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Come proteggere i nostri figli nelle separazioni

 |  Redazione Sconfini

La separazione coniugale è un evento sempre più diffuso con il quale una molteplicità di bambini si confronta ogni giorno. I dati ricavati dalle indagini Istat sul territorio italiano mostrano un aumento che diventa anno dopo anno sempre più preoccupante.

Nel 2007 risulta un aumento delle separazioni pari all’1,2% rispetto al 2006 e un incremento dei divorzi del 2,3%. I figli coinvolti sono 100.252 nelle separazioni e 49.087 nei divorzi. A tal proposito, è importante sottolineare come “separazione” significhi non solo disunione di due persone che stanno insieme, ma anche ridefinizione di parametri per un nucleo familiare che viene a mutare. La situazione di instabilità familiare e la presenza di un’alta conflittualità tra i coniugi che si stanno separando creano spesso delle difficoltà ai ragazzi, contribuendo così a determinare un contesto di forte disagio e malessere per i minori e comportando spesso delle disarmonie evolutive.
Ce lo conferma la psicologa Paola Matussi, esperta nella tutela dei figli nella separazione, che spiega come ci siano delle differenze tra maschi e femmine, nell’esprimere il disagio: “Mentre le ragazze utilizzano una modalità legata più all’emotività, i ragazzi, al contrario, tendono a mettere in atto comportamenti aggressivi e antisociali”. “I maschi – specifica – reagendo in modo più fisico rischiano di adottare comportamenti che possono sfociare nel bullismo, mentre le ragazze tendono a non esprimere il loro disagio, ma piuttosto ad interiorizzarlo, manifestando, talvolta, una sessualità precoce, con l’intento di dimostrare che, al contrario dei propri genitori, sono capaci di sostenere dei rapporti”.
L’età è un altro fattore importante nell’influenzare le reazioni dei figli alla separazione dei loro genitori. “Ogni età – conferma la psicologa – ha un modo diverso di affrontare la separazione. I bimbi più piccoli, in età prescolare, cercano di comprendere la situazione, tentando di riportare l’ordine nel loro mondo. I bimbi in età scolare, al contrario, hanno più strumenti per comprendere cosa significhi il divorzio e sono maggiormente in grado di rendersi conto di cosa stia accadendo. È in questa fascia d’età che i bambini cercano di conformarsi il più possibile al genitore con cui stanno, per non fargli un torto, e molti si sentono combattuti tra l’uno e l’altro, soprattutto se i genitori non si sforzano nel far sì che il bambino non prenda posizioni, lasciandolo fuori dai conflitti personali”.
Gli adolescenti sono più autoriferiti, cioè hanno più paura del loro futuro personale, in quanto in questo periodo della vita avviene la “separazione degli adolescenti dai genitori”, attraverso il processo di individuazione. “In questa fase particolarmente delicata – sottolinea Paola Matussi – l’adolescente rischia più facilmente di subire il distacco da entrambi i genitori, in un momento in cui il distacco da queste due figure dovrebbe scaturire da una sua iniziativa, attraverso la sperimentazione di una separazione, quella adolescenziale, che è fisiologica nella misura in cui rispetta i suoi tempi emotivi interni e non viene forzata da altri”.
La possibilità che si manifestino ripercussioni a lungo termine dipende dalla presenza o meno di altri fattori ancora più determinanti, quali l’intensità e durata del conflitto coniugale e la qualità del rapporto con entrambi i genitori nella fase di separazione. “La separazione – precisa l’esperta – può creare problemi ai figli, ma la loro incisività e gravità dipendono da variabili assolutamente controllabili dai genitori. È per questo motivo che invito tutte le coppie che desiderano separarsi a non esitare a farsi aiutare da seri professionisti, in quanto un buon accordo legale sul diritto di visita, ad esempio, permette al bambino di stare meglio e ai genitori di vivere più serenamente la loro conflittualità, così come un valido supporto psicologico può trasformare un momento di difficoltà in una risorsa”.
È importante che i genitori siano il più sereni possibile, in quanto i figli captano i contrasti di coppia e ancor di più gli stati emotivi dei genitori coinvolti nel conflitto. “C’è una partecipazione dei figli allo stato d’animo dei genitori – sostiene Paola Matussi – ed è su questa partecipazione che loro modulano i propri comportamenti. Per questo motivo è importante che i genitori si facciano aiutare nelle difficoltà della separazione per stare meglio e quindi dare maggior sostegno ed equilibrio ai figli”. “Una delle cose fondamentali – aggiunge – è ascoltare i propri figli, dialogare con loro e soprattutto raccontare loro la verità. Alcuni, con l’idea di proteggere i propri bimbi nascondono loro la realtà, ma nel conflitto i bambini provano assurdi sensi di colpa e soffrono ancora di più, creandosi fantasie devastanti. I bambini hanno bisogno di capire ciò che sta accadendo, di essere rassicurati sull’amore genitoriale e aiutati nella gestione delle loro emozioni. Quindi, mai dire bugie ai propri figli perché si rischia di perdere in credibilità, ma adattare le spiegazioni in base alla loro età”.
Importante è essere rassicuranti sulla crisi, distinguendo bene il rapporto di coppia da quello genitoriale. “Il messaggio fondamentale da trasmettere ai figli – conclude la psicologa – è che anche se non stiamo più insieme, non smetteremo mai di amarti. I coniugi che constatano il fallimento della loro unione sentimentale, attraverso la separazione, scioglieranno la reciproca congiunzione di bisogni e di aspettative, ma non potranno mai sciogliere il loro legame genitoriale”.

foto: Madi Robson


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