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Gio, Gen

Le patate non fanno ingrassare

Wellness/Fitness
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Ma chi l’ha detto che le patate vanno escluse da una dieta dimagrante? A dimostrare il contrario, cioè che sono un alimento compatibile con un regime dietetico ipocalorico, ci hanno pensato i ricercatori dell’University of California di Davis, del National Center for Food Safety and Technology e dell’Illinois Institute of Technology.

Ma chi l’ha detto che le patate vanno escluse da una dieta dimagrante? A dimostrare il contrario, cioè che sono un alimento compatibile con un regime dietetico ipocalorico, ci hanno pensato i ricercatori dell’University of California di Davis, del National Center for Food Safety and Technology e dell’Illinois Institute of Technology.


Per circa 12 settimane sono stati tenuti sotto osservazione 86 tra uomini e donne in sovrappeso, divisi in tre gruppi. Ad ogni gruppo è stata associata una dieta ipocalorica differente dalle altre. Ogni dieta, però, conteneva dalle 5 alle 7 porzioni di patate la settimana: quelle persone che avevano mangiato tutte queste porzioni di patate a settimana riuscivano comunque a perdere peso. “Demonizzate da sempre per il loro elevato indice glicemico, oggi – afferma l’autore dello studio Burton Freeman – possono essere quindi introdotte in un programma dietetico perché non influirebbero sulla perdita di peso”.

22/10/2010 - Donne troppo gelose? Colpa della pillola anticoncezionale

Le donne che assumono la pillola contraccettiva sarebbero più gelose. Tutta colpa degli ormoni contenuti nella pillola che aumentano il sentimento di possesso e di sfiducia nei confronti del partner. A questo risultato sono giunti i ricercatori dell’Università di Stirling (Scozia) e dell’Accademia di Arte e Scienze (Paesi Bassi) diretti dal dottor Craig Roberts.
Sotto osservazione 275 donne di età compresa tra i 17 e i 35 anni che prendevano tre tipi diversi di pillola. Tutte le donne sono state sottoposte ad un questionario che prevedeva una serie di domande sul loro stato d’animo, se il loro uomo flirtava con un’altra, se e quanto si ritenevano possessive e se temevano di essere lasciate per un’altra. Ogni risposta è stata messa in relazione con il tipo di pillola assunta. La correlazione ha messo in luce un probabile legame tra medicinale assunto e livello di gelosia manifestata.
A scatenare la gelosia sono però gli anticoncezionali con un alto livello di estrogeni, quelli con progesterone non sembrano sortire alcun effetto sulle emozioni. “Sembra – fa sapere il dottor Roberts – che le donne e forse le stesse ditte farmaceutiche non siano del tutto consapevoli dei potenziali effetti psicologici associati alla pillola e in particolare alla scelta di un particolare marchio”. Da tempo però si fanno larghe ipotesi accreditate sulla capacità della pillola contraccettiva di modificare i meccanismi del corpo. Lo studio è stato pubblicato su Personality and Individual Differences.

22/10/2010 - Cresce il numero dei giovani asmatici e con problemi respiratori

Sempre più giovani soffrono di malattie respiratorie, in particolare di asma. La causa, secondo gli esperti riunitisi recentemente a Milano nell’XI Congresso Nazionale della Pneumologia, sarebbe da ricercare nell’inquinamento delle nostre città, nella cattiva alimentazione e nel fumo di sigaretta, sia esso attivo che passivo. Di asma solo in Italia ne soffrono all’incirca tre milioni di persone, è all’origine di più di mille decessi all’anno; piuttosto preoccupante l’aumento crescente della malattia tra i bambini che si stabilizza attorno al 10% contro il 5,3% degli adulti.
Per prevenire o ridurre l’insorgenza delle malattie respiratorie sui più giovani, è bene alimentarsi con una dieta ricca di frutta e verdura per rafforzare le difese immunitarie e combattere l’attacco dei radicali liberi, e smettere di fumare in gravidanza e nel periodo subito dopo la nascita del bambino e durante l’adolescenza. È importante mantenere sempre sotto controllo il peso nei bambini evitando il sovrappeso: i chili di troppo, infatti, possono alterare la normale funzione della gabbia toracica e del polmone di dilatarsi in modo corretto e causare ripercussioni anche sull’albero bronchiale portando all’ostruzione bronchiale.
“Nei più piccoli – spiega il professor Stefano Centanni, presidente S.I.Me.R. e direttore della Clinica di Malattie dell’apparato respiratorio, A.O. San Paolo, Università degli Studi di Milano – i danni sullo sviluppo e sulla funzione polmonare sono precoci e cumulativi. È per questo che bisogna assolutamente eliminare tutti i fattori di rischio legati agli stili di vita che possono avere effetti negativi sulla respirazione”.

