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Sab, Nov

Prodotti biologici: i vantaggi della filiera corta

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I numeri parlano chiaro: in Italia cresce la voglia di BIO, ovvero del cibo biologico, sano e naturale. Questo è quanto emerge chiaramente da un’analisi Coldiretti-SWG, che ha rivelato le cifre di un settore in cui l’Italia ha conquistato la leadership produttiva a livello europeo, con oltre un milione di ettari coltivati e circa cinquantamila imprese agricole coinvolte. Un vero “fiore all’occhiello” del Made in Italy agroalimentare, poiché il nostro Paese rappresenta un quarto della superficie bio dell’Unione Europea, all’interno della quale si trovano un terzo delle imprese biologiche europee.


Tornando alle statistiche, in base ai dati Coldiretti-SWG del 2009, ammonta al 56% la quota di coloro che,alt almeno qualche volta, comprano prodotti biologici. Tra questi il 42% effettua acquisti saltuari, mentre il 14% li mette regolarmente nel carrello della spesa. Si tratta di un boom che vede i consumatori di alimenti biologici aumentare in percentuale del 23% raggiungendo quota 8 milioni. Ma anche gli occasionali sono sempre più. Infatti, rispetto al 2008 e al 2007, è aumentata anche la percentuale di chi dichiara di acquistare il biologico solo raramente (32%), mentre è scesa al 12% la quota di chi non ne ha mai sentito parlare o, pur conoscendoli, non li ha mai acquistati. Inoltre, secondo la Coldiretti, ammonta a 3 miliardi di euro il giro d’affari sviluppato dal biologico in Italia. A livello mondiale, secondo il rapporto IFOAM (International Foundation for Organic Agriculture Movements), è stato stimato un valore di mercato di 26 miliardi di euro e ben 30,4 milioni di ettari certificati; qui l’Italia si colloca al quinto posto, in testa l’Australia con i suoi 11,8 milioni di ettari coltivati.


Ma quali sono i motivi di questo trend in crescita? Innanzitutto, l’aumento del 32% delle aziende con un punto di vendita diretta e del 22% degli agriturismi hanno dato conferma del forte ampliamento di un segmento della popolazione che non si accontenta solamente di acquistare biologico, ma vuole conoscerne anche la provenienza. Stiamo quindi assistendo ad un fenomeno che supera la semplice voglia del biologico. La filiera corta permette un migliore guadagno all’imprenditore agricolo e un risparmio al consumatore; un vantaggio reciproco, accompagnato dalla qualità e dalla specificità regionale. Acquistando direttamente dal produttore si ha la sicurezza dell’origine del prodotto e dellalta certificazione biologica, che rispetta inoltre la biodiversità a tutela del territorio. Filiera corta vuol dire freschezza, stagionalità del prodotto, tipicità del territorio, assenza di costi aggiuntivi ed emissioni inquinanti. In altre parole, si offre al consumatore la possibilità di acquistare qualcosa di genuino, che ha raggiunto il giusto grado di maturazione, senza costi aggiuntivi legati alla distribuzione, al trasporto o alla conservazione, e soprattutto direttamente dal produttore che, a garanzia, “ci mette la sua faccia”. È quindi il desiderio di sicurezza alimentare a sostenere il consumo dei prodotti a marchio bio.


I trascinatori di questa tipologia di prodotti, con la quota del 18,4% del mercato sono proprio gli ortofrutticoli, sia freschi che trasformati, quali ad esempio succhi o marmellate. Seguono i prodotti per l’infanzia al 17,6% ed infine i lattiero-caseari al 5,7%. Questi ultimi sono stati peraltro oggetto di recenti e frequenti scandali di sofisticazione alimentare, che hanno indirizzato i consumatori verso alimenti più naturali, sicuri e controllati. Ulteriori dati, forniti dall’analisi Coldiretti-SWG, indicano che gli acquisti bio effettuati direttamente dal produttore ammontano al 18%, principalmente grazie alle 1.645 aziende agricole specializzate ed ai 1.114 negozi dedicati presenti sul territorio nazionale. Bisogna menzionare, inoltre, l’aumento del bio anche per i pasti fuori casa; infatti, per coloro che amano mangiare al ristorante, in Italia ci sono ben 360 ristoranti e 1.178 agriturismi con menù biologico. Anche per le mense scolastiche è stato registrato un aumento del 6% nel numero di pasti biologici serviti.


Il mantenimento del presidio alimentare è una garanzia occupazionale e di ricchezza mantenuta in loco, al fine di evitare la delocalizzazione e l’impoverimento delle piccole comunità, polverizzate sul territorio
. Da questo deriva il mantenimento della biodiversità, la tutela del territorio contro il dissesto idrogeologico e la rivalutazione dello stesso. Nell’alimentare la crescita di questo mercato, i consumatori scelgono un concetto di qualità globale: del prodotto, dell’ambiente e della vita; oltretutto garantiscono il giusto compenso per i produttori incentivati a non abbandonare la propria attività locale. In questo modo, si offre al territorio la possibilità di recuperare ed espandere quelle colture, patrimonio e ricchezza, propri della tradizione della grande cucina italiana.

