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Rimborso azionisti Alitalia. Difficile recuperare un po' di soldi

 |  Redazione Sconfini

"Gli azionisti Alitalia non perderanno neanche un euro". A tranquillizzare migliaia di investitori (la stragrande maggioranza dei quali piccoli azionisti) furono pochi mesi fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in occasione del nulla osta al decreto sulla liquidazione della bad company Alitalia.

Alitalia, soldiSullo scandalo Alitalia (tacitato l'autunno scorso dall'informazione televisiva) abbiamo detto molto, ma bisognava per completezza di informazione attendere il decreto che avrebbe dovuto "restituire tutti i soldi" ai cittadini truffati dalla pessima gestione finanziaria della Spa e dell'ancor più dilettantistica gestione politica della privatizzazione dell'azienda.

I timori che quell'ennesima berlusconiana promessa "Gli azionisti Alitalia non perderanno neanche un euro" si rivelasse un'altra balla erano fondati, ma alla fine poteva andare peggio. Anche se appena nel 2012, i poveri azionisti truffati potranno recuperare qualche briciola del denaro investito. La polpa, come ben sappiamo, è finita per quattro soldi ai furbetti della Cai.

Lucio Sgarbotto (soldionline.it) spiega che "Nel decreto legge fiscale – pertanto l’iter perché diventi legge è ancora lungo - approvato dal Consiglio dei Ministri  è presente un provvedimento che prevede per gli azionisti Alitalia la possibilità di cedere al Ministero dell’Economia i titoli in portafoglio al prezzo di 0,2722 Euro per azione (prezzo medio di borsa delle azioni nell’ultimo mese di quotazione ridotto del 50%). La contropartita non sarà in contanti, naturalmente, ma in titoli di stato senza cedola scadenti nel dicembre 2012. Il rimborso massimo per azionista non potrà superare i 50.000 Euro".

Ma facciamo un esempio: il nostro investitore l'8 febbraio 2008 acquista a quasi 0,7 euro per azione titoli per un controvalore di 3.500 euro, ovvero circa 5.000 azioni Alitalia.

Nei mesi successivi le azioni (già acquistate a buon prezzo) perdono gran parte del loro valore fino ad arrivare a 0,45 euro al momento della definitiva uscita di scena di Alitalia dal listino. Il valore, a questo punto solo teorico, di quelle azioni acquistate a 3.500 euro scende a circa 1.575 euro. In quei giorni la promessa del Governo: "Nessuno perderà un euro".

Il Decreto in corso di approvazione (potrebbe essere migliorato, ma anche peggiorato) prevede che gli azionisti siano rimborsati al 50% del valore medio dell'ultimo mese del titolo. Quei 1.575 vanno quindi dimezzati e diventano 787,5 euro. E qui giunge la beffa per il piccolo azionista: il taglio minimo di titoli di Stato è di 1.000 euro e quindi, a fronte di un controvalore azionario di 787,5 euro circa, il nostro azionista perderà anche quella cifra. La beffa delle beffe!

Come uscirne? Acquistando da altri azionisti i titoli necessari a raggiungere il minimo per ottenere i titoli di Stato, oppure vendere a qualcuno in cerca di azioni necessarie a centrare lo stesso obiettivo.

I grandi azionisti (pochi) non potranno avere più di 50.000 euro in buoni quindi sul mercato torneranno un gruzzolo di azioni, ma la complessità delle operazioni scoraggerà senza ombra di dubbio tanti cittadini, che così in soldoni, perderanno tutto il loro investimento. Tutto ciò, ovviamente, nella speranza che le commissioni di negoziazione erodano ulteriormente il valore a disposizione. Comunque, ricordiamolo, prima di trasformarlo in denaro sonante occorrerà comunque attendere la scadenza naturale dei titoli (senza cedole intermedie), il 1° gennaio 2013!

Conti alla mano quindi, il nostro investitore (che rappresenta la media dei piccoli investitori Alitalia) a inizio 2008 ha investito 3.500 più altri 225 euro circa nel 2009/2010 per comprare le azioni necessarie ad arrivare a 1.000 di controvalore per un totale di circa 3.725. Ad inizio 2013 (sempre che l'Italia non finisca in bancarotta prima) otterrà cash la bellezza di 1.000 euro più qualche centesimo di interesse (siamo al minimo storico).

Un'operazione "brillante", quindi, che ha fatto registrare una perdita secca di oltre 2.720 euro! Per la serie "Nessuno perderà un euro"...

Ultimo dettaglio. Pensavate di fare una class action? Scordatevelo: nel decreto c'è anche una postilla che rinvia la possibilità di avviare class action all'anno prossimo. Trattasi del 3° rinvio per le class action, quindi ci sono pochissime speranze che in Italia, finché governerà Berlusconi, si potranno fare cause con i consumatori e i cittadini uniti.


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