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Boom di emigranti in Germania: i lavoratori italiani sono quasi 250mila

 |  Redazione Sconfini

Mentre gli illuminati bocconiani continuano a fantasticare su nuove tasse come quella sulle bibite gassate, sembra che stia sfuggendo dalla vista l'unico motore in grado di evitare queste pessime figure: il lavoro.

Se anziché continuare a foraggiare le banche, a oliare il sistema politico istituzionale più corrotto del mondo occidentale e a spendere e spandere per inutili, costosissime e incostituzionali missioni di guerra all'estero oltre che per ridicoli aerei caccia o altri bidoni per guerrafondai, ci si concentrasse un po' di più sul tema dell'occupazione potrebbe anche essere che la feroce recessione in cui è invischiata l'Italia possa iniziare a mordere il freno.

Non serve essere bocconiani per capire che più gente lavora, maggiore sarà il reddito a disposizione dei cittadini, maggiore sarà il Pil, maggiori saranno le entrate fiscali. Invece qui si fa di tutto per affossare un sistema che almeno al centro Nord aveva retto alle sfide della seconda metà del '900.

Meno lavoro invece significa meno Pil, meno reddito, minor capacità contributiva, minor velocità di circolazione di moneta, minori entrate fiscali.

E chi si avvantaggia della situazione? La Germania ad esempio che ha pubblicato attraverso l'Agenzia Tedesca del Lavoro (Bundesagentug für Arbeit) dei dati choc sull'immigrazione di lavoratori nel paese teutonico.

Nel 2005 si è registrato il minimo storico di lavoratori italiani presenti in Germania: 171mila.

Nel 2010 erano saliti a 181mila.

Nel 2011 a 189mila.

A maggio del 2012 il numero è letteralmente esploso: 238.800 (+22% in un soli sei mesi). Di questo passo a fine anno saranno oltre 250mila!

Cosa significano 250mila lavoratori italiani che invece di produrre in Italia e pagare i contributi pensionistici in Italia? Parliamo di diversi milioni di euro di Pil. Più in generale, tenendo conto che in Italia lavorano circa 24milioni di cittadini, possiamo tranquillamente affermare che, relativizzando ai valori italiani, stiamo regalando esattamente 2 punti di Pil alla Germania.

Ovvero, i lavoratori italiani che lavorano in Germania tolgono un punto di Pil all'Italia e lo trasferiscono ai nostri competitor tedeschi (i quali avendo un Pil più alto ne percepiranno una percentuale un po' più bassa). Naturalmente la colpa non è loro, ma di chi non è in grado di mantenere un livello occupazionale dignitoso per un grande Paese.

E questi quasi 250mila italiani costretti a emigrare sono solo una piccola parte degli emigrati. Quanti sono andati in Francia, in Russia, in Cina, negli Usa, in Canada, in Sudamerica? Quanti altri punti di Pil vogliamo perdere continuando a tassare i poveretti costretti a rimanere in questo letamaio? Benzina (accise alle stelle), casa (la batosta Imu che ha comportato un enorme svilimento del bene immobile e un blocco totale del mercato), beni di consumo (iva al 21% e forse anche al 23%), balzelli e ticket scandalosi sono molto oltre i livelli di guardia: cosa resta da spremere?

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