 

Martina Pluda

 


In collaborazione con Help!

I numeri parlano chiaro: in Italia cresce la voglia di BIO, ovvero del cibo biologico, sano e naturale. Questo è quanto emerge chiaramente da un’analisi Coldiretti-SWG, che ha rivelato le cifre di un settore in cui l’Italia ha conquistato la leadership produttiva a livello europeo, con oltre un milione di ettari coltivati e circa cinquantamila imprese agricole coinvolte. Un vero “fiore all’occhiello” del Made in Italy agroalimentare, poiché il nostro Paese rappresenta un quarto della superficie bio dell’Unione Europea, all’interno della quale si trovano un terzo delle imprese biologiche europee.


Tornando alle statistiche, in base ai dati Coldiretti-SWG del 2009, ammonta al 56% la quota di coloro che,alt almeno qualche volta, comprano prodotti biologici. Tra questi il 42% effettua acquisti saltuari, mentre il 14% li mette regolarmente nel carrello della spesa. Si tratta di un boom che vede i consumatori di alimenti biologici aumentare in percentuale del 23% raggiungendo quota 8 milioni. Ma anche gli occasionali sono sempre più. Infatti, rispetto al 2008 e al 2007, è aumentata anche la percentuale di chi dichiara di acquistare il biologico solo raramente (32%), mentre è scesa al 12% la quota di chi non ne ha mai sentito parlare o, pur conoscendoli, non li ha mai acquistati. Inoltre, secondo la Coldiretti, ammonta a 3 miliardi di euro il giro d’affari sviluppato dal biologico in Italia. A livello mondiale, secondo il rapporto IFOAM (International Foundation for Organic Agriculture Movements), è stato stimato un valore di mercato di 26 miliardi di euro e ben 30,4 milioni di ettari certificati; qui l’Italia si colloca al quinto posto, in testa l’Australia con i suoi 11,8 milioni di ettari coltivati.


Ma quali sono i motivi di questo trend in crescita? Innanzitutto, l’aumento del 32% delle aziende con un punto di vendita diretta e del 22% degli agriturismi hanno dato conferma del forte ampliamento di un segmento della popolazione che non si accontenta solamente di acquistare biologico, ma vuole conoscerne anche la provenienza. Stiamo quindi assistendo ad un fenomeno che supera la semplice voglia del biologico. La filiera corta permette un migliore guadagno all’imprenditore agricolo e un risparmio al consumatore; un vantaggio reciproco, accompagnato dalla qualità e dalla specificità regionale. Acquistando direttamente dal produttore si ha la sicurezza dell’origine del prodotto e dellalta certificazione biologica, che rispetta inoltre la biodiversità a tutela del territorio. Filiera corta vuol dire freschezza, stagionalità del prodotto, tipicità del territorio, assenza di costi aggiuntivi ed emissioni inquinanti. In altre parole, si offre al consumatore la possibilità di acquistare qualcosa di genuino, che ha raggiunto il giusto grado di maturazione, senza costi aggiuntivi legati alla distribuzione, al trasporto o alla conservazione, e soprattutto direttamente dal produttore che, a garanzia, “ci mette la sua faccia”. È quindi il desiderio di sicurezza alimentare a sostenere il consumo dei prodotti a marchio bio.


I trascinatori di questa tipologia di prodotti, con la quota del 18,4% del mercato sono proprio gli ortofrutticoli, sia freschi che trasformati, quali ad esempio succhi o marmellate. Seguono i prodotti per l’infanzia al 17,6% ed infine i lattiero-caseari al 5,7%. Questi ultimi sono stati peraltro oggetto di recenti e frequenti scandali di sofisticazione alimentare, che hanno indirizzato i consumatori verso alimenti più naturali, sicuri e controllati. Ulteriori dati, forniti dall’analisi Coldiretti-SWG, indicano che gli acquisti bio effettuati direttamente dal produttore ammontano al 18%, principalmente grazie alle 1.645 aziende agricole specializzate ed ai 1.114 negozi dedicati presenti sul territorio nazionale. Bisogna menzionare, inoltre, l’aumento del bio anche per i pasti fuori casa; infatti, per coloro che amano mangiare al ristorante, in Italia ci sono ben 360 ristoranti e 1.178 agriturismi con menù biologico. Anche per le mense scolastiche è stato registrato un aumento del 6% nel numero di pasti biologici serviti.


Il mantenimento del presidio alimentare è una garanzia occupazionale e di ricchezza mantenuta in loco, al fine di evitare la delocalizzazione e l’impoverimento delle piccole comunità, polverizzate sul territorio
. Da questo deriva il mantenimento della biodiversità, la tutela del territorio contro il dissesto idrogeologico e la rivalutazione dello stesso. Nell’alimentare la crescita di questo mercato, i consumatori scelgono un concetto di qualità globale: del prodotto, dell’ambiente e della vita; oltretutto garantiscono il giusto compenso per i produttori incentivati a non abbandonare la propria attività locale. In questo modo, si offre al territorio la possibilità di recuperare ed espandere quelle colture, patrimonio e ricchezza, propri della tradizione della grande cucina italiana.

 

Martina Pluda

 


In collaborazione con Help!