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I paletti a tutela del Porto Vecchio di Trieste

 |  Redazione Sconfini

L’Autorità Portuale ha affidato alle imprese di costruzione Maltauro-Rizzani de Eccher la concessione dell’intera area del Porto Vecchio, il che significa – come ha precisato il Sovrintendente e direttore regionale dei Beni culturali Di Paola – di “beni dalla stessa amministrati e sottoposti a regime di tutela”, ragion per cui ogni progetto particolareggiato dovrà essere presentato alla Sovrintendenza per il rilascio della prescritta (e preventiva) autorizzazione.


Il direttore Di Paola ha poi dettagliatamente fissato le sei prescrizioni generali, delle quali si dovrà tenere il massimo conto affinché i progetti non costituiscano “destinazioni d’uso che stravolgano le strutture originarie”, bensì contribuiscano alla valorizzazione di tutto il sito, conservandone gli aspetti relativi al bene culturale di altissimo valore rappresentato da un lungomare realizzato nell’ottocento con tecniche e sistemi costruttivi innovativi per l’epoca.


I paletti a tutela del Porto Vecchio fissati con tanta precisione dal Sovrintendente Di Paola impegneranno ovviamente in maniera formale anche qualsiasi altro Sovrintendente dovesse subentrare in futuro e appaiono estremamente opportuni (ma lo stesso Di Paola è stato ora riconfermato e speriamo che rimanga per altri tre anni a Trieste). Immaginiamo, infatti quali potrebbero essere le lusinghe, le attrattive e soprattutto le tentazioni per i costruttori che si trovino a formulare progetti davanti a un’area stupenda come quella affidata loro in concessione. In tema di progetti, tuttavia, il presidente dell’Autorità Claudio Boniciolli ha osservato che esiste una variante del Piano Regolatore del Porto Vecchio, già approvata da tutti gli organi competenti della Regione e dello Stato, che ha un dettaglio tale da essere, di fatto, un piano particolareggiato dei progetti. Ma proprio perché parte di questi progetti da inserire nel riuso del Porto Vecchio, siano essi di “portualità allargata” o altri, fanno rizzare i capelli sulla testa e hanno inevitabilmente provocato da parte dell’Associazione Porto Franco Internazionale di Trieste il ricorso al TAR del Lazio contro la variante, una severa selezione che tenga contalto degli intelligenti paletti posti ora, appare, non solo opportuna, ma indispensabile.


C’è poi un altro fondamentale paletto da rispettare, se si vorrà evitare un’altra pioggia di ricorsi basati su quella che qualcuno ha definito la “presunta intangibilità del Porto Franco”. Qualcuno ha anche detto che la premessa per attuare qualsiasi progetto in Porto Vecchio, è eliminare almeno in parte il Punto Franco. Ma il fatto è che la suddetta intangibilità non è presunta ma è sancita con molta precisione della legge. A questo proposito vorrei ricordare quanto Maurizio Maresca (attuale presidente della Compagnia Portuale di Monfalcone), durante il suo mandato di presidente dell’Autorità Portuale di Trieste, ebbe a dichiarare al punto 5) di un documento tuttora certamente reperibile negli archivi dell’Autorità: “Con riguardo alle scelte che si stanno compiendo per quanto attiene al riuso del Porto Vecchio ne consegue quindi che nulla del regime di porto franco dovrà essere sacrificato; tutti gli interventi che verranno effettuati nel Porto Vecchio (sia l’operazione Evergreen che altre operazioni) dovranno avere luogo all’interno dell’area di porto franco e di Protezione doganale. Ma vi è di più: ogni intervento dovrà essere inequivocamente a vocazione portuale intendendosi come tali, bene inteso, non solo le operazioni portuali di cui all’art.16 legge 84/94, ma anche attività di “portualità allargata” e in qualche misura a vocazione urbana. In breve, la premessa condizionante l’intero intervento ed ogni specifica iniziativa che nello stesso dovesse aver luogo, è quella della loro compatibilità sia con il regime portuale demaniale, sia con il regime di porto franco”.


Quanto affermato da Maurizio Maresca, uno dei più illustri luminari di diritto marittimo e portuale, in questo documento ufficiale del marzo 2001, era in risposta al sottoscritto, allora presidente della Lista per Trieste. Noi siamo ancora del parere che il regime di Punto Franco debba essere considerato non un ostacolo, ma un “valore aggiunto”, per le operazioni di riuso del Porto Vecchio e che il miglior sistema per evitare conflitti e ricorsi sarebbe una consultazione preventiva tra le parti.

 

Gianfranco Gambassini
presidente onorario della Lista per Trieste

 


In collaborazione con Help!

 

 


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