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Divorzio: non strumentalizziamo i figli

 |  Redazione Sconfini

Vivere un rapporto di coppia è sempre più difficile e decidere di separarsi spesso è l'unica soluzione ritenuta idonea in numerose situazioni di incomprensione tra coniugi perché si crede che, per poter continuare a vivere la propria vita senza dover affrontare problemi ritenuti impossibili da gestire e risolvere, l'unica soluzione è separarsi dal proprio partner.

La coppia scoppia con sempre maggior frequenza, e se ci sono figli di mezzo la situazione si complica ancora di più. Non c'è dubbio, infatti, sul fatto che il divorzio è sempre causa di sofferenze sia per i coniugi sia per i figli, che vedono disgregarsi il fulcro attorno cui è ruotata fino a quel momento la loro esistenza.

 

Per approfondire e capire meglio i problemi che i bambini coinvolti in una separazione devono affrontare, abbiamo sentito il dottor Francesco Milanese, Tutore pubblico dei minori della Regione Friuli Venezia Giulia, cercando di comprendere le dinamiche del rapporto genitori-figli e ciò che questo implica nel normale svolgimento della vita dei ragazzi.

 

"I problemi per i figli - sostiene Milanese - sono principalmente legati al fatto che i genitori, durante una separazione, smettono di avere un dialogo di tipo affettivo, e la contrapposizione tra i due ex coniugi approda molte volte ad un comportamento che strumentalizza i figli, al fine di ottenere ciò che si desidera o per screditare un genitore agli occhi del figlio stesso. Quindi, la carenza di dialogo può giungere a degli estremi molto significativi, instaurando conflittualità anche molto accese".

 

La nuova legge sull'affidamento condiviso contiene una norma, che è stata anche contestata, in grado di amplificare le rivalità tra ex coniugi poiché sancisce che i figli siano affidati ad entrambi i genitori fatta eccezione il caso in cui sia possibile dimostrare che uno dei due genitori non è in grado di esercitare la patria potestà. Quindi, "gran parte delle eventuali rivalità - afferma Milanese - nascono dalle discussioni in merito all'incapacità di uno dei due ex coniugi di essere una valida figura genitoriale per il figlio, situazione che può dar vita a discussioni anche molto complicate e difficili da gestire".

 

Un altro elemento che bisogna segnalare è l'impoverimento economico a cui la famiglia monoparentale va incontro. Lo dimostrano i dati raccolti dall'Istat e dalla Commissione nazionale sulle Povertà, che hanno evidenziato come i minori che vivono all'interno di una famiglia con un solo genitore hanno una condizione di rischio economico più alto. A meno che non si tratti di famiglie che possono contare su un loro patrimonio, ma nelle situazioni ordinarie la disponibilità economica tende a diminuire e/o a peggiorare.

 

Ma torniamo all'affidamento condiviso del figlio. Di cosa si tratta? Significa che, a meno che i due coniugi non decidano di fare le cose in modo diverso, la loro posizione nei confronti della prole è paritaria, non ci può essere nessuna prevaricazione di un genitore sull'altro. Entrambi hanno gli stessi obblighi e devono provvedere ai propri figli in maniera condivisa, senza cioè che vi sia un affidamento esclusivo presso l'uno o l'altro genitore. "La legge - ribadisce il Tutore - ha affermato un principio importante che è quello della bigenitorialità, ossia l'importanza di mantenere presente la figura dei due genitori anche dopo il divorzio. Questo presume una capacità delle persone di essere sufficientemente mature e tolleranti al fine di consentire la crescita del proprio figlio in un contesto di serenità privo di conflitti".

 

L'affidamento condiviso consente di evitare nella maggior parte dei casi quelle situazioni che possono coinvolgere il minore in dolorose e inutili diatribe su chi si occuperà di lui. Però, anche se la giurisprudenza da questo punto di vista ha favorito i figli, è vero anche che esso non aiuta a risolvere le conflittualità di rivalsa e quelle legate all'aspetto economico: la divisione dei beni, l'assegno di mantenimento, molte volte sono situazioni estremamente complesse da risolvere. "Fortunatamente - afferma Milanese - nella nostra regione abbiamo una buona percentuale di affidamenti consensuali, che consentono di non esporre i figli ad audizioni di fronte al giudice o a consulenze tecniche con gli psicologi". "In sede processuale - continua - non sempre i minori sono ascoltati e molte volte i giudici considerano la loro testimonianza non vincolante ai fini di una decisione: negli affidamenti consensuali si presume che ci sia un accordo sostanziale tra le parti, tale da non far ritenere indispensabile la deposizione dei figli. In realtà, ciò non è sempre del tutto vero poiché, se non ci sono degli atti formali che consentano l'acquisizione del consenso del minore anche in una separazione consensuale, di fatto non si può dire che la posizione del minore è molto considerata e la sentenza quindi potrà essere diversa dalla sua volontà".

 

Certo è che, qualora vi sia una situazione di strumentalizzazione del minore, le manipolazioni sono possibili. "In tal caso - spiega Milanese - i bambini non sempre forniscono dei pareri che rispecchiano il loro desiderio e pertanto il loro punto di vista non può essere rispettato, soprattutto se si percepisce che il loro parere è stato pesantemente viziato dall'una o dall'altra parte, risultando così poco attendibile e significativo". La letteratura in materia afferma che quando c'è un forte conflitto con un tentativo di rimozione di uno dei genitori dalla vita dei figli, questo può provocare numerosi problemi anche alla personalità del minore, che cresce con la percezione di essere stato tradito da uno dei genitori. Cosa che, in realtà, molte volte è solo una costruzione della sua mente.

 

"Un consiglio che mi sento di dare - dice Milanese - ai coniugi con figli che decidono di separarsi, anche se veramente teorico, è di essere consapevoli del fatto che i figli non sono la causa di quello che sta accadendo a loro, di conseguenza devono essere lasciati fuori da ciò che stanno vivendo: screditare agli occhi del figlio un genitore, facendolo apparire peggiore di quello che è, non serve a nulla, anzi peggiora solo la situazione suscitando sofferenze inutili". "Ogni genitore - continua - assolve delle funzioni determinanti per la formazione della personalità dei propri figli, pertanto continuare questo cammino è l'unica cosa importante".

 

I genitori sono e resteranno sempre una parte integrante e imprescindibile della vita dei loro figli: non è possibile rimuovere un genitore a colpi di atti giudiziari perché entrambi rimarranno per sempre la cosa più importante nella loro vita. "Quando non si è in grado di affrontare la separazione con la giusta attenzione verso i figli - sostiene in conclusione Milanese - ritengo sia importante parlarne con degli esperti che possono aiutare a superare la conflittualità e a risolvere in modo civile quanto sta accadendo. I centri di mediazione possono aiutare ad affrontare in modo corretto il transito della genitorialità oltre la fine della coniugalità".

 

Nella nostra regione è presente una buona rete di servizi territoriali in grado di offrire forme di supporto per affrontare il disagio conseguente ad un divorzio. I consultori e i centri specializzati nella mediazione familiare partono dal presupposto che il fine ultimo non è impedire la separazione, ma tenere bassa la conflittualità che questo evento può generare.

 

Paolo Baldassi

  

 

 

 

 

 

 


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