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Adolescenti: il comune senso della spudoratezza

 |  Redazione Sconfini

 

Palcoscenico: la scuola. Set: il bagno, la cattedra, il giardino. Attori: adolescenti tra i 13 e i 17 anni. Arma: il telefono cellulare. Ecco alcune

riflessioni sui nuovi orizzonti della sessualità adolescenziale.

 

Che gli adolescenti sprigionino un’arrogante, a volte ricercata, ostilità nei confronti delle indicazioni, dei ruoli e dei modelli presentati dalla famiglia e dalla società come opportuni e desiderabili, non è una novità. Non è altrettanto una novità che spesso ricerchino attivamente o siano attratti da identità negative cioè da identità malignamente basate su tutte quelle identificazioni e quegli atteggiamenti che, in certe fasi critiche dello sviluppo, sono stati prospettati loro come indesiderati, spiacevoli o pericolosi. E non stupisce nemmeno che, annegati fin da bambini in una quantità di stimoli e di esperienze sproporzionata alle loro capacità di elaborarla, sviluppino e potenzino alcune dimensioni e alcune qualità dell’esperienza come l’immaginazione, la virtualità, il movimento veloce, l’agire senza pensare a scapito di altre quali la riflessione, il senso critico, la percezione delle sensazioni.

 

Oggi viene promossa con grande enfasi l’educazione del fisico, l’educazione intellettuale, quella linguistica e informatica, ma quasi mai si favorisce quella emotiva che in ultima analisi altro non è che un’educazione dei sentimenti, delle sensazioni, delle suggestioni, degli entusiasmi, delle paure. In una società come quella attuale, governata da ciò che i luoghi comuni definiscono “crisi dei valori” e in cui tutto appare consumisticamente esagerato, l’esaurimento degli ideali, le ambizioni dozzinali, il vuoto delle idee si manifestano sempre più precocemente e si estinguono sempre più tardi. Così per l’adolescente, avvolto nella sua tempesta pulsionale densa di affetti, identificazioni, desideri, piaceri sessuali psicologici e ormonali ma anche carica di paure, ansie, delusioni, nasce l’urgenza di usare il proprio corpo tagliando fuori l’intralcio accessorio e capriccioso delle emozioni, dei sentimenti, dell’affetto lasciando cadere frettolosamente i freni inibitori per seguire i nuovi miti… l’esibizionismo, la bellezza, la forma fisica, l’apparire, il contare, il narcisismo.

 

Le conseguenze sono spesso drammatiche tanto che le cronache ci consegnano ormai quotidianamente degli episodi che segnano un nuovo confine nell’evoluzione psicosessuale degli adolescenti. Situazioni grottesche nelle quali ragazzi di età variabile tra i 13 e i 17 anni si fanno riprendere, o sono costretti a farsi riprendere, in scene a luci rosse che farebbero impallidire il più incallito pornofilo. Dentro quei video, il più delle volte girati a scuola, i ragazzi si vedono come “cartoni animati umani”, corpi che sul display abbandonano identità e sensibilità per diventare oggetto di scambio o di collezione, come le vecchie figurine.

 

È vero. I ragazzi sono nati e stanno crescendo nell’era della comunicazione. Allevati da una televisione che ha moltiplicato esponenzialmente informazioni e stimoli attraverso la cultura dell’immagine, che ha inflazionato il sesso e la violenza, che li sta contaaltminando con l’ossessività del consumismo, hanno mitizzato figure come quelle del calciatore e della velina, del macho e della lolita, del bello senza cervello e della cattiva ragazza, rigorosamente senza cervello anche lei, che conquista il successo grazie alla propria disinvolta trasgressività. E continuano a crescere davanti allo schermo di un computer che dilata all’infinito il raggio del pensiero in un’accelerazione frenetica che non lascia più il tempo di ragionare, valutare, apprezzare, mettere alla prova, scegliere… Ubriachi di informazioni, dominati dalla ritualità di sms e mms, stregati da Msn, dalle chat, dai blog, prigionieri degli iPod che portano in giro come protesi, sottomessi dai telefonini come da una parte separata di se stessi, un secondo sguardo e una seconda voce da usare freneticamente e della quale non ci si può e non ci si vuole liberare.

