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Quando la coppia… scoppia

 |  Redazione Sconfini

Mantenere e sopportare il matrimonio per il “bene della famiglia ed i figli” sembra essere oggi molto più difficile di una volta.

In passato i coniugi erano pacifici alleati in un mondo ostile e pericoloso minacciato da carestie, guerre, scarso benessere, mancanza di cibo, epidemie. La donna si sentiva amata e rispettata perché il compagno usciva e rischiava la propria vita per provvedere al suo sostentamento. Non pretendeva da lui né sensibilità ne doti comunicative. L’uomo si valutava in base alla sua abilità di cacciatore, non certo dalla sua capacità di gestire il rapporto di coppia. Poiché gli uomini si facevano carico del sostentamento delle donne, da esse si sentivano amati ed apprezzati. Il problema della sopravvivenza era così grande che la gestione dei rapporti non presentava difficoltà. Nemmeno l’orario di rientro a casa era motivo di scontro, a lei bastava che lui tornasse vivo per essere felice. Era l’esigenza di sopravvivere che rendeva i coniugi fortemente interdipendenti e attribuiva loro una suddivisione dei ruoli dettata per natura. La donna che biologicamente aveva il compito di partorire provava un forte senso di responsabilità nei confronti dei figli. L’uomo onorava e rispettava questo suo ruolo e accettava di svolgere compiti pericolosi, come cercare cibo nel freddo per giorni. Questo era il suo modo per onorare la femmina, dispensatrice di vita. Questi due ruoli erano i presupposti per la sopravvivenza e la sicurezza e quindi automaticamente generavano rispetto e apprezzamento reciproci.
Oggi la vita è cambiata radicalmente. Poiché la nostra sicurezza e sopravvivenza non sono più condizionate dalla dipendenza reciproca, le strategie dei nostri antenati per mantenere insieme un matrimonio sono diventate inefficaci. Per la prima volta nella storia le motivazioni all’assistenza reciproca non sono più la sopravvivenza e la sicurezza ma l’amore e l’ideale romantico. I requisiti di un rapporto soddisfacente sono diventati la felicità, l’intimità e una passione duratura. Non ci si accoppia più spinti dal bisogno di perpetuare la specie e cercare protezione, ma per provare amore, emozioni e una realizzazione sul piano emotivo.
Sfortunatamente però la preparazione ricevuta alla vita di coppia non è stata adeguata. I genitori non sono stati in grado di insegnare ai figli a costruire rapporti che soddisfino i bisogni emotivi e passionali di cui oggi le coppie hanno bisogno. Per questo è indispensabile apprendere nuove strategie di comunicazione, capire come soddisfare i propri bisogni e quelli del partner.
Le difficoltà nascono principalmente per due motivi. Il primo riguarda sicuramente i nuovi ruoli che la donna e l’uomo hanno assunto e devono imparare a gestire, il secondo la poca consapevolezza di sé e degli altri nella quale vive l’uomo moderno. Tutte le incomprensioni, i battibecchi, le difficoltà di comunicazione nascono dalla frustrazione e dal non appagamento dei bisogni emotivi. La donna è molto occupata con i ruoli di lavoratrice, mamma e moglie. Soffermiamoci a pensare che in un passato non tanto lontano solo i ruoli di mamma e moglie occupavano tutta la giornata, oggi invece la donna deve comprimere tre ruoli nello stesso tempo in cui il tempo lavorativo è anche quello più lungo. La donna per natura deve fare e cerca di fare il meglio, ma è sicuramente stanca ed inizia a pretendere aiuto dal partner. L’uomo dal canto suo quando rientra ha bisogno di rilassarsi, magari guardano la tv, proprio come faceva una volta guardando il fuoco. Qui avviene lo scontro principale.
Il modo di essere e le priorità sono diverse. Mentre una volta l’uomo rincasava ed aveva tutte le attenzioni dalla donna e poteva rilassarsi, oggi questo bisogno è comune ad entrambi. La differenza sta che la donna quando rientra deve ancora occuparsi della casa, della cena e dei figli. Essa quindi pretende di essere aiutata dall’uomo e se ciò non avviene, questo gesto viene interpretato come un non essere amata e da qui nasce un senso di frustrazione. A questo punto s’innesca un circolo vizioso: la donna ferita rimprovera l’uomo e pretende un suo maggiore impegno; l’uomo non si sente apprezzato per quello che fa (una volta bastava che lui lavorasse tutto il giorno e al suo rientro non veniva preteso nulla nei suoi confronti), crede che il suo “fare” sia troppo poco, viene sminuito e quindi pensa che non potrà mai rendere la sua compagna felice e perciò si ritrae. Scatta così un meccanismo di orgoglio e ripicche che allontana i due sulla sfera emotiva e sessuale.
