e nel modo di condividere la quotidianità. "Si pensi - rileva Vendrame - alle nuove forme di convivenza sino a pochi anni fa ritenute impensabili: i rapporti a distanza, ad esempio, motivati dall'esigenza di spostarsi in un'altra sede della propria azienda, che sono molto usuali. Indubbiamente, l'evoluzione tecnologica, delle comunicazioni e dei trasporti favorisce i rapporti anche tra due persone che vivono lontane, ma ciò non toglie che le difficoltà da affrontare sono sempre tante. Le coppie che vivono a distanza e pertanto si possono vedere con una frequenza minore, non sono poche: mentre in passato queste erano situazioni impossibili, ora lo si accetta in nome dell'affermazione professionale, della carriera e di un futuro benessere economico. Può capitare che ci si trasferisca entrambi, ma può anche accadere che l'altra/o decida di rimanere nella propria città. Sono sicuramente situazioni di difficile gestione, ma non per questo da scartare a priori".

 

Tutto ciò ha portato ad un indebolimento dei rapporti così come li concepivano i nostri nonni, ma ha anche favorito l'espressione di un nuovo modo di progettare la propria vita, accettata anche se diversa da quella "solita" e molte volte difficile. Oggi i giovani non sono disposti a vedere preclusa la via del successo e dell'affermazione e sono disposti ad accettare, anche se spesso a malincuore, il vivere quotidiano secondo forme una volta non comuni. Il rapporto più stabile, auspicabilmente, arriverà in un secondo momento.

 

Ma come si vive oggi il rapporto di coppia? C'è parità tra uomo e donna, sposati o conviventi che siano? "No - risponde convinta il consigliere di Parità - anche se la questione è un po' migliorata rispetto al passato: la condivisione dei compiti familiari, di fatto, ancora manca. Molte volte sono le donne stesse a non favorire l'intervento del compagno, perché ritengono che certe mansioni spettino a loro e vogliono mantenere immutati i ruoli di un tempo". "Se invece c'è un'assunzione di parità rispetto al fatto che nella coppia lavorano entrambi - conclude Vendrame - allora la situazione si muove verso una condivisione dei ruoli, più paritari rispetto al passato. La parità passa anche attraverso l'indipendenza economica: una donna che lavora, che ha uno stipendio, può... molto di più rispetto a una che non lavora".

 

La convivenza, quindi, sta diventando una forma molto comune del vivere insieme: le giovani coppie non aspettano più il matrimonio per vivere sotto lo stesso tetto, e preferiscono concentrarsi su altri aspetti per loro più importanti. Inoltre, e lo si può facilmente constatare, mentre un tempo ci si sposava per tutta la vita (quando la vita aveva una percorrenza temporale di meno di 70 anni), oggi che la vita media si aggira sugli 80 anni non è più così. C'è più consapevolezza e meno pazienza, e quindi se una volta si era disposti a fare dei sacrifici per tutelare un rapporto suggellato dal sacramento, oggi questo avviene molto meno perché spesso la coppia non è più disponibile ad accettare sacrifici pur di non naufragare nel divorzio.

 

Paolo Baldassi

 

  

 

 

 

 

 


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