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Preeclampsia, i sintomi da non sottovalutare

 |  Redazione Sconfini

Molte sono le patologie che possono complicare una gravidanza fisiologica: la preeclampsia è una di queste. Si tratta di un evento che si sviluppa durante la gravidanza in circa il 5% dei casi e può compromettere, anche gravemente, la salute della madre e del bambino. In passato veniva classificata come “gestosi”, termine obsoleto che comprendeva tutta una serie di disturbi e malattie legate soprattutto all’ipertensione; negli anni la ricerca ha diversificato le varie patologie per poter distinguerle e studiarle al meglio.


Nell’ottobre scorso si è tenuto un importante congresso a Roma, organizzato dall’Associazione italiana preeclampsia (Aipe), che ha visto intervenire i più illustri specialisti nel campo nazionale e internazionale e durante il quale è stato ribadito quanto sia importante seguire le linee guida e le tabelle sui fattori di rischio. La preeclampsia generalmente colpisce le primipare (donne alla loro prima gravidanza) o donne con ipertensione cronica o problemi vascolari preesistenti, ma ancora non si conosce la sua eziologia in quanto sono molteplici i fattori scatenanti.

Molto spesso viene sottovalutata, sia dalla donna che dal personale sanitario, avendo sintomi compatibili e riconducibili ad altre situazioni legate ad un decorso di gravidanza normale (nausee, mal di testa, gonfiori alle gambe). Però esistono alcuni sintomi che potrebbero, se comparsi dopo la 20a settimana di gestazione, essere un campanello di allarme per uno sviluppo successivo di preeclampsia: comparsa di valori elevati di pressione arteriosa, cefalea, disturbi visivi, dolore epigastrico o vomito, comparsa di proteinuria nelle urine.
Fino agli anni ’90 l’Aspirina era ritenuta essere un farmaco elettivo nella cura della preeclampsia. I risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che questo non è vero; poi una revisione degli studi ha verificato l’efficacia dell’Aspirina nel prevenire la preeclampsia nelle donne con fattori di rischio cronici, come ipertensione, diabete e malattia renale. Altri studi sono stati fatti nelle donne che assumevano antiaggreganti piastrinici ed è stata osservata una riduzione del rischio di nascite premature ed una riduzione del rischio di morte fetale o neonatale.

Da queste ricerche si evidenzia che i farmaci antiaggreganti piastrinici e l’Aspirina a basso dosaggio, presentano benefici lievi o moderati quando impiegati nella prevenzione della preeclampsia.
La ricerca medico-scientifica è molto attenta ed in continua evoluzione, nella speranza di poter un giorno arrivare a realizzare un “test di screening”, che possa individuare le donne a rischio prima ancora che si comincino a presentare i sintomi conclamati della patologia. L’Associazione Italiana Preeclampsia di Roma e l’Associazione di volontariato Sulle ali di un angelo Onlus di Trieste hanno bandito due premi per giovani ricercatori per stimolare le giovani leve a perseguire il loro lavoro nel campo della ricerca. Per approfondire ancor meglio il tema abbiamo posto alcune domande alla dottoressa Barbara Vasapollo, specialista ginecologa ideatrice del premio Aipe.


Il campo della ricerca sta facendo passi avanti. È possibile stabilire con delle indagini diagnostiche i soggetti a maggior rischio?
“Per cercare di calcolare se una gravidanza è a rischio, è bene effettuare un’anamnesi familiare e tenere conto di fattori come l’età della donna, le precedenti gravidanze (se ce ne sono state), la presenza di malattie o di anomalie del tratto genitale o ancora, non meno importanti, la componente emotiva e l’ambiente familiare/sociale circostante. Identificare precocemente una gravidanza a rischio, quindi, è importantissimo in quanto permette di intervenite tempestivamente, tranquillizzare la futura mamma e offrire al medico indicazioni precise per programmare eventuali interventi da attuare durante la gravidanza e al momento del parto.

Prima della gravidanza è bene fare degli esami per verificare la possibile presenza di portatori (anche sani) di malattie ereditarie, di anomalie cromosomiche o di mutazioni genetiche, e tenere sotto stretto controllo patologie come il diabete e l’ipertensione”.
Una volta diagnosticata la patologia come ci si deve comportare?
“Fin dalle prime settimane di gravidanza è bene affidarsi alla consulenza costante di un medico ed attenersi a tutti i controlli da lui consigliati.

E poi migliorare la qualità della vita della futura mamma, quindi limitare caffè, evitare il fumo e l’alcool, curare l’alimentazione, evitare sforzi fisici e attività fisica, tranne quella consigliata in gravidanza”.
Cosa fare se la gravidanza è ritenuta a rischio?
“Se il rischio non è elevato, è sufficiente effettuare tutti i controlli che il medico riterrà necessari e con una certa frequenza; se il rischio è elevato allora potrebbe ritenersi necessario il ricovero, grazie al quale sarà possibile monitorare continuamente l’evoluzione della gravidanza”.

foto: Piron Guillaume


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