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Gio, Mar

Herpes: prurito e bruciore annunciano l’arrivo della febbre sorda

Medicina
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La lesione, nella fase iniziale, comincia con un pizzicore, un prurito al labbro e la sensazione di dolore e di fastidioso edema, per cui può venire l’insana voglia di “spremersi il labbro” pensando a qualche foruncolo.

La lesione, nella fase iniziale, comincia con un pizzicore, un prurito al labbro e la sensazione di dolore e di fastidioso edema, per cui può venire l’insana voglia di “spremersi il labbro” pensando a qualche foruncolo.

Manovra non solo inutile ma anche potenzialmente pericolosa: la cheratocongiuntivite erpetica da autoinoculazione non è un evento così “a rischio” nel soggetto immunocompetente in occasione di una riattivazione dell’infezione latente di un herpes labiale, ma è bene evitare le manipolazioni delle lesioni e lavarsi le mani soprattutto al fine di evitare la diffusione.
“Le lesioni caratteristiche dell’herpes labiale, causate generalmente dall’Herpes Simplex Virus 1 (essendo il tipo 2 generalmente coinvolto nelle manifestazioni genitali, anche se sono possibili sovrapposizioni di sede), sono – precisa il dottor Alessandro Gatti della U.C.O. di Dermatologia e Venerologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Trieste – caratterizzate da vescicole di piccole dimensioni raggruppate a grappolo, associate ad infiammazione della cute o della mucosa, che di solito guariscono spontaneamente in 5-7 giorni. Molto spesso alcuni sintomi preannunciano la riattivazione del virus erpetico, come prurito, sensazione di bruciore o parestesie, cioè alterata sensibilità. Alla rottura delle vescicole il liquido sieroso, che veicola le particelle virali, si asciuga rapidamente formando croste”.
Queste manifestazioni ricorrenti sono il risultato della riattivazione del virus erpetico che rimane latente nei gangli nervosi che innervano la regione cutanea sede della prima inoculazione del virus. Nella maggior parte dei casi l’infezione primaria si contrae nell’infanzia: nei Paesi in via di sviluppo ad alta densità di popolazione, a 5 anni circa il 90% della popolazione risulta sieropositiva, presenta cioè gli anticorpi diretti contro l’HSV1 in seguito ad un precedente contatto con il virus stesso. Nei Paesi a clima più temperato e nei gruppi socioeconomici più elevati l’incidenza è più bassa ma cresce stabilmente con l’età. Negli Usa e nell’Europa Occidentale per esempio circa il 25% dei bambini, dal 50% al 75% degli adolescenti e dei giovani adulti, il 90% degli anziani, risulta sieropositivo.
Come si palesa la prima inoculazione del virus erpetico?
“Le manifestazioni cliniche dell’infezione primaria – risponde Gatti – possono essere asintomatiche e passano del tutto inosservate, come nella maggior parte dei casi, oppure provocano la gengivostomatite erpetica, una manifestazione clinica molto dolorosa, con vescicolazioni ed erosioni di cavo orale, faringe e labbra che rendono difficile l’assunzione di cibo e liquidi, febbre, malessere generale e linfoadenopatia del collo”.
Cosa fare e cosa non fare durante la manifestazione labiale?
“La manifestazione ricorrente è in genere autolimitante e raramente richiede terapia nei soggetti senza altre patologie con normale funzionalità del sistema immunitario. Per evitare la diffusione del virus è bene astenersi dai contatti diretti interpersonali, lavarsi le mani, eventualmente proteggere le aree interessate”.
Come si propaga il virus e quali accorgimenti usare per limitarne la propagazione per esempio agli occhi?
“Il virus è liberato dalle goccioline di liquido contenuto nelle vescicole ed il contatto diretto o indiretto con esse è la causa del contagio. La sede dell’inoculo caratterizza la manifestazione primaria: ad esempio negli operatori sanitari le dita delle mani possono essere la sede dell’infezione primaria. In alcuni sport dove il contatto fisico è predominante può esserci possibilità di contagio da un atleta infetto (cosiddetto Herpes gladiatorum). In genere le manifestazioni ricorrenti avvengono in soggetti che presentano una risposta immunitaria al virus e quindi una loro propagazione in altre sedi anatomiche è difficile. In ogni caso è possibile provocare un autoinoculo tramite traumi che facilitano la penetrazione del virus (ad esempio succhiare un dito). Così com’è possibile l’inoculo del virus sul capezzolo della mamma da parte del lattante con manifestazioni labiali”.
Cosa scatena un’eruzione di herpes?
“Possono essere fattori scatenanti i traumi, anche chirurgici (a rischio anche i trattamenti di chirurgia e medicina estetica come laser, dermoabrasione, peeling), lo stress, le malattie debilitanti e quelle infettive, le terapie immunosoppressive, l’esposizione eccessiva al sole”.
Come si cura e quali sono le misure preventive per le ricadute?
“Nella maggioranza dei casi non è necessario alcun trattamento: le creme con l’aciclovir e le medicazioni idrocolloidi da applicare sopra le lesioni riducono il disagio ma solitamente non la durata dell’episodio. L’aciclovir per via orale riduce la durata delle manifestazioni ricorrenti ed in caso di episodi recidivanti ad alta frequenza è utile per la profilassi. È opportuna un’adeguata protezione solare del volto e delle labbra e moderare l’esposizione al sole. Esiste un vaccino ma la sua efficacia è molto variabile”.
Quella labiale non è però l’unica variante dell’herpes. Come si manifesta l’herpes genitale e qual è la causa?
“Le manifestazioni dell’herpes genitale sono simili a quelle dell’herpes labiale: è causato dall’HSV2, ma sono possibili casi in cui l’agente infettivo in causa è l’HSV1. La trasmissione avviene per contatto sessuale, le lesioni possono essere molto dolorose e la sede dell’infezione primaria nel sesso femminile può essere a livello del fondo vaginale o sulla portio, e quindi non essere visibile. In questo caso la riattivazione del virus latente può produrre manifestazioni cliniche sul gluteo. La cura è la stessa della variante labiale. Per limitarne la propagazione, possono valere i consigli dati per le altre malattie a trasmissione sessuale”.
Quali sono i rischi in gravidanza?
“L’infezione primaria acquisita nell’imminenza del parto, prima che si sia sviluppata una risposta immunitaria nella mamma, è trasmessa al feto in circa il 50% dei casi e l’infezione neonatale può essere molto severa. Devono essere presi in considerazione la terapia antivirale ed il parto cesareo. L’infezione primaria in un periodo precoce della gravidanza (primo trimestre) può causare ritardo della crescita fetale e parto prematuro. La riattivazione dell’infezione latente durante la gravidanza e nell’imminenza del parto causa meno problemi, poiché il feto è protetto dagli anticorpi materni. In ogni caso sono presenti lesioni in fase attiva non primarie: il parto vaginale può essere causa di herpes neonatale e va valutata l’opportunità di un parto cesareo”.
Come si possono eliminare i virus erpetici?
“Il virus erpetico rimane sempre latente nel portatore e durante il periodo di latenza il virus non è rilevabile dal sistema immunitario in quanto non produce proteine virali. Può essere trasmesso con la saliva e le secrezioni genitali anche in individui asintomatici, specialmente nel mese successivo ad un’infezione primaria”.
Ignazia Zanzi

