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L'effetto Noemi è passato. Berlusconi rafforzato e sempre più inscalfibile

 |  Redazione Sconfini

prato, contestazione, berlusconi, striscioneL'effetto Noemigate è passato. Come l'acqua fresca. Quello che doveva essere - se fossimo stati in un Paese normale - il ciclone in grado di spazzare il sultanato del satrapo Berlusconi non ha dato i frutti sperati dagli avversari del Cavaliere. Con la complicità della stampa collaborazionista e di quella di sua proprietà, il premier è riuscito a girare la frittata e andare addirittura dalla parte della vittima.

In poche mosse uno dei più grandi scandali dell'Italia unita (un Presidente del Consiglio, sposato e paladino della cattolicità, che tra le varie amanti annovera una minorenne) si è trasformato in un boomerang contro i detrattori del premier. La crociata del popolo del web unita a quella di Repubblica e del Gruppo Espresso e della stampa internazionale, si è rivelata troppo debole rispetto agli house organ berlusconiani (Mediaset con tutti i suoi telegiornali, Libero, Il Giornale, Chi, Panorama ecc.) e i fiancheggiatori collaborazionisti di Rai, delle Radio nazionali e di altri giornali che hanno scelto di difendere il capo.

E così, quello che avrebbe potuto essere l'inizio della fine del regno di Berlusconistan (così ci chiama la stampa inglese, anche quella moderata) si è trasformato in un nuovo assist per il Presidente del Consiglio:

1. Dopo le mille bugie di Berlusconi e della famiglia Letizia, la stampa collaborazionista ha taciuto su tutti i particolari piccanti suggeriti da Gino Flaminio e dalla zia.

2. Nel contempo, con moderazione o con attacchi spiccioli, si screditavano i protagonisti che riportavano verità non favorevoli alle contraddittorie ricostruzioni della propaganda ufficiale.

3. Fase del contrattacco: si mandano in avanscoperta i gregari, come le ex amiche della moglie (tipo la Santanché) per screditare i protagonisti della vicenda che si oppongono alle verità di regime: "Veronica Lario ha un amante, per questo il matrimonio è andato in crisi".

4. Sfruttando l'impossibilità di difesa dei non allineati, il popolino corrotto crede all'unica voce che si alza a reti unificate e inizia a pensare: "Silvio è stato messo in mezzo da una macchinazione, è la vittima di questo gossip".

5. Si fa un po' di elemosina mediatica (e forse pure monetaria) anche a qualche protagonista che inizialmente ha fatto dichiarazioni allusive e pesanti (il solito Gino Flaminio, che si dice dispiaciuto e si scusa con Berlusconi per aver detto la verità, ovviamente dalle prime pagine dei giornali amici che non avevano minimamente riportato la sua precedente intervista al vetriolo e che si dimenticano di averlo attaccato perché pregiudicato).

Il "gossip" è smontato. Il popolino crede di nuovo al suo condottiero senza macchia, che vincerà e rivincerà ancora, senza mai fermarsi più. Passata questa tempesta, null'altro potrà scalfire più la sua popolarità.

Resteranno divertenti fuoriprogramma, che nei libri di storia saranno annoverati come tentativi di resistenza civile, gli striscioni inneggianti alla presunta pedofilia del premier (cosa tra l'altro sbagliata dal punto di vista legale del termine) e i cori "papi, papi, papi chula" che sempre più spesso fanno capolino agli incontri - sempre più blindati e accessibili solo dai fan - del Cavaliere.

Mani in alto, ragazzi, è il momento di arrendersi e di applaudire al vincitore. Almeno per ora.


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