22/10/2010 - Il pesce aiuta quando la prostata è già malata

Mangiare pesce spesso non aiuterebbe a prevenire l’insorgenza del tumore della prostata ma ridurrebbe il rischio di metastasi (del 44%) e la mortalità (del 63%), se la malattia si è già sviluppata. È quanto emerso da uno studio condotto da ricercatori canadesi secondo cui i benefici sarebbero attribuibili all’azione antinfiammatoria degli oli di pesce in grado di combattere l’avanzare del cancro. “Possiamo senz’altro dire – chiarisce Konrad M. Szymanski della McGill University di Montreal, uno degli autori dello studio – che mangiare più spesso pesce può offrire dei benefici, purtroppo però non sappiamo quante sono le porzioni ideali. E questo deriva dall’eterogeneità delle quantità di pesce considerate nei vari studi”.
Già in precedenza alcuni studi avevano messo in luce come gli omega 3, i grassi buoni del pesce, rallentino la progressione del tumore riducendo l’infiammazione. Per tale ragione, soprattutto agli uomini, sarebbe bene raccomandare un consumo maggiore di pesce. “Il tumore della prostata – aggiunge Szymanski – è una malattia molto comune e se anche l’impatto del consumo di pesce su di essa fosse modesto, la promozione di una politica di implementazione al suo consumo relativamente economica e facile potrebbe avere complessivamente delle ricadute importanti”. La ricerca è stata pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition.

29/10/2010 - Libido in calo per le donne italiane

Quasi un’italiana su tre lamenta un forte calo del desiderio sessuale (il 30% circa), una su quattro stenta a raggiungere il piacere mentre il 27% accusa dolore durante i rapporti. I dati emergono da un recente studio condotto dall’Università di Pavia che suggerisce, però, alcuni rimedi.
Il calo del desiderio sarebbe imputabile a fattori biologici, come un basso livello di endorfine (le molecole che regolano i meccanismi di gratificazione e di protezione dal dolore), o alla sindrome premestruale (il 10% delle donne ne resta colpita ogni mese). Per Alessandra Grazziotin, direttore del Centro di Ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele Resnati di Milano, “la soluzione al problema si chiama drospirenone”, unico progestinico contenuto nella pillola contraccettiva che agisce su queste sostanze e che favorisce la libido dopo soli sei mesi di somministrazione. “Un aiuto ulteriore – prosegue la Grazziotin – può venire anche dallo sport che rappresenta uno straordinario detonatore per scatenare le endorfine, essenziali per determinare una sessualità piena e appagante”. Ma solo il 24% delle donne, pur riconoscendone l’efficacia, lo pratica con regolarità.
Per il professor Andrea Genazzani, direttore della cattedra di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Pisa, sotto accusa gli stili di vita: le donne oggi sono troppo indaffarate e hanno poco tempo da dedicare alla coppia. “Per questo – rileva Genazzani – la ricerca si è concentrata su pillole contraccettive sicure e capaci di migliorare il benessere psico-fisico e la libido, fino all’attuale formulazione con drospirenone per 24 giorni al mese”.