BOX: l’herpes oculare

Nei Paesi industrializzati è la prima causa di cecità di natura infettiva. Tuttavia i trattamenti antivirali consentono di curare bene l’herpes oculare se viene diagnosticato e trattato precocemente. In genere tutto inizia a partire da una “febbre” sulle labbra e il contagio avviene attraverso le dita che, dopo essere entrate in contatto con la “febbre” labiale, toccano gli occhi. Perciò è indispensabile evitare di toccare o grattare le “febbri”, lavarsi con grande cura le mani se il contatto è avvenuto.
All’inizio della malattia i sintomi possono essere molto simili a quelli di una congiuntivite acuta: l’occhio si arrossa e lacrima, la palpebra tende a gonfiarsi e si ha la sensazione fastidiosa di avere un corpo estraneo nell’occhio. La diagnosi è facilitata dalla comparsa delle caratteristiche vescicole intorno agli occhi, dalla presenza recente di una “febbre” sul labbro o dal fatto che viene colpito un solo occhio. L’indicazione valida è di consultare immediatamente il medico; l’automedicazione è insufficiente e inoltre i colliri a base di cortisone possono scatenare l’infezione e peggiorare l’estensione dell’ulcerazione.

BOX: Rapporti a rischio: non solo contraccezione

C’è un altro rischio, subdolo e misconosciuto: quello di contrarre una malattia a trasmissione sessuale. Qualsiasi tipo di rapporto sessuale non protetto, con partner occasionali o anche con un partner stabile che abbia avuto, a sua volta, rapporti a rischio, rende possibile contrarre una malattia a trasmissione sessuale (MST). È possibile quindi che una persona infetta contagi il partner senza neanche saperlo.
Negli ultimi anni l’incidenza delle MST è cresciuta drammaticamente, portando gli esperti a parlare di “epidemia”, di killer silenziosi perché spesso non provocano sintomi, o, se li causano, possono facilmente essere confusi con quelli di altre malattie non a trasmissione sessuale. Se riconosciute e trattate tempestivamente, la maggior parte delle MST è curabile, ma se trascurate, possono causare gravi conseguenze, fra cui anche la sterilità.
Le principali malattie, o agenti responsabili, a trasmissione sessuale sono: l’Aids, la clamidia, i condilomi (causati dal virus del Papilloma umano), l’herpes genitale (causato dal virus Herpes simplex), la sifilide (una malattia oggi fortunatamente rara, ma ancora presente), la gonorrea causata dal gonococco. L’arma più efficace di tutte contro le malattie a trasmissione sessuale è ovviamente la prevenzione, vale a dire un uso corretto del profilattico.
Se si teme di avere avuto un rapporto a rischio è bene evitare di effettuare lavande vaginali interne dopo il rapporto, sia perché faciliterebbero la risalita di eventuali germi nell’utero, aumentando quindi il rischio di PID (Pelvic Inflammatory Disease, con la quale s’intende un ampio spettro di patologie infiammatorie delle alte vie genitali femminili), sia perché, rimuovendo la normale flora batterica della vagina, che esercita un effetto protettivo, la rendono più suscettibile all’attacco dei germi patogeni. È inutile inoltre ricorrere empiricamente ad una terapia antibiotica, che potrebbe essere inefficace contro l’agente patogeno in questione (soprattutto se di origine virale). Rivolgersi al proprio ginecologo, anche in assenza di sintomi, per poter concordare la strategia migliore da seguire.
Per le donne sessualmente attive, è utile anche effettuare check-up periodici per le MST soprattutto quando si cambia partner. Quasi tutti i Paesi europei hanno un sistema di sorveglianza sulle MST, più del 90% ha cliniche specializzate ma solo il 60% ha linee guida per la gestione e il trattamento. Nel 56% dei Paesi, i servizi relativi alle MST fanno parte delle cure primarie e solo il 30% dei Paesi ha un programma nazionale strutturato di controllo e trattamento.