 

Nasce così una sorta di corsa all’esibizione dell’intimità, alla pubblicizzazione dell’interiorità realizzata facendo irruzione con indiscrezione nella parte discreta della collettività per ottenere confidenziali confessioni, emozioni “in diretta”, attraverso lo sguardo morboso della spudoratezza applaudito come spettacolo di sincerità. La vita allora diventa proprietà comune. Il corpo e il sesso diventano proprietà comune. Gli esempi non mancano. A Foggia un ragazzo di 16 anni “costringe la sua fidanzatina di 13 a subire e compiere atti sessuali con un gruppo di coetanei… il tutto ripreso e fotografato con i videofonini e scambiato tra amici”. A San Benedetto durante un’assemblea di classe “due studenti di 15 anni fanno sesso orale filmati dai loro compagni”. A Livorno “otto ragazzi e ragazze di buona famiglia tra i 14 e i 18 anni realizzano pellicole hard, con loro come protagonisti, riprendendosi con il telefonino”. A Bologna una ragazza “si filma nuda per corteggiare un suo compagno ma il videoclip fa il giro della scuola”.

 

E la maggior parte di questi filmati finisce sul web perché ormai sta diventando un’abitudine degli adolescenti usare Internet per comunicare sessualmente. Siti cult come eMule e YouTube sono diventati punti di riferimento imprescindibili della cultura giovanile, dei loro corpi e dei loro sentimenti in una bolgia di artigianali video sexy dai contenuti sconcertanti. Una vera valanga di video, secondo i dati della polizia postale, provenienti da ogni angolo della penisola. Ragazzini che recitano il sesso come attori incalliti, attori la cui età scende sempre di più.

 

Una corretta lettura di questi nuovi comportamenti sessuali è ancora difficoltosa perché essi presentano un profilo ancora sfuocato e tratti parzialmente indecifrabili. In altre parole tali modi di agire potrebbero essere il segnale di una maturità assoluta e disinibita, potrebbero rappresentare il superamento dei complessi e dei silenzi delle generazioni precedenti, ma anche essere il sintomo di un inesorabile vuoto oppure rappresentare una forma attualizzata dell’adolescenziale ricerca del limite estremo o ancora essere soltanto l’ultima frontiera della trasgressione e del divertimento. Sì, perché i giovani oggi si divertono molto ma troppo spesso cercano i divertimenti perché non sanno gioire, perché non hanno imparato ad essere felici. Nel loro divertimento c’è solo di-versione, intesa come voglia di di-vergere, di di-versificare, mentre la gioia è innanzitutto gioia di sé, quindi personalità identificata, realtà approvata, frustrazione sconfitta, rimozione ridotta al minimo.

 

Gli adolescenti hanno un’emotività concentrata e sovraeccitata che li sposta dove vuole in assenza di quei filtri di riflessione e di introspezione critica ai quali non sono stati educati, filtri che consentirebbero di attenuare l’emozione e di non sovrapporre il desiderio all’azione immediata, anche violenta, per soddisfarlo. Hanno così bisogno di essere perfetti, di non fallire, di controllare tutto, di sapere cosa li aspetta domani, di evitare di farsi coinvolgere: hanno troppa paura dell’incerto, dell’insuccesso, del fallimento. Senza modelli educativi che li abituino ad interagire con se stessi, ad ascoltarsi, ad esplorarsi, infrangono allora il terrore della solitudine e il loro disorientamento evolutivo proponendo la propria intimità al mondo, la traducono in una dimensione collettiva, diventando spettatori di stessi e attori di un folle reality show perché oggi, per esistere, bisogna mettersi in mostra, apparire, in qualunque modo, a qualsiasi prezzo.

