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Dall'Usl all'Ass: evoluzione e cambiamenti

 |  Redazione Sconfini

La trasformazione a cui il Servizio sanitario della nostra regione è andato incontro nel corso di questi ultimi anni ha portato una serie di cambiamenti significativi, con l’obiettivo di ottimizzare i servizi offerti al cittadino e organizzarli in modo più sistematico e preciso in base alle necessità del bacino d’utenza di ogni zona. Per comprendere gli innumerevoli cambiamenti che sono avvenuti sul territorio della nostra regione abbiamo parlato con diversi operatori degli Uffici Relazioni con il Pubblico delle Aziende sanitarie e con chi si occupa attivamente della gestione, crescita e mantenimento dei vari servizi, tra cui il dottor Paolo Da Col, direttore del Distretto n. 1 dell’Azienda per i Servizi Sanitari di Trieste. Abbiamo così ottenuto una visione d’insieme esaustiva che ci ha permesso di comprendere appieno quali sono le dinamiche interne e cosa ci si può aspettare dai vari servizi offerti.

 

In passato l’ospedale era l’unica struttura che eseguiva ogni tipo di prestazione medico-sanitaria e cercava di sopperire ai bisogni sanitari. Oggi le cose sono cambiate e la nostra vecchia Usl è stata soppiantata da due nuove strutture: l’Azienda per i Servizi sanitari e l’ospedale che è diventato anch’esso un’Azienda. Si tratta di due realtà distinte, ognuna con proprie competenze e mansioni. Tuttavia, nonostante la riorganizzazione sia ormai giunta al suo termine, una parte dei cittadini continua a confondere queste due entità e non sa a chi rivolgersi nel momento del bisogno.

 

L’ospedale continua ad essere spesso la prima scelta, senza capire che in questo luogo ci si deve recare solo quando si verifica un caso acuto che richiede un intervento immediato, o quando è il medico di base a stabilire la necessità di un ricovero. Molte volte, invece, le persone preferiscono andare in Pronto Soccorso perché ritengono che qui riceveranno in tempi brevi le cure di cui hanno bisogno. “Ciò accade – rileva Da Col – perché i cittadini non hanno ancora del tutto la consapevolezza che esistono altre strutture territoriali preposte che possono essere utilizzate per risolvere un problema sanitario non di grave entità (basta solo una richiesta del proprio medico di base). Per le condizioni di cronicità le unità territoriali possono attuare una serie di interventalti in ambulatorio e soprattutto a domicilio, che possono essere realmente alternativi e sostitutivi al ricovero. Mentre prima era solo l’ospedale a farsi carico di tutto, ora i servizi territoriali sono in grado di offrire assistenza medico-infermieristica a chi è stato appena dimesso dall’ospedale o a chi necessita di una prestazione che può comodamente essere praticata tra le mura domestiche, senza obbligare così la persona ad inutili e anche faticosi spostamenti”.

 

Si parla molto di territorio, servizi territoriali e Distretti. Vediamo di capire meglio cosa sono. Con la nascita dell’Azienda per i Servizi sanitari viene introdotto il nuovo concetto di territorio, una realtà nuova che esula completamente dalla cultura incentrata sull’ospedale. La nostra regione viene suddivisa in sei Ass, ognuna delle quali opera per mezzo dei suoi distretti dislocati sul territorio di competenza. Il Distretto è l’unità più piccola della struttura sanitaria ed offre ai cittadini i servizi di cui essi hanno bisogno: prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione sono alcune delle più importanti attività esercitate da queste nuove entità locali. Territorio e ospedale sono diventati due realtà distinte, ognuno con proprie competenze e mansioni da non confondere.

 

I Distretti variano numericamente a seconda delle aree su cui le diverse Aziende del territorio regionale operano e sono il motore di tutti gli interventi sanitari territoriali. La loro creazione ha moltiplicato le possibilità per il singolo cittadino utente: infatti, grazie alla presenza di più Distretti su ogni territorio coperto da un’Ass, è possibile recarsi in Distretti diversi da quello di propria competenza per eseguire una visita medica o un esame.

 

Quando non c’erano i Distretti le prestazioni offerte al cittadino erano poche, isolate o quasi nulle: l’assistenza domiciliare era inesistente e sul territorio non si trovava nulla. “In dieci anni si è fatto tanto – afferma Da Col – e ciò che ora possediamo garantisce un buon livello di prestazioni medico-sanitarie”. L’importante, però, è non fermarsi, ma continuare a fare sempre meglio perché il lavoro da fare è ancora tanto.

