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Renzi for dummies: lo sapete che Fonzie avrebbe 88 anni?

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Merita senz'altro un approfondimento l'epopea mediatica e di immagine che Matteo Renzi sta obbligandoci a vivere in questi mesi che lo condurranno a diventare segretario del Pd per abbandono di avversari, che nel frattempo molto franceschinianamente saranno saliti sul carro del vincitore.

Inizia la sua avventura mediatica scimmiottando la grafica di Obama poi intesse il suo programma in punti per le primarie confondendo i piani ideologici degli elettori: un po' antiberlusconismo, qualche idea di Grillo, un po' di iperliberismo alla Monti che tanto tirava all'epoca, quasi nulla di sinistra.

Tuttavia il faccione da scout piace, il suo essere "giovane" sembra assorbire tutte le sue manchevolezze da sindaco di Firenze e pure la furbata di essere diventato dirigente dell'impresa di famiglia poco prima di mettersi in aspettativa (così i contributi li paghiamo noi). Nessuno dei suoi fan ne parla male e sovente viene applaudito da ali di folla.

Il picco creativo della costruzione della sua immagine, tuttavia, lo ha raggiunto chi ha inventato l'accostamento con Fonzie di Happy Days. Un po' James Dean dei poveri (per far gola ai ribelli), un po' uomo di strada (per piacere a una platea più rossa), un po' saggio (per piacere ai genitori), grande rubacuori (per piacere ai berlusconiani orfani del puttaniere di Arcore). Vedere Renzi in giacca di pelle fare il figo come Renzi è iconograficamente disgustoso, perché è un po' come vedere uno scout (appunto) vestito da motociclista tatuato a bordo di una Harley Davidson: fa ridere ma si vede che non fa per lui.

Eppure il giochino per una parte dell'elettorato regge. Il perché è presto detto: la serie TV Happy Days con uno dei suoi protagonisti Arthur Fonzarelli è andata in onda in Italia a partire dal 1974 ed è stata più volte replicata. Era un'Italia che entrava negli anni di piombo ma non aveva dimenticato il boom degli anni d'oro dei due decenni precedenti e aveva ancora fiducia nel futuro. In più, Happy Days raccontava la spensierata e ricca vita che conducevano i borghesi americani a metà anni cinquanta con i juke box, le prime auto per tutti, il liceo che apriva le porte a una carriera di sicuro successo, le compagnie di amici, le prime esperienze sentimentali.

Fonzie, che aveva 29 anni quando iniziò la serie nel 1974 (1954 nel telefilm) ricorda quindi a quelli che ora hanno tra i 40 e i 60 anni un periodo piacevole e positivo, fa balenare ricordi di gioventù cioè quelli più piacevoli solitamente da ricordare. Rivederli incarnati in un personaggio politico ha una forza emotiva grandissima. Da questa premessa la logica conseguenza di un voto favorevole a Renzi per l'investimento emotivo che egli ha contribuito a generare. Il target di questa operazione sono quindi i genitori di figli giovani (e nelle buone famiglie ancora sensibili alle idee politiche dei genitori) e i figli di nonni anziani altrettanto facilmente orientabili nelle settimane precedenti al voto. Un capolavoro di propaganda.

A conti fatti, però, si deduce che il Fonzie del telefilm è nato nel 1925 e quindi oggi avrebbe 88 anni. Non proprio un giovane imbonitore. Ma questo agli elettori di Renzi non interessa: è solo un dettaglio irrilevante assieme all'assenteismo a Firenze, la perdita di milioni di contributi per lo sviluppo del trasporto pubblico urbano, l'inchiesta per le spese pazze da presidente della provincia, la sua pensione da dirigente, le sue amicizie con imprenditori che fanno base alle Cayman, le sue visite ad Arcore ai tempi dell'impero berlusconiano.


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