La coppia in “crisi” deve imparare a chiedere aiuto rivolgendosi a specialisti che lavorano in questo settore. La pedagogia clinica, ad esempio, fornisce un sostegno alla coppia, ma non dà consigli. Essa aiuta le persone a vedere in modo più chiaro dentro ed intorno a sé per riuscire a trovare le soluzioni ai problemi.
Per avere un buon rapporto bisogna innanzitutto accrescere la consapevolezza di se stessi e dell’altro. Bisogna riconoscere che ognuno è una persona unica, con un proprio vissuto, una propria storia, delle proprie caratteristiche. Nessuno è uguale a un altro, ci possono essere dei tratti simili, ma ognuno è diverso ovvero speciale. Quando si generalizza in gruppi o stereotipi si smette di vedere l’individuo unico. Convinzioni erronee derivanti dal nostro passato come “gli uomini sono rozzi e insensibili” o “le donne sono troppo sensibili ed emotive”, conducono ad una realtà distorta. Un fatto importante è anche quello di essere consapevoli del valore della libertà, quindi raggiungere l’emancipazione dall’attaccamento. Nel nostro mondo dove possediamo le cose materiali, vogliamo anche possedere l’altro, ma in realtà una relazione si basa sul condividere e non sul possedere. Abbandonare l’attaccamento non significa rompere una relazione amorosa, ma soltanto porre termine alla dipendenza.
Per raggiungere tali obiettivi e superare le difficoltà concrete di ogni giorno, il pedagogista clinico utilizza metodologie proprie che aiutano la coppia a riflettere sugli stati d’animo, sui comportamenti e sulle relative conseguenze, aiutano a ritrovare l’armonia emotiva e fisica tra i partner. Non si possono seguire ricette o consigli preconfezionati perché ogni coppia è unica nel suo genere, costituita da due persone altrettanto uniche. La cosa più importante per riuscire a creare e mantenere un buon rapporto con il partner è senz’altro quello di promuovere l’amore e la comprensione.
Le relazioni hanno bisogno di nutrimento e di attenzione. Per ottenere il benessere nella coppia bisogna liberarsi dalle paure e dalle emozioni negative. È importante dedicare tempo ed energia all’altra persona. Bisogna essere consapevoli dell’altro. La relazione è più importante della televisione o del giornale. Insomma, eliminate le distrazioni, rispettate l’altra persona, non date niente per scontato, non restate nella vostra routine e rinnovate ogni giorno la relazione attraverso azioni amorevoli perché essa vive nel presente e non nel passato. Non crediate che se avete fatto un regalo al partner due anni fa, quello basterà a testimoniare il vostro amore per sempre. Bisogna amare ogni giorno, come se fosse il primo o l’ultimo.
Molte persone pensano che i gesti romantici debbano essere in grande stile, ma in realtà le cose più piccole sono le più significative. Cercate di comunicare senza critiche, senza giudizio, senza alcuna intenzione di ferire o nuocere. Mettete da parte l’ego e l’orgoglio. Ascoltate con attenzione. Non parlate finché non avete qualcosa da trasmettere, preferibilmente qualcosa di positivo. Non agite né parlate mai mossi dalla rabbia, ciò avvelena le relazioni. Le parole infatti hanno un potere e un effetto duraturi e non si dimenticano facilmente. Dimenticate il passato; è passato. Le persone si trasformano e crescono costantemente; pertanto iniziate ad amare l’altro in maniera attiva adesso, il passato è finito.
Risulta infine indispensabile essere consapevoli del valore della vita, bisogna imparare a vivere nel presente e a godere di tutte le piccole cose. Perciò quando ci sono delle difficoltà, è necessario guardare il lato positivo: si può imparare di più quando ci sono molti ostacoli rispetto a quando ce ne sono pochi o nessuno. Qualche volta un evento negativo può aprire la porta ad un’opportunità.

foto: Kelly Sikkema


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