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D'Alemini

 |  Redazione Sconfini

Può anche darsi che i buffi oligarchi di palazzo abbiano altri sondaggi nelle loro mani, ma conviene iniziare a dare un'interpretazione all'apparentemente assurda manovra del Pd in tema di alleanze.

Tenendo conto che questi debosciati non hanno modificato il "porcellum", la legge elettorale che viola apertamente la costituzione e alcuni diritti umani, rimangiandosi l'ennesima promessa più volte fatta di studiare un nuovo meccanismo che permettesse ai cittadini almeno di scegliere il proprio candidato, la questione alleanze specialmente alla Camera sarà fondamentale dal momento che è previsto un abnorme premio di maggioranza in grado di stabilizzare per un quinquennio almeno le velleità scissioniste dei deputati.

Ebbene, tutti, ma proprio tutti, i sondaggi che circolano in questi mesi danno dei risultati abbastanza simili nella sostanza almeno per quanto riguarda i partiti principali (questi dati medi hanno una forbice di 0,5% per i partiti sotto il 3%, 1% per i partiti tra il 3 e il 7% e del 2% per i partiti sopra il 7%).

- Il centro destra, che sarà obbligato dal meccanismo elettorale a ricompattarsi vale circa il 27% (PDL = 18%; LEGA NORD = 6%; DESTRA = 2% GRANDE SUD = 1%)

- Il terzo polo, così come lo conosciamo solo il 9% (FLI = 2%; UDC = 6%; MPA = 1%)

- Il Movimento 5 Stelle che correrà comunque da solo vale circa il 18%

- Ad altre aggregazioni viene attribuito poco meno del 5%, mentre per esclusione, l'enorme galassia di centrosinistra (PD, SEL, IDV, Bonino, PSI, Verdi, FDS) potrebbe contare, immaginando di cristallizzare la situazione, il 41%.

Cosa significherebbe? Vittoria schiacciante e senza appello alla Camera, ma con questi numeri anche il Senato sarebbe blindato.

"Troppo semplice" deve aver pensato il trust di cervelli del Pd, "rendiamo lo scenario più vivace", "sì dai, scarichiamo IDV (7,5%) e SEL (5%) e imbarchiamo piuttosto l'Udc (6%)". "Bella idea, però così rischiamo quasi di perdere se ci abbandonano anche i radicali (1%) i Verdi (1%) e la Federazione della Sinistra (2,5%)"; "Allora apriamo anche a Fini e Rutelli"; "Sìììììììì che genio! Bravo" E giù applausi.

E così l'andazzo sembra quello di un'accozzaglia di vetero comunisti atei poi convertiti al dio mercato e all'iperliberismo, di ex (?) fascisti, cattolici filo-Vaticano e filo-Ior ed ex berlusconiani dalle tinte variamente mafiose.

Un'idea di come la prenderà l'elettorato sano del Pd la si può avere (inevitabile sarà un crollo dei consensi in caso di "ufficializzazione" del matrimonio), ma la domanda che ci si deve davvero porre è: perché? Cui prodest?

La risposta non può che essere nella malata logica spartitoria che appesta le menti dei leader inconsapevolmente defunti di Pd e Udc: uno a Palazzo Chigi (Casini?) e uno al Quirinale (D'Alema?).

La terza repubblica si aprirà con questo improbabile duetto istituzionale D'Alema-Casini, un D'Alemini?

Pensavamo di aver toccato il fondo con Napolitano? Si può scendere più in basso e scenderemo! Povero Pertini...

Se così fosse, lunga vita a questi professori pasticcioni, spocchiosi, dannosi, cinici e incompetenti che però almeno dicono pane al pane e vino al vino.

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