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Helena Lopes

Amicizia e solitudine

 |  redazionehelp

Sono una trentacinquenne single. Da tempo mi interrogo sul perché le mie amicizie durano qualche mese.

I rapporti mi sembrano tutti superficiali e quando cerco di approfondire le conoscenze mi sento rifiutata. La conseguenza è che con questa mia difficoltà ad avere una vita sociale mi ritrovo spesso sola. Sarà che sono circondata da persone superficiali? (Diana) Sono perplessa sull’atteggiamento giudicante, non mi sembra un buon inizio. Un interrogativo che credo valga la pena di porsi è se nel rapporto d’amicizia dai o pretendi. Accetti l’altro così com’è o ti aspetti che risponda secondo i tuoi desideri? Siccome è possibile che tu percepisca il tuo comportamento in maniera distorta, sforzati di renderti consapevole su ciò che ricerchi negli altri, guardando le persone per quelle che sono senza assecondare la tua richiesta implicita d’attenzione. È solo un’idea ma a volte cambiare atteggiamento partendo da un nuovo punto di vista può riservare piacevoli sorprese. Che genitori saremo? Cara Laura, abbiamo deciso di affidare alla tua rubrica le nostre emozioni nella speranza di ricevere uno spunto di riflessione. Non siamo più giovanissimi e alla fine di agosto mio marito ed io diventeremo genitori. Siamo un po’ preoccupati perché osservando ora con maggiore attenzione il contesto sociale in cui nostro figlio si ritroverà a vivere, non siamo certi che riusciremo ad essere dei buoni genitori. (Giada e Massimo) Mi sento di osservare prima di tutto che già il mettersi in discussione è sinonimo di intelligenza, curiosità e voglia di scoprire qualcosa di sé. L’esperienza di vita alla quale vi state avvicinando, pur in mezzo a mille dubbi, vi alimenterà giorno dopo giorno e vi consentirà di accrescere le vostre competenze, emozioni ed esperienze. Mi fate ricordare l’affermazione di una nota psicoterapeuta, Maria Rita Parsi, la quale, qualche tempo fa, ha affermato che i genitori possono dare ai figli due cose importanti: radici e ali. Radici fisiche ed emozionali per permettere ai figli di vivere e crescere stabili e forti. Ali per essere autonomi, liberi di realizzare le proprie aspirazioni, per affrontare con equilibrio e coraggio il contesto sociale in cui vivono. Sempre la dottoressa Parsi sostiene che per poter fare ciò è necessario guardare prima di tutto a come siamo stati figli, ovvero quali sono i modelli interni alla famiglia ai quali ci siamo ispirati in quanto essere consapevoli delle nostre radici ci aiuta a comprendere come siamo diventati. Così facendo capiamo il perché proponiamo ai nostri figli certi valori e non altri. Come darle torto? Si tratta di un percorso di crescita personale e di consapevolezza che altro non è che un crescere assieme. Una mamma in crisi Sono in difficoltà con mia figlia che ha 16 anni. A proposito dei rientri serali lei sostiene che le sue amiche sono più libere di lei. Non so se informarmi dalle altre mamme per sapere se è vero. Di fronte a tutto ciò mi sento impotente e vado in crisi. (Giuliana ’67) Cara lettrice, il confronto con i genitori dei coetanei è sempre auspicabile, sempre che serva unicamente da osservatorio, in quanto ogni famiglia dovrebbe avere nei confronti dei propri figli un progetto educativo con il quale trasmettere anche regole e valori. Ben venga dunque una “rete di genitori” con la quale scambiare idee, emozioni e dubbi: ciò non esclude però il fatto che ogni famiglia abbia il dovere e il diritto di perseguire una linea educativa dedicata ai suoi figli, una linea che nasce dal loro percorso personale ed evolutivo. Non è detto che tramite l’esperienza del confronto con gli altri (figli compresi) non si possa cambiare idea ed è anche per questo motivo che il presupposto è averne una. Personalmente credo che la linea del dialogo sia vincente perché ci permette di interagire con i nostri figli dando voce e spazio alla manifestazione dei loro bisogni. Nell’ascolto e nel dare dei limiti, consentiamo loro di diventare gradualmente indipendenti e insegniamo loro che ogni azione comporta sempre precise responsabilità. Laura Berenini


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