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Ambiente e salute: gli interventi per tutelare i bambini

 |  Redazione Sconfini

Proteggere la salute dei bambini in un ambiente che cambia: era questo il tema cardine della V Conferenza interministeriale su Ambiente e Salute organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), svoltasi a Parma nel marzo scorso, che ha visto i rappresentanti dei governi presenti sottoscrivere una Dichiarazione congiunta che li impegna a raggiungere nei prossimi anni (entro il 2020) una serie di importanti obiettivi.


Esponenti di 53 Paesi della grande regione europea dell’OMS, che include tutta l’area balcanica e gli stati ex sovietici, si sono riuniti per fare il punto sulle azioni intraprese per proteggere la salute dai rischi ambientali e per individuare le prossime priorità. Il percorso dell’OMS su questo tema era iniziato a Francoforte nel 1989, quando per la prima volta si erano proposti dei Piani nazionali mirati; successivamente tappe quinquennali hanno portato nuovi temi e nuove necessità sul tappeto.


Tra i principali impegni sottoscritti a Parma, per l’Italia dal ministro della Salute Fazio e dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, un articolato raggio di interventi a tutela della salute dei bambini. In sintesi i ministri si impegnano a fornire acqua e igiene per ogni bambino, a combattere l’obesità infantile, a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’inquinamento acustico, a combattere l’inquinamento atmosferico, a mettere fine al lavoro minorile. Dal documento sottoscritto emergono alcuni impegni che rappresentano delle vere e proprie priorità.


> PRIMA PRIORITÀ: i rischi per la salute dei bambini e di altri gruppi a rischio legati a scadenti condizioni ambientali, di lavoro e di vita (in particolare, mancanza di acqua e di servizi igienico-sanitari). L’emergenza primaria per la salute dei bambini, che continuano ad essere al centro dell’attenzione come soggetti vulnerabili, è l’approvvigionamento di acqua potabile e sicura. altIn ben 10 Paesi dell’area dell’Est (tra cui i nuovi Stati indipendenti) più del 50% della popolazione rurale non ha accesso ad acqua pulita, mentre anche nei Paesi più ricchi ci sono ancora epidemie che testimoniano sistemi di distribuzione dell’acqua arretrati e insufficienti. Mancano sistemi di sorveglianza armonizzati per le malattie trasmissibili dovute ad acqua potabile non pulita e ad acque di balneazione.


> SECONDA PRIORITÀ: l’impatto delle malattie non trasmissibili, in particolare nella misura in cui tale impatto può essere ridotto attraverso politiche adeguate in settori quali lo sviluppo urbano, i trasporti, la sicurezza alimentare e la nutrizione, gli ambienti di vita e di lavoro. Gli incidenti involontari sono la principale causa di morte da 0 a 19 anni: traffico stradale e incidenti domestici costituiscono il maggiore fattore di rischio. Le differenze tra Paesi sono molto forti in questo campo: negli ultimi venti anni, ad esempio, sono diminuiti molto gli incidenti da traffico stradale, ad eccezione dei Paesi dell’area Est, che invece hanno visto un loro aumento. Ci sono forti differenze anche a proposito dell’obesità: si va da un 3% a più del 30% nei ragazzi dagli 11 ai 15 anni di età; inoltre una gran parte (40-50% o più) dei bambini di 11 anni in tutti i Paesi non fa sufficiente attività fisica, e la percentuale è ancora più alta tra i 13 e i 15 anni di età. Esistono evidenze che ambienti costruiti in modo adeguato, con spazi verdi pubblici, aumentano le possibilità di attività fisica e riducono i rischi di incidenti. C’è quindi la necessità di spazi disegnati con la partecipazione dei cittadini perché si possano esprimere le potenzialità locali e vengano sfruttate le opportunità in modo adeguato.


> TERZA PRIORITÀ: le preoccupazioni destate da problemi emergenti quali le sostanze chimiche dannose persistenti, interferenti con il sistema endocrino e bioaccumulabili, e la carenza di risorse in alcune parti della Regione europea dell’OMS.


> QUARTA PRIORITÀ: l’esigenza di investire in tecnologie sostenibili che rispettino l’ambiente e promuovano la salute, sottolineando le opportunità create da attività quali i servizi sanitari ad alta efficienza energetica e i lavori verdi.


