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Grillo vs Unità: il finanziamento pubblico ai giornali e la (parziale) anomalia italiana

 |  Redazione Sconfini

La polemica del giorno riguarda Beppe Grillo e l'Unità. Tema del contendere: i finanziamenti pubblici ai giornali (di partito).

Il giornale del Pd ha pubblicato un titolo a dir poco osceno che accosta Berlusconi e Grillo quali complici nel fermare il cambiamento. Sembra un fake la sola idea che Bersani, D'alema, Franceschini, Finocchiaro, Letta (nipote), Bindi siano il motore del cambiamento ma questo è il messaggio che l'Unità ha cercato di veicolare.

D'altronde per compattare i ranghi occorre individuare un unico nemico: il popolino, è risaputo, non riesce a scaldarsi abbastanza quando di avversari ce ne sono troppi e se prima c'era Berlusconi il demonio puttaniere evasore corruttore e amico dei mafiosi, adesso c'è pure Grillo il visionario catastrofista, leninista ma pure fascista. Occorre fondere i due nemici per far sembrare che siano uno solo. Cosa abbiano in comune Berlusconi (che solo a sentir parlare di legge anticorruzione gli viene la congiuntivite) e Grillo (i cui senatori vogliono dichiarare ineleggibile Berlusconi) non è chiaro.

Operazione logica, nell'alveo della più squallida propaganda partitica di cui l'Italia è capofila mondiale dietro a Corea del Nord, Cuba e qualche nazione africana.

Ad ogni modo l'accostamento assurdo ha scatenato le ire di Grillo che ha ricordato che l'Unità è in rosso per 3,5 milioni di euro, nel 2011 ha perso 4,3 milioni e nello stesso anno ha ricevuto 3,7 milioni di contributi pubblici che vanno sommati ai 5,2 milioni abbondanti dell'anno prima. Nonostante questo fiume di denaro al 2011 il passivo era di 21,2 milioni di euro di cui 8 nei confronti dei fornitori. Un progetto editoriale più che fallimentare insomma. Per Grillo è l'occasione per ricordare la sua battaglia per evitare questo sperpero di denaro pubblico chiudendo i rubinetti statali ai giornali. Piccata la risposta dell'Unità che, pur sembrando un pugile all'angolo con pochi argomenti, una cosa quasi giusta l'ha detta: "L'Unità riceve quei finanziamenti pubblici all'editoria che esistono in tutti i paesi democratici del mondo".

Vero, i finanziamenti pubblici all'editoria, nati non per foraggiare giornalacci di partito ma per incentivare il popolo a leggere e a informarsi oltre che a garantire livelli occupazionali dagli standard elevati in un settore chiave delle società moderne, esistono e servono a garantire il pluralismo informativo. Il punto però è come questi contributi vengono declinati.

In uno studio del 2011 del "Reuters Institute for the study of journalism" dell'Università di Oxford che ha preso in esame 6 Stati (Finlandia, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Usa) è stato dimostrato che l'Italia spende 15 euro l'anno per abitante per sostenere i giornali. Una cifra molto alta rispetto a GB (12 euro), Germania (6,4) e Usa (2,6), ma meno che in Finlandia (59 euro ma il Paese ha una popolazione molto limitata) e Francia (20).

Ciò che fa pensare è il numero di lettori. L'Italia è saldamente ultima con 103 copie ogni 1000 abitanti mentre in Finlandia sono 483, in GB 307, Germania 283, Usa 200 e Francia 152.

Come si riesca a essere ultimi pur spendendo quasi come i secondi è un mistero che forse i direttori dei meravigliosi giornali di partito ci spiegheranno in un'altra vita.

Altro punto cruciale è che solo in Italia si buttano i soldi dei cittadini in imprese editoriali chiaramente fallimentari. Nel resto del mondo i finanziamenti vanno a tutti i media, perché solo in Italia c'è una concentrazione di investimenti pubblicitari così favorevole alla tv, ma viene premiata soprattutto l'innovazione se si sposa con risultati economici o sull'aumento del numero di assunti. Grande attenzione viene data al web ad esempio. Per esseer più chiari: se non arrivano risultati il contributo dell'anno successivo lo puoi solo sognare.

Ma la vera anomalia italiana, oltre a queste discrasie evidenti, è il modo di accesso a questi finanziamenti. Nei paesi normali tutti o quasi possono accedervi. In Italia puoi accedervi solo se sei giornale di partito, di minoranza linguistica, organo di movimento politico trasformato in cooperativa (!), o se la maggioranza delle quote è detenuta da fondazioni (sul serio!) o enti morali. Spiegazione for dummies: meno del 10% delle imprese editoriali possono accedere ai contributi rispetto alla Finlandia. Significa che i contributi che utilizzano le testate ogni anno hanno un valore che deve essere moltiplicato per 10 rispetto a quanto si può ricevere qualora il paragone con la Finlandia fosse ad "armi pari". Nel paese scandinavo la platea degli editori che godono di finanziamento pubblico è molto più ampia, così come negli altri stati. Insomma, la torta (già ricca) in Italia se la dividono in una settantina di soggetti. In Francia (torta praticamente uguale) in molte centinaia! Do you understand?

Se non hai la fortuna di rientrare in queste categorie ciccia: cerchi di stare sul mercato con le tue gambine sapendo che parte del tuo lavoro sarà scialacquato dai tuoi concorrenti che ricevono contributi (soldi tuoi) a cui non puoi accedere per legge.

Questa è la vera battaglia che deve combattere Grillo: far in modo che quei miliardi finiscano non solo agli amici dei potenti ma che servano anche in via indiretta a favorire un vero pluralismo non solo nel settore cartaceo ma anche tra vari media.

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foto: wikipedia commons


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