 

E a proposito di prezzi non va sottovalutato nemmeno il risvolto economico: la foto di un seno può valere fino a 10 euro, uno zoom nuda rende 20 euro e se l’inquadratura si allarga può arrivare anche a 50 euro o almeno ad una ricarica del telefonino. Quello che invece i ragazzi forse non sanno è che la legge n° 38 del 6 febbraio 2006 dice che “chiunque utilizzando minori di 18 anni realizza esibizioni pornografiche […] ovvero induce minori a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da 5 a 12 anni e con la multa fino a 258.228 euro”. Ma nonostante pene severe e condanna sociale, i ragazzi sembrano ribadire che tra le nuove generazioni amarsi non è più di moda o quantomeno per l’amore, tenero o passionale che sia, non c’è più tempo.

 

Le più decise ad allontanare le emozioni forti dalle proprie relazioni sono proprio le femmine che, seguendo mode e tendenze di matrice statunitense, hanno adottato l’atteggiamento dell’hook-up (letteralmente si traduce con “connettere” ma nel linguaggio adolescenziale significa “incontrarsi” o meglio “beccarsi” ma anche “trescare”).

 

Lo hooking-up è un atteggiamento molto versatile e deresponsabilizzante che ben si modella all’instabile e opportunistica fisionomia adolescenziale. Può voler dire avere un rapporto sessuale completo la prima sera ma anche darsi un solo bacio. Ci si può conoscere solo un po’, molto bene o per niente, si può stare con un partner per un’unica volta, per più volte in una settimana ma anche per mesi. La giornalista americana Laura Session Stepp, premio Pulitzer, che ha dedicato al fenomeno il suo ultimo libro “Unhooked…”, descrive così questo generale disincanto. “Funziona così: un ragazzo e una ragazza sono solo amici e fanno hook-up. Non è che veramente si piacciano, per loro va bene perché non devono preoccuparsi dei sentimenti. Hanno bevuto un po’, magari fumato, hanno voglia di fare sesso ma non certo di starci male dopo…”.

 

Che dire? Forse è in atto una nuova rivoluzione sessuale. Le ragazze si stanno vendicando dei propri coetanei che in passato si comportavano così con loro, usandole. O forse questi adolescenti nevrotici, negligenti, un po’ narcisi sono solo il riflesso del senso di smarrimento, di disorientamento, di vuoto della società che li circonda.

 

dott. Filippo Nicolini, sessuologo

 


 

GIOVANI ATTACCATI (D)AL TELEFONO

 

Come si legge nel VII Rapporto nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza Eurispes-Telefono Azzurro, il 93,3% degli adolescenti utilizza il computer, oltre la metà dei ragazzi (54,3%) ha in casa un pc collocato nella propria stanza; la maggior parte di loro utilizza Internet senza alcun controllo da parte dei genitori. Per quanto riguarda i cellulari, il 90% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni ne possiede uno.

 

Stare al telefono, in base a quanto afferma una ricerca dell’EIAA (European Interactive Advertising Association), è la seconda attività preferita dai giovani europei… dopo il guardare la tv! Il telefono è nelle mani degli adolescenti circa 12 ore al giorno; alle volte, circa nel 10% dei casi, anche di più, il che significa che viene utilizzato anche a scuola durante le ore di lezione. Più del 32% dei giovani non lo spegne mai durante la notte e il 23,3% si sveglia almeno un paio di volte al mese per rispondere a sms nel cuore della notte. Il 3% invece si sveglia regolarmente durante la notte per rispondere ai messaggini.

 

Non ci sono ancora dati certi, ma anche il fenomeno dei blog pare essere in ascesa esponenziale tra gli adolescenti. Una cosa è sicura: le nuove generazioni hanno mutato radicalmente le regole della comunicazione, speriamo non ne rimangano prigioniere.

 

 
In collaborazione con Help!

 

 


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