 

Vediamo ora quali sono i passi operativi da seguire qualora si ritenga necessario un esame diagnostico o una serie di accertamenti al fine di verificare il proprio stato di salute. Qualora le condizioni fisiche lo permettano, ci si deve recare dal proprio medico curante che verificherà la necessità o meno di effettuare degli accertamenti in base all’anamnesi e alle condizioni cliniche riscontrate. Stabilita l’esigenza di eseguire delle indagini diagnostiche, il medico prescriverà quanto necessario (indicando eventualmente l’urgenza sulla richiesta). Giunti a questo punto, non rimane che fissare l’appuntamento, recandosi di persona allo sportello del centro prenotazioni o contattando lo stesso mediante il numero telefonico verde messo a disposizione dei cittadini. Non è detto che l’attesa sia molto lunga: dipende dall’indicazione del medico e dal numero di richieste già pervenute allo sportello; la priorità è data alle urgenze indicate sulla richiesta.

 

Le liste di attesa per gli esami e le visite sono spesso il principale motivo di scontento per il cittadino. Aspettare a lungo non è solo la conseguenza di una mancata capacità da parte del servizio di gestire gli appuntamenti, come molti sono portati a pensare, ma è il normale evento conseguente ad un numero eccedente di richieste, che molte volte non sono dettate da una necessità ma solo da un’esigenza delle persone che le richiedono al proprio medico. L’esagerato ricorso agli accertamenti diagnostici, l’eccesso di prescrizioni rilasciate dai medici curanti per tutelarsi da eventuali successive complicazioni e il mancato riconoscimento delle reali necessità del paziente concorrono ad allungare a dismisura le liste d’attesa. “Molte volte – evidenzia Da Col – la lunga attesa è anche una conseguenza della non curanza di quei cittadini che, dopo aver prenotato un esame, non lo cancellano qualora decidano di non eseguirlo. Ricordiamo che la cancellazione è molto semplice, basta contattare l’apposito ufficio al numero verde e fornire i dati sull’esame che si vuole disdire: già questo semplice atto di civiltà servirebbe certamente a diminuire i tempi di attesa per le prestazioni permettendo agli ambulatori di organizzare meglio il servizio offerto”.

 

L’opera di informazione al cittadino sui cambiamenti della struttura sanitaria è stata lunga e laboriosa, ed ancora oggi ci sono alcune fasce di utenza che non hanno ben chiaro il nuovo assetto del Servizio sanitario. “Tuttavia – spiega Da Col – la maggior parte delle persone sta iniziando ad essere più informata sulle nuove possibilità offerte, grazie anche alla capillare attività divulgativa svolta su tutti i mezzi di informazione. I media sono stati coinvolti ampiamente per favorire la conoscenza di questi cambiamenti: giornali, televisioni e radio hanno dato il loro importante contributo per raggiungere lo scopo prefissato”. Per avere tutte le informazioni di cui si ha bisogno, è possibile anche usufruire dei siti Internet di ogni Ass regionale, i quali sono facilmente consultabili. In ogni Ass, inoltre, è presente l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (Urp): al suo interno opera personale preposto a fornire notizie dettagliate e consigli su come comportarsi nelle più disparate situazioni in materia di sanità in modo da favorire ai cittadini l’accesso ai servizi; lo stesso Ufficio può essere anche utilizzato per la presentazione di reclami.

 

In conclusione, affrontiamo un altra questione importante che spesso genera paura e timore nelle famiglie: la dimissione dall’ospedale dopo una degenza. “Sia ben chiaro – sottolinea il dottor Da Col – che ciò non implica l’abbandono del paziente, come molti pensano, da parte della struttura sanitaria. Infatti, se le condizioni richiedono ulteriori trattamenti per un recupero completo è possibile essere seguiti a casa, con un notevole alleggerimento delle spese sanitarie e un notevole beneficio per il paziente, che può avere quello di cui ha bisogno tra le mura del proprio domicilio: è possibile avere gratuitamente cure mediche generiche e specialistiche, assistenza infermieristica e sedute riabilitative”. “Nel caso poi ci sia la necessità di un’assistenza continuata dopo la dimissione dal nosocomio – conclude Da Col – ci sono le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali), che fanno anch’esse parte del territorio e danno l’assistenza necessaria per un certo periodo di tempo: sono strutture gestite dall’Azienda sanitaria a cui si può accedere su richiesta dell’ospedale”. Inoltre, queste prestazioni possono essere erogate non solo a chi è appena stato dimesso dall’ospedale, ma anche a chi è impossibilitato a muoversi, o presenti altre problematiche che limitano la sua autosufficienza; a tale scopo è sufficiente avere la richiesta del medico di base e poi rivolgersi al Distretto competente, che provvederà all’invio di personale atto a valutare e risolvere il problema.

Paolo Baldassi

 

 

In collaborazione con Help!

 

 


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