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Energia pulita dai rifiuti: l'ecobusiness del futuro

 |  Redazione Sconfini

Perché l’Italia spende, per non riuscire e gestire i rifiuti, 31 miliardi di euro l’anno, pari al 2,1% del PIL nazionale, quando la Germania ne spende solo 16,8 con risultati più che eccelsi? Oltre al notevole risparmio c’è da notare che il territorio tedesco è di molto superiore a quello italiano, 357.022 kmq contro 301.338 kmq, e che la sua popolazione è composta da circa 90 milioni di individui, pari a una volta e mezzo quella italiana (59 milioni di abitanti). Facendo la dovuta proporzione tra popolazione e territorio, l’Italia dovrebbe spendere 11,5 miliardi di euro l’anno, ma quello che è più importante è che con la cifra che si andrebbe a risparmiare si potrebbero per esempio tagliare le tasse o ridurre le imposte sui rifiuti.

 

In Germania, il business dei rifiuti movimenta circa 19 miliardi di euro e dà lavoro ad oltre 160mila persone. Grazie ai rifiuti campani che vengono inviati ogni giorno in Germania al costo di 200.000 euro quotidiani, i tedeschi producono il 10% del proprio fabbisogno di energia, risparmiando 3,7 miliardi di euro. Ormai lo smaltimento dei rifiuti non è più un costoso obbligo sanitario, è diventato una lucrosa opportunità economica, un vero e proprio business appunto. Grazie alla cattiva gestione politica ed istituzionale dei nostri problemi, la Germania sta ottenendo notevoli vantaggi e creando opportunità di impiego che noi dovremmo seguire come modello di ecoenergia ed efficienza. La Germania da qualche anno ormai si è autoproclamata “pattumiera d’Europa”, realizzando sostanziosi introiti: sono moltissimi i Paesi che hanno deciso di appoggiarsi agli impianti tedeschi innovativi e ben gestiti.

 

Un corretto smaltimento dei rifiuti potrebbe rappresentare un ottimo business anche per le imprese italiane. Infatti, i sei impianti di riciclaggio dell’Amsa (Azienda milanese servizi ambientali), funzionanti a pieno regime, riescono a riutilizzare e trasformare circa 300mila tonnellate di spazzatura messa sul mercato sottoforma di prodotti di vario genere (plastica, vetro, carta, legno ed altro ancora), che poi verranno adoperati come base per la produzione di artefatti composti del medesimo materiale.

 

Alcuni dati shock dell’Unione Europea ci rivelano che nell’ultimo anno la Campania, con 6 milioni di abitanti e un’estensione di 13.595 kmq, ha speso senza ottenere alcun risultato, quasi più di tutta la Spagna, che nonostante abbia 42 milioni di abitanti e una superficie di 504.645 kmq spende 570 milioni di euro; i rifiuti della Calabria hanno un costo più elevato di quelli dell’intera Olanda e Danimarca messe insieme.

 

È interessante anche confrontare i costi dello smaltimento dei rifiuti di una città come Milano, che fa ampio ricorso all’incenerimento, con quelli di Aicurzio, piccolo comune brianzolo che però punta sulla raccolta differenziata: a Milano nel 2005 si sono spesi 135,42 euro per abitante contro gli 83,67 euro di Aicuraltzio, dove sempre nel 2005 il 70,52% dei rifiuti è stato differenziato. Il sindaco di Novara, inoltre, nel 2007 ha dichiarato che riuscendo a portare la raccolta differenziata dal 35% al 68% si sono risparmiati due milioni di euro, mentre ad esempio il sindaco di Torino per sostenere la necessità dell’inceneritore del Gerbido ha dichiarato che in qualsiasi centro urbano superare il 50% di raccolta differenziata è un’impresa. Sembra però che San Francisco non abbia incontrato questa difficoltà: la città della California infatti è oltre il 50% già dal 2001.