05/11/2010 - Gli uomini e la loro vita sessuale

Fare sesso allunga la vita degli uomini, un’appagante vita sessuale li proteggerebbe dai problemi cardiovascolari. La spiegazione sarebbe da attribuire al fatto che “più sesso” equivale a “più testosterone” e quindi meno rischi di ammalarsi di depressione.
Da uno studio condotto dall’Università di Firenze che ha analizzato le conseguenze del comportamento sessuale di 4mila uomini, è emerso che gli uomini infedeli corrono meno rischi cardiovascolari solo se la scappatella è occasionale. Avere infatti un’amante fissa aumenta i sensi di colpa e lo stress, che spingono immancabilmente verso l’alcol e il fumo. Se la coppia ha un’ottima intesa sessuale, i maschi fedeli possono contare sui benefici del testosterone, contrariamente se l’intesa è bassa cresce il rischio di depressione e di disturbi cardiovascolari. E che effetto avrebbe l’autoerotismo sul cuore? Esistono pochi dati a tal proposito, ma il 61% degli uomini lo pratica regolarmente.

05/11/2010 - Un caffè dopo pranzo e riduci il rischio di diabete

Secondo i ricercatori dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) il diabete di tipo 2 si può prevenire bevendo una tazzina di caffè dopo pranzo. Il caffè, infatti, se bevuto dopo un pasto, inibirebbe alcuni enzimi (alfa-glucosidasi) coinvolti nella digestione dei carboidrati. Ad agire in maniera simile ad alcuni farmaci antidiabetogeni sarebbero le sostanze fenoliche contenute, appunto, nella bevanda. Bloccando gli enzimi, in maniera del tutto automatica si riduce la produzione di glucosio e non si assiste al picco glicemico caratteristico del dopo pranzo o cena.
“Noi abbiamo provato la correttezza di un’ipotesi scientifica – ha affermato la dottoressa Fausta Natella che ha guidato la ricerca – e cioè che il caffè agisce sull’assorbimento dei carboidrati. Ma lo abbiamo fatto solo attraverso due diversi test di laboratorio: uno in vitro ed uno bio-informatico (caratterizzato cioè da simulazioni effettuate al computer)”. “Prima di dire a tutti – ha sottolineato la ricercatrice dell’Inran – di bere caffè dopo pranzo per prevenire il diabete di tipo 2, occorre fare tante altre ricerche e sperimentazioni, anche e soprattutto direttamente sull’essere umano. Al momento va solo ricordato che non bisogna eccedere con le dosi: non si possono prendere più di 4 o 5 caffè nell’arco di tutta la giornata, non sarebbe salutare”.

15/10/2010 - Bambini italiani sempre più in sovrappeso

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità il 21% dei bambini (più di 1 su 5) di età compresa tra gli 8 e i 9 anni è obeso e il 45,6% (quasi 1 su 2) è in sovrappeso; i maschi più delle femmine (il 48,8% rispetto al 42,2%). Un trend che è cresciuto negli ultimi venti anni più del 50%, ancor di più nei Paesi in via di sviluppo. A fornire questi dati è stato Francesco Branca nel corso del convegno di presentazione del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni” realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Miur, l’Inran, le Regioni e le Aziende sanitarie.
Sono soprattutto le cattive abitudini alimentari all’origine del problema: il 9% dei bambini italiani non fa colazione, mentre il 30% la fa ma in maniera non appropriata. Un bambino su quattro, invece, non mangia quotidianamente frutta e verdura, il 50% preferisce bere bibite gassate o zuccherate al posto dei succhi preparati in casa. Solo il 20% dei bambini svolge una regolare attività fisica più di una volta alla settimana, la maggior parte preferisce restare a casa e guardare la tv. Il 70% va a scuola in macchina, e soltanto un bambino su quattro trascorre durante la settimana più di due ore giocando all’aria aperta.
“In Italia – ha sottolineato Branca – si fanno già tante iniziative ma non si fa ancora abbastanza. Servono interventi non solo a livello locale ma a livello nazionale e in più settori, perché non è sufficiente intervenire sulla scuola o sull’educazione”.