> QUINTA PRIORITÀ: incoraggiare gli stakeholder internazionali, incluse le istituzioni finanziarie internazionali, e la Commissione Europea ad offrire ulteriore assistenza scientifica, politica, tecnica e finanziaria per contribuire ad attuare meccanismi efficaci e potenziare le capacità, al fine di ridurre l’esposizione ai rischi ambientali e il conseguente impatto sulla salute nella regione interessata.


I rappresentanti dei 53 Paesi europei si sono dati infine appuntamento alla prossima Conferenza su Ambiente e Salute che si svolgerà nel 2016.

Ignazia Zanzi

 

 


 

A SCUOLA E' MEGLIO SPALANCARE LE FINESTRE?


In molti casi sostanze come il PM10 (le polveri sottili) o la formaldeide, un gas emesso dagli arredi interni, sono presenti in concentrazioni maggiori nelle aule scolastiche piuttosto che all’aria aperta mettendo a rischio la salute dei bambini, che passano molto spesso un terzo della loro giornata a scuola, favorendo così l’insorgere di malattie delle vie respiratorie, asma e allergie.


Questa immagine della salute nelle scuole italiane emerge dallo studio “Qualità dell’aria nelle scuole, un dovere di tutti, un diritto dei bambini”, promosso dal Ministero italiano dell’Ambiente, del Territorio e del Mare in collaborazione con il Rec, il Regional Environmental Center di Budapest. Lo studio oltre all’Italia ha interessato le scuole di altri 5 Paesi: Albania, Boemia, Erzegovina, Serbia e Slovacchia. I bambini sono l’indicatore più sensibile delle relazioni tra fattori di rischio ambientale e salute delle popolazioni. La comunità internazionale ha assunto l’obiettivo comune della protezione della salute dei bambini dall’inquinamento ambientale e dai relativi fattori di rischio presenti nell’aria, negli alimenti, nell’acqua.


In Italia sono state 13 le scuole osservate in 6 regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia e Sardegna; circa 1.000 gli alunni coinvolti. Emerge una realtà di edifici scolastici piuttosto anziani, circa il 50% è stato costruito prima del 1960. Gli edifici più vetusti hanno subito ristrutturazioni in cui spesso sono stati usati materiali contenenti composti tossici come la formaldeide che, ad esempio, nelle scuole siciliane monitorate è presente con concentrazioni circa 6 volte superiori a quelle esterne. Un altro nemico presente in classe è il PM10. I valori di PM10 sono sempre superiori all’interno della scuola per il cumularsi delle polveri sottili esterne derivanti dal traffico con quelle generate all’interno (gesso delle lavagne). Le più alte concentrazioni in classe sono state registrate in Piemonte (185 microgrammi/mc), le più basse nel Lazio con 35 microgrammi/mc.


Lo studio ha anche analizzato la salute dei bambini, evidenziando una percentuale maggiore di casi di tosse frequente tra i bambini delle scuole dell’Emilia Romagna e del Lazio. Dati recenti mostrano un aumento delle malattie allergiche e dell’asma, e la rilevazione compiuta nelle 13 scuole riflette questa tendenza: il 27,6% degli alunni esaminati soffre infatti di rinite, il 21,9% di tosse, il 19,9% di allergie, il 10,4% di asma. A questi rischi per la salute se ne aggiungono altri legati ai cambiamenti climatici: l’interazione tra aumento della temperatura, ozono e particolato potrebbe aumentare la tossicità del particolato; la variazione di temperatura e umidità può favorire la colonizzazione di acari e muffe che scatenano allergie, e i pollini e le spore dilatano la loro stagione grazie alle temperature più alte.


L’indicazione positiva che emerge dallo studio è traducibile in semplici accorgimenti “verdi” e a basso costo per sconfiggere i pericoli in classe. Primo fra tutti l’utilizzo delle piante mangia-veleni, che riescono a eliminare le sostanze tossiche dall’aria. La felce e il Ficus benjamina ad esempio rimuovono da 12 a 20 microgrammi l’ora di formaldeide, ma non da meno come annienta-veleni sono gerbere, crisantemi e filodendri.


In collaborazione con Help!


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