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Luis Melendez

Prevenzione primaria e preprimaria della cardiopatia coronarica

 |  redazionehelp

La prevenzione primaria della cardiopatia coronarica (CC) ha la finalità di evitare la comparsa della sintomatologia (angina pectoris, infarto del miocardio ecc.). Recentemente due grandi associazioni cardiologiche americane hanno fissato le nuove linee guida per la gestione di questi soggetti.

Com’è noto la CC è la causa principale di mortalità, morbilità ed invalidità nei Paesi occidentali. Essa è caratterizzata da una lunga fase asintomatica, infatti i sintomi si manifestano usualmente dopo i 40-50 anni. Tuttavia la precoce valutazione del rischio di svilupparla serve per iniziare un programma preventivo atto a modificare lo stile di vita o per utilizzare alcuni farmaci idonei a ridurre il rischio.
La storia familiare di CC (specie se prematura) e la valutazione globale dei rischio individuale sono i primi passi. L’Istituto Superiore di Sanità nel suo sito web (www.cuore.iss.it) mette a disposizione di tutti una formula con cui poter calcolare il proprio rischio individuale in base ad una serie di variabili (età, sesso, presenza di diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, fumo ecc.). I risultati possono fornire un rischio basso, medio o alto. Per quelli a basso rischio sono sufficienti modificazioni dello stile di vita, per quelli a rischio intermedio eventuali altri accertamenti, infine per quelli ad alto rischio sono necessari provvedimenti diagnostico-terapeutici più incisivi. Difatti si ritiene che i cambiamenti dello stile di vita e gli interventi farmacologici siano responsabili in una percentuale del 40-60% della riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari.
> La prevenzione preprimaria
Questo tipo di prevenzione si prefigge di agire in anticipo sui tradizionali fattori di rischio coronarico con la finalità di ridurli per evitare un lungo contatto. Nella tabella in alto è riportata la prevalenza di alcuni tradizionali fattori di rischio coronarico in giovani adulti canadesi “esenti da CC”. Si può rilevare come il livello di quasi tutti i fattori di rischio presenti già all’età di 20-34 anni si incrementa decisamente nei soggetti con un’età di 35-44 anni e ancora di più in quelli di età compresa fra 45-64 anni. Ciò indica che agire precocemente in età giovanile può evitarne l’incremento. Pertanto attenuare il livello dei fattori di rischio coronarico grazie alle modificazioni dello stile di vita, è molto importante per tutte le fasce di età.
Sicuramente i medici di medicina generale devono svolgere un ruolo importante nel diffondere la consapevolezza cardiovascolare tra i giovani adulti in particolare se figli di cardiopatici ischemici precoci, che sono i soggetti che sviluppano una qualsiasi forma di CC prima dei 50 anni se uomini e prima dei 55 anni se donne.
A mio parere per la prevenzione preprimaria della cc, la scuola dovrebbe assumere un ruolo più decisivo. Fin dalle elementari e proseguendo nelle scuole medie, dedicare poche ore mensili all’istruzione dei giovani sul pericolo dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolare (sedentarietà, obesità, fumo ecc.) per la propria salute, è fondamentale. A questo proposito l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco, con sede in via La Marmora n° 36 a Firenze), tramite la Fondazione “per il Tuo cuore” onlus, ha preparato materiale educativo ad hoc che è distribuito gratuitamente agli insegnanti che ne fanno richiesta. A Trieste molti anni fa s’iniziò un’opera di educazione sanitaria in una scuola elementare che non fu possibile estendere alle altre scuole. Questa iniziativa invece fu ripresa da alcune scuole statunitensi con brillanti risultati.
Si afferma che le epoche esaltanti della vita siano piene di sfide… Quella in cui viviamo è un’epoca eccitante in termini di riduzione del rischio coronarico. È necessario però ridurlo tempestivamente fin dall’età più giovanile perché i “germogli” dell’aterosclerosi sono presenti fin dall’infanzia. L’azione sui giovani è un’opportunità e una sfida per promuovere la salute cardiovascolare nella popolazione del terzo millennio. La scuola può rappresentare un sicuro punto di riferimento per un’opera di prevenzione preprimaria.
dott. Sabino Scardi


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