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Acqua: la riscossa del rubinetto

 |  Redazione Sconfini

Il 29 dicembre 2003 è stato approvato il decreto legge del Ministero della Sanità contenente una nuova Direttiva europea, la n° 2003/40/CE, relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano. In particolare, questa legge prevede restrizioni maggiori sui limiti massimi ammessi d’alcune sostanze nocive, inevitabilmente presenti nel nostro suolo. Non solo. La legge prevede anche modifiche alle etichette delle acque minerali. Oltre all’indicazione di alcuni limiti, diventa obbligatorio indicare nell’etichetta:

- se l’acqua contiene “più di 1,5 mg/l (milligrammi per litro) di fluoro: […]” perché in questo caso “non è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti e dei bambini d’età inferiore a 7 anni”;

- se quell’acqua è stata sottoposta a disinfezione con ozono.

 

Quest’ultima indicazione è fondamentale, perché se da una parte l’ozono viene utilizzato per disinfettare l’acqua e renderla così potabile, dall’altra però ha delle controindicazioni pesanti. Durante il trattamento, infatti, l’ozono si trasforma in IONE BROMATO, considerato cancerogeno. Questo è il motivo per cui il nuovo decreto ne limita severamente la quantità e ne prevede l’indicazione in etichetta con la dicitura “acqua sottoposta ad una tecnica d’ossidazione all’aria arricchita d’ozono” nel caso in cui, appunto, esso sia stato utilizzato per eliminare sostanze quali arsenico od altri metalli pesanti.

 

Non è, naturalmente, l’unica sostanza pericolosa per la nostra salute. L’acqua che proviene dalle falde acquifere sotterranee durante il suo percorso s’impregna di sostanze, alcunealt delle quali sono tossiche. In minima parte le autorità ritengono che il nostro organismo può tranquillamente tollerarle. Con la vecchia legge (DPR n. 236 del 24/5/1988) i parametri delle sostanze tossiche tollerate erano più alti… Significa forse che negli ultimi anni ci siamo indeboliti, che la tossicità è aumentata, o che in prima istanza hanno sbagliato di valutare le conseguenze sul nostro organismo? In sostanza, chi ci assicura, oltre ai documenti che valgono il tempo che trovano, che anche questi parametri non sono eccessivi?

 

Nel 1988 la legge stabiliva per una sostanza quale l’arsenico (si, avete letto bene, arsenico) una CONCENTRAZIONE MASSIMA AMMISSIBILE (CMA) di 50 µg/l (microgrammi per litro), ovviamente nel caso ce ne fosse. Per anni, forse, l’abbiamo bevuto in questa concentrazione senza esserne consapevoli. Il nuovo decreto, ora, ha corretto la sua quantità riducendo la CMA a 10 µg/l, considerando velenosa l’acqua con valori superiori a quest’ultimo. Più precisamente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sostiene che ci sia un rapporto tra l’acqua ad uso alimentare con una concentrazione d’arsenico superiore a 10 µg/l ed il rischio di cancro alla pelle (“Dossier acqua” di Pasquale Merlino, Adiconsum).

 

Continuiamo la nostra esplorazione, ed osserviamo che, durante il viaggio nel ventre terrestre, l’acqua raccoglie anche altre sostanze, fra le quali ricordiamo il piombo, la cui CMA da 50 µg/l (ammessa dal DPR 236/1988) è scesa a 10 µg/l, prevedendo un periodo  transitorio fino al 2013 in cui è ammissibile una CMA di 25 µg/l. Un elemento come sapete pericoloso, la cui eccessiva concentrazione provoca un danno nello sviluppo intellettivo dei bambini. Ed in Europa, Italia compresa, sono purtroppo molti i chilometri di condutture idriche in piombo: fonte potenziale e costante di contaminazione delle nostre acque, non rientrando più nei parametri di tollerabilità, dovranno sicuramente essere sostituiti nei prossimi anni.

 

Un ulteriore pericolo è rappresentato dai nitrati, 50 mg/l (milligrammi per litro) ammessi, che nelle falde s’infiltrano soprattutto a causa dei fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura. Nel nostro organismo si trasformano in nitrosammine, che potrebbero essere cancerogene (cfr. www.alimentarsi.com). Attenzione anche: al sodio (CMA 175 mg/l), elemento che regola l’eccitamento nervoso e muscolare (una quantità eccessiva è, infatti, sconsigliata a chi è iperteso); ai solfati (CMA 250 mg/l), i quali in associazione a sodio o magnesio possono provocare irritazioni gastrointestinali; ed ai fluoruri (CMA 1,5 mg/l), veleni ematici il cui abuso provoca fluorosi.

 

In relazione ai nuovi valori di parametri, inoltre, la legge 2003/40/CE prevede anche delle deroghe molto brevi, e non superiori ai 3 anni, per le regioni che come la nostra sono a statuto speciale. In sostanza, senza angosce né patemi, siate consapevoli di quello che ingerite.

 

Vediamo ora insieme come possiamo scegliere al meglio l’acqua minerale più giusta per noi.

- Meglio evitare acqua con troppa anidride carbonica, provoca acidità.

- Leggiamo attentamente i valori di residuo fisso (esso indica la quantità di sali minerali residui in 1 litro d’acqua evaporata a 180°), nitrati, sodio, fluoro e solfati sull’etichetta.

- Controlliamo l’integrità del contenitore e la data di scadenza. L’acqua nei contenitori di plastica andrebbe bevuta entro circa 6 mesi, quella nelle bottiglie in vetro entro circa 1 anno.

- I prezzi alti non sono sempre un sinonimo di qualità.

