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Zavoli eletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai. I dubbi sulla soluzione

 |  Redazione Sconfini

rai, elezioni, commissione, vigilanza, zavoliCon la nomina di Sergio Zavoli, ufficializzata nella tarda mattinata del 4 febbraio, si chiude - apparentemente, come vedremo - il vuoto istituzionale creato dopo il blitz politico che ha portato, nel novembre scorso, all'elezione di Riccardo Villari al vertice della commissione di vigilanza Rai. Tutti daccordo o quasi, stavolta, sulla nomina di Zavoli storico giornalista in forza anche alla Rai, che può "vantare" di essere arrivato in piena forma o quasi addirittura a 85 anni: 34 voti favorevoli, 4 astenuti e un voto contrario.

La "soluzione Zavoli" è certamente molto migliorativa rispetto alla modalità con cui nel novembre 2008 era stato eletto Riccardo Villari. Costume pluridecennale vuole, infatti, che il presidente della Commissione di Vigilanza Rai sia indicato dall'opposizione parlamentare (per rispettare la regola che il controllore non deve avere rapporti di convenienza con il controllato). Ai tempi, l'opposizione (Udc, Pd e Idv) aveva concordemente proposto il nome di Leoluca Orlando dell'Italia dei Valori ma la maggioranza, fedele alla linea berlusconiana che quando sente parlare di dipietristi esce di matto, ha fatto fallire un numero smisurato di votazioni, facendo mancare il numero legale e di fatto bloccando i lavori.

Infine, andando a pescare nel peggio del peggio dell'opposizione, in quella "zona grigia" di trasformisti centristi e attaccati alla poltrona a qualunque costo di scuola mastelliana aveva scelto Villari e, avendo i numeri per eleggerlo, l'aveva votato in massa nominandolo - dal punto di vista formale - con tutti i crismi presidente della Commissione. Il buon Villari, sarebbe stato per il centrodestra il presidente perfetto, cioè malleabile e accondiscendente al punto giusto, per poter fare alla Rai il bello e il cattivo tempo.

L'opposizione, che ha gridato (esagerando nei toni, ma non certo per le modalità) allo scandalo e all'instaurazione di un regime dittatoriale, ha da quel momento disertato ogni tipo di incontro, riunione, convocazione della Commissione. Il che ha voluto dire altri 3 mesi abbondanti di non lavoro (ma di stipendi pagati) sperperati.

Mettendo da parte Italia dei Valori, e qui è possibile trovare i motivi di un accordo "zoppo", Pd e Pdl - che in seguito avrebbero anche dato vita alla legge elettorale per le europee - hanno di comune accordo individuato il nome di Zavoli alla presidenza della Commissione. I dipietristi sconcertati (poiché facevano affidamento sempre sul nome di Orlando, sul quale c'era l'accordo con tutta l'opposizione) hanno così deciso di uscire dalla Commissione e di non partecipare più ai lavori, né di partecipare alle votazioni che oggi hanno eletto Zavoli. Insomma, si tratta di un'elezione che profuma tanto di inciucio tra i due partiti principali che hanno i numeri per prendere decisioni di qualsiasi tipo e che utilizzano molto bene questo loro potere.

E il povero Villari (ribatezzato sul web Vinavillari per la sua grande capacità di restare incollato alla poltrona)? Lui, eletto in maniera formalmente corretta, è stato messo al bando prima dal suo partito (il Pd) che l'ha espulso dopo aver capito che non si sarebbe dimesso nonostante l'ordine dei vertici del partito, ma poi anche da chi l'aveva eletto - imbarazzato per l'ingorgo istituzionale e il totale immobilismo della Commissione - che attraverso i presidenti di Camera e Senato l'ha sollevato dall'incarico. Dal punto di vista formale, a Villari è stato sottratto un compito che gli era stato democraticamente consegnato da un'istituzione politica nel pieno dei suoi poteri e quindi - a parte i possibili strascichi legali - c'è da scommetterci che il senatore ora approdato nel gruppo misto farà valere questo suo "diritto" violato nelle opportune sedi. Avrà avuto pure valore l'aver lasciato il suo partito per scendere in campo con gli "avversari" del centrodestra oppure no?

E poi c'è da considerare un altro elemento, che fa a pugni con l'impellente necessità di rinnovamento della vita istituzionale e politica del paese. E' possibile che non si possa aver avuto modo di trovare un presidente di Commissione più giovane? Zavoli potrebbe essere un ottimo vice, o un consigliere stretto del presidente, in virtù della sua grande esperienza. Ma che rapporto può avere con la televisione, le sue commistioni con la tecnologia, il web e l'informatizzazione delle informazioni un ottantacinquenne, nato molti anni prima dell'invenzione della penna a sfera, che nel momento in cui si vedrà scadere il mandato avrà più di 90 anni?


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