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Forse Di Pietro è davvero un uomo dei servizi segreti, ma la ricostruzione della stampa di regime è una barzelletta

 |  Redazione Sconfini

dipietrocenaCalmatesi un po' le acque dopo lo scandalo suscitato dalla foto pubblicata in prima pagina dal Corriere della Sera pochi giorni fa, e che ritrae Antonio Di Pietro in una mensa della Caserma dei Carabinieri in occasione di una cena prenatalizia datata 15 dicembre 1992, è giunto il momento di fare il punto della situazione. La tesi di fondo dell'articolo di Felice Cavallaro è: Di Pietro è un uomo dei servizi segreti probabilmente americani (Cia) perché al suo tavolo oltre all'allora questore incensurato Bruno Contrada (che sarà arrestato 9 giorni dopo quella cena) era presente Rocco Mario Modiati un uomo della Kroll Secret Service, una sorta di costola investigativa (che nulla però ha a che fare almeno direttamente con i servizi segreti) della Cia. Il lavoro di Tonino sarebbe stato quindi, stando all'accreditatissima ricostruzione subito rilanciata da Libero e da Il Giornale, quello di far saltare la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e parte dei servizi segreti italiani per favorire l'ascesa al potere del Partito Comunista. Anche lo stesso Cavallaro dimostra in vari punti di credere molto poco a questa ricostruzione (Solo una cena. Niente di male, come ha già fatto sapere lo stesso Contrada attraverso il suo avvocato), che forse gli è stata "dettata" da qualcun altro, ma ciò non toglie che le allusioni pesanti al ruolo di Di Pietro all'interno del pool Mani Pulite in qualità di burattino di chissà quali spie internazionali meriti un'analisi deduttiva perché la fonte, ovvero il Corriere, è molto credibile e istituzionale. Con questo approfondimento non vogliamo sostenere che Di Pietro non sia un uomo dei servizi segreti, ma solamente che questa ricostruzione non ha nessun tipo di credibilità e sembra essere tesa a ridimensionare il seguito elettorale del leader dell'Idv, partito che tra l'altro negli ultimi mesi non sembra essere in grado di aumentare il suo 6-7% di consensi.

1. La fonte da cui è tratta la foto è un libro (non ancora pubblicato) scritto dall'avvocato Mario Di Domenico un ex dipietrista che ha rotto da tempo l'amicizia con Di Pietro. Nel corso degli anni, scrive oggi il Fatto Quotidiano, Di Domenico ha portato in Tribunale l'ex amico querelandolo ben 18 volte. In tutti i casi ha perso le cause e per rifondere i danni all'ex pm, ha detto Di Pietro, gli hanno dovuto mettere all'asta pure la casa. Una specie di mitomane sciroccato ripetutamente sconfitto in Tribunale, davvero un'ottima e credibile fonte.

2. Più volte si afferma nell'articolo di Cavallaro che furono fatte "enormi e fortissime" pressioni per distruggere tutte le foto di quella cena scattate da qualche ispettore o agente o appuntato semplice forse per semplice ricordo. Quindi si giunge alla conclusione che la potentissima Cia è riuscita a far cadere la Prima Repubblica grazie al losco Di Pietro ma non è riuscita a distruggere un rullino (le foto digitali non esistevano ancora) di immagini scattate da un appuntato dei carabinieri. Già questo è sufficiente a tastare lo spettore delle illazioni e farsi un po' di risate.

3. Il carico da novanta lo mette il giorno dopo l'ottimo Feltri, reduce dal "successo" giornalistico del caso Boffo: "Perché (dopo Mani Pulite ndr) tutti i partiti finirono in galera e l'ex Pci passò al governo?". Quindi secondo Feltri, che aggiunge "Il pm fu ricompensato per gli alti servizi resi con un fermacarte con lo stemma dei servizi Usa", la Cia appena finita la guerra fredda sentiva la mancanza dei comunisti e ha inventato Mani Pulite per far salire al potere i comunisti in Italia, tanto per tenersi in allenamento. Una follia cui solo i berluscones possono abboccare: finita Mani Pulite alla fine del '93 al governò finì infatti Berlusconi (1994). Mistificazioni pure.

4. Anche Libero non poteva mancare all'appello e così, visto che siamo in tema di fantasie mitomani, ecco il puntuale Facci che interroga i suoi "tanti" lettori: "Perché Gerardo Colombo non partecipò alla cena all'ombra di una caserma?". Ecco il punto: incontrare incensurati davanti a una novantina di uomini delle forze dell'ordine è un pericoloso segnale eversivo, segno di chi vuole fare le cose di nascosto. Quale luogo è migliore dell'ombra di una caserma?

5. Cavallaro e Feltri ricordano poi con grande amarezza: "Di Pietro ha rivelato di essere stato informato alcuni giorni prima della strage di una relazione dei Ros su un attentato preparato contro lo stesso magistrato e contro Paolo Borsellino. Con una differenza. Che a Borsellino la nota fu inviata per posta e mai recapitata. Mentre a lui fu consegnato un passaporto con nome di copertura, Mario Canale, per rifugiarsi all’estero". "Perché Tonino fu salvato dall'attentato e Borsellino no?". Questa è la vera preoccupazione di Feltri. Di Pietro è colpevole di essere ancora vivo.

6. Il Copaco (oggi Copasir) ha all'inizio degli anni '90 più volte stabilito quali erano i ruoli dei servizi e dei magistrati del pool. I servizi segreti, spesso per conto di Craxi che più volte ha sperato di poter delegittimare il pool (ricordate il flop del "poker" di informazioni millantate da Bottino contro Borrelli e i suoi?), spiavano Di Pietro e colleghi nel disperato tentativo di screditarli ma sempre senza successo.

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Immagine tratta da corriere.it


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