- Impariamo a leggere l’etichetta dell’acqua, scegliendo le oligominerali (residuo fisso non superiore a 500 mg/l, favorisce la diuresi e contiene poco sodio) e le mediominerali (residuo fisso tra 500 e 1500 mg/l, permette di integrare i liquidi ed i minerali persi con la sudorazione, utile durante l’attività sportiva od in estate) come acque da tavola.

 

Chiariamo, inoltre, anche alcuni termini d’uso frequente, ma paradossalmente a noi così estranei.

PH: indica numericamente l’alcalinità (valore superiore a 7) o l’acidità (valore inferiore a 7) dell’acqua. L’acqua ideale dovrebbe avere un PH neutro (uguale a 7).

DUREZZA: la durezza dell’acqua è il valore del calcare (presenza di sali di calcio e magnesio) sciolto nell’acqua, ed è indicata in gradi francesi (°F): più è alto questo valore e più l’acqua è calcarea. L’acqua dura con valori superiori a 40 °F crea problemi alle tubazioni ed agli elettrodomestici. Meglio non lavarci verdure od indumenti.

CONDUCIBILITÀ ELETTRICA: più minerali ci sono, e quindi più è alto il residuo fisso, meglio l’acqua permette il passaggio di una corrente elettrica.

 

E adesso provate voi a sperimentare. Provate a prendere qualche bottiglia e confrontate i valori in etichetta. Prendete coscienza di ciò che bevete. Detto questo, a titolo personale, io continuo a bere l’acqua di rubinetto.

A tal proposito abbiamo chiesto al prof. Bruno Stancher, Direttore del Dip. di Economia e Merceologia delle Risorse Naturali e della Produzione dell’Università di Trieste, di chiarirci lo stato di salute delle acque che noi beviamo.

 

Quali sono i prodotti nocivi nelle acque minerali?

"Premettendo che nelle acque minerali non dovrebbero esserci elementi nocivi, le rispondo dicendo che dipende dalla quantità della sostanza dannosa. Adesso c’è la Direttiva CEE 2003/40 che parla di quello che deve essere dichiarato sull’etichetta. Faccio poi notare che se confrontiamo un’etichetta di un’acqua minerale qualsiasi con i limiti di legge fissati dal decreto legge 222 del 2001 per le acque di rete, il regolamento che riguarda l’acqua di rubinetto ne risulta molto più rigido…".

 

Perché secondo lei?

"Le acque minerali avrebbero l’obbligo d’essere più controllate perché dovrebbero derivare da un sito di prelievo pulito, purificato, controllato; questo però solo in teoria. Per esempio, sono considerate acque minerali naturali le acque che avendo origine da una falda o da un giacimento sotterraneo o da uno o più sorgenti naturali o perforate, hanno caratteristiche igieniche particolari od eventualmente proprietà favorevoli alla salute".

 

Quali fra le sostanze presenti nell’etichetta sono dannose, e quali invece non sono presenti nella stessa ma sono nocive?

"Per esempio, è chiaro che non dovrebbe essere presente l’arsenico od eventualmente in misura minima; ma nell’etichetta non è inserito, non lo si vede".

 

Però c’è?

"Può esserci, non è una cosa nuova…".

 

La legge prevede che ci sia?

"L’arsenico? Si, in termini molto bassi".

 

Però la legge non prevede l’obbligo di citare l’arsenico sull’etichetta?

"No, perché dovrebbe essere implicito che esso non sia contenuto, per la sicurezza delle acque minerali. È successo, però, che in Italia abbiano trovato delle acque minerali con dentro quantità d’arsenico in concentrazioni pericolose: a Torino ed a Bari, per esempio, l’intervento dell’Autorità Sanitaria ha fatto sequestrare alcune partite d’acque minerali".

 

In che percentuale l’arsenico è nocivo per la nostra salute?

"L’arsenico è tollerato fino a 10 microgrammi per litro. Sono parti per miliardo. È una quantità minima".

 

Se un’acqua contiene elementi tossici nocivi e non la depurano, secondo lei è perché i costi sono eccessivi?

"Secondo me, è mala fede. Oggi nelle ditte serie si controlla anche se la tossicità è eccessiva".

 

Le ditte controllano perché la legge glielo impone… quindi se la legge non lo prevedesse non lo farebbero? E qui ci riferiamo in particolare a sostanze come l’arsenico.

"Nella realtà succede proprio così, ma per essere sereni si dovrebbe controllare tutto… Ma siamo sull’ipotetico, perché non ci devono essere acque minerali con arsenico".

 

Perché la legge fa riferimento a parametri per gli adulti e non per i bambini? Non potrebbe essere pericoloso per i minori?

"Sì, in alcuni casi. Per i bambini il discorso è a parte: per esempio, nella preparazione del latte è meglio utilizzare acque a basso tenore tamponante che non neutralizza eccessivamente l’acidità gastrica del neonato. In ogni caso, se si vuole essere pignoli, è bene cercarsi l’acqua più adatta alle proprie esigenze: l’acqua oligominerale adatta per un anziano non è detto che lo sia anche per un adulto o per un bambino".

 

Per concludere, com’è l’acqua della rete idrica di Trieste?

"È già oligominerale. È buonissima. È una delle più buone d’Italia. I fornitori garantiscono la qualità a livello di contatore dell’utente; se poi quest’ultimo ha i tubi sporchi o ha le vecchie tubature di piombo, il fornitore d’acqua non ne risponde… L’acqua di Trieste potrebbe essere imbottigliata e venduta come oligominerale! A livello popolare si pensa che non sia buona. Non è vero. L’acqua dell’acquedotto proviene da dodici pozzi del Lisert, acqua profonda del Timavo e del Natisone, quasi fossile… ottima!".

Ivana Macor

 


In collaborazione con Help! 

 

 


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