 

Oltre alla raccolta differenziata, la svolta decisiva potrebbe sicuramente avvenire con la realizzazione di termovalorizzatori. Nel 2000 a Milano è stato inaugurato il termovalorizzatore Silla 2, uno degli impianti più efficienti d’Europa. Esso punta sul calore derivato dai rifiuti, una risorsa rinnovabile finanziata anche dall’Unione Europea con i fondi Cip 6. Oggi a Milano vengono raccolte circa 2.100 tonnellate di rifiuti al giorno, di cui il 35% viene riciclato. L’organico viene portato insieme al secco al termovalorizzatore, poi l’umido è destinato all’agricoltura e ad altri scopi, mentre il secco è usato per la valorizzazione energetica. Il vapore generato produce elettricità immessa nella rete nazionale e il calore viene utilizzato per il teleriscaldamento di quartieri come Gallarate o nel nuovo polo Fiera. In questo modo ogni anno si riesce a produrre energia elettrica per 250mila persone. Solo nel 2006 sono stati prodotti 380 milioni di chilowattora e 60 milioni di chilowatt termici con un ritorno economico di 16 milioni di euro. Inoltre, come ha recentemente dichiarato Umberto Veronesi nella trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa in prima serata su Rai Tre, “l’impatto che i termovalorizzatori hanno sulla salute umana è pari a zero”.

 

Certo va fatta una considerazione importante sugli investimenti necessari per realizzare i termovalorizzatori, che sono molto elevati: il costo di un impianto in grado di trattare 420.000 tonnellate l’anno di rifiuti è valutabile in circa 375 milioni di euro, cioè circa 850-900 euro per tonnellata, e il loro ammortamento richiede suppergiù 20 anni. Però, non utilizzando combustibili fossili si ha una riduzione di 16mila tonnellate di anidride carbonica emessa nell’atmosfera; inoltre, i termovalorizzatori permettono di produrre compost e concimi liquidi, di ridurre la quantità dei rifiuti domestici e degli odori nell’aria.

 

Numeri forse aridi quelli riportati in precedenza inerenti la gestione del trattamento dei rifiuti, ma comunque utili a dimostrare che i modelli di efficienza sia economica che ambientale sono già ampiamente diffusi. Perché non imitarli in tutto il nostro territorio?

Martina Pluda

 


 

10 consigli per aiutare ad alleggerire il problema dei rifiuti

 

1) Non usare i sacchetti di plastica per fare la spesa, usare piuttosto borse di stoffa portate da casa e riutilizzabili negli anni.

2) Utilizzare il meno possibile prodotti usa e getta come bicchieri, piatti e posate, rasoi, macchine fotografiche, batterie, che spesso non sono riciclabili, e sostituirli con stoviglie di vetro, ceramica o acciaio, macchine fotografiche digitali, batterie ricaricabili.

3) Evitare di acquistare prodotti che hanno troppi imballaggi, ad esempio formaggi nelle vaschette di polistirolo, dentifrici con la confezione esterna di cartone, merendine e biscotti con la doppia confezione.

4) Evitare prodotti con imballaggio costituito da più materiali, come il tetrapak, o non riciclabile.

5) Scegliere prodotti confezionati con vetro o alluminio che sono materiali riciclabili all’infinito.

6) Non acquistare l’acqua in bottiglia, soprattutto se di plastica, ma consumare l’acqua di rubinetto: si risparmia e si riduce la quantità di plastica da smaltire.

7) Utilizzare i servizi presenti nella rete Internet (ad esempio conti correnti e pagamenti on line) permette di consumare meno carta: ogni tonnellata di carta risparmiata salva 15 alberi.

8) Se si possiede un giardino, è consigliato utilizzare una compostiera domestica per la frazione umida dei rifiuti: ciò permette di fertilizzare il giardino ed evitare di destinare in discarica la parte puzzolente dei rifiuti.

9) Scegliere lampadine a basso consumo: costano di più, ma consumano decisamente meno e durano molto di più.

10) Acquistare prodotti, ad esempio calzature, carta ed elettrodomestici, con etichetta ecologica (Ecolabel) a minor impatto ambientale.

 

 
In collaborazione con